Avevamo conosciuto la censura preventiva, la guerra preventiva, i sequestri preventivi, i trattamenti preventivi, il concordato preventivo ma ancora ci mancava il premier preventivo. E’ l’ultima novità in campo politico e ad impersonarlo è il nientalista del momento: Matteo Renzi.
Nonostante non sia stato eletto da nessuno, se non da una sparuta maggioranza di iscritti al suo partito (appena 1.638.934 di voti su una popolazione di 46 milioni di aventi diritto), si muove come se fosse già premier. Rilascia dichiarazioni destabilizzanti, redige proposte di legge, incontra Premier in carica e Presidente della Repubblica quando lo desidera, detta condizioni, lancia ultimatum, gli è sufficiente fare un battuta per provocare delle dimissioni, una via di mezzo tra Mandrake e Silvan.
Il signor “se io fossi…” sembra essersi trasformato nel signor “fate finta che io sono…” perchè, per il momento, il re Giorgio non intende concedere ai suoi sudditi il diritto di voto. D’altronde dopo aver creduto per venti anni che il principale leader del centro destra fosse il più votato dagli italiani (grazie ad una legge elettorale incostituzionale) ora possiamo anche credere che Renzi sia già premier, cambia poco.
Ma in fin dei conti, a pensarci bene, avere un premier preventivo non è una cosa del tutto negativa, anzi. Ci consente di metterlo alla prova, di osservarlo in azione prima che lo diventi veramente ed evitare che si presenti alle prossime consultazioni elettorali chiedendo che gli venga concesso il beneficio del dubbio.
Per lo meno quando si candiderà non avremo scusanti, non potremo scambiarlo, come è avvenuto per il precedente fenomeno, per il nuovo che avanza e potremo evitare di cascarci un’altra volta.

Massimiliano Capalbo

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1 commento
  1. domenico sorace
    domenico sorace dice:

    Contrariando l’opinione corrente, ritengo che Matteo Renzi soffra di gravi problemi di comunicazione. Eccede nell’esposizione, è verboso, si erge a “peritus peritotum” dell’universo mondo, dà la sensazione di avere (ed essere) la risposta a tutti i mali possibili. Ciò gli aliena fatalmente, oltre i suoi stessi limiti, la credibilità e, cosa peggiore, il livello di attenzione di media ed operatori sulle questioni di merito. Al netto di questo, mi pare che che Matteo Renzi non erri nell’assumere la responsabilità dell’agenda politica del suo partito e, se possibile, dell’intero Paese. Sono almeno due decenni che la nostra sventurata Nazione non conosce leadership attendibili, essendosi al contrario consegnata ad un’èlite di incapaci, arroganti ed in larga misura predoni e ladroni. Non mi stupisce, pertanto, che qualcuno, Renzi nel caso specifico, assuma la responsabilità di provare una diversa direzione e tentare di colmare un vuoto di governo e di indirizzo che ha valicato la soglia del possibile. Non è da escludere che tale modalità procuri l’esondazione di Renzi dai confini che sono suoi propri. Tuttavia, è innegabile che, pur con i limiti che l’attuale quadro politico induce, stia provando a ridare spiccioli di speranza ad un Paese che pare avere smarrito anche quelli.

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