Nella continua corsa alla spasmodica ricerca del benessere (leggasi affrancamento dalla natura) l’essere umano ha sempre cercato di inventare qualcosa che potesse in parte (quella più faticosa) sostituirlo, farne le veci. Sia che si trattasse di macchine che di persone ha sempre ricercato il preposto, qualcuno/qualcosa a cui affidare il compito di semplificargli l’esistenza.
Per fare ciò ha dovuto demandare, delegare, creare delle figure o dei macchinari che potessero sollevarlo dalle incombenze della vita. Dalla rivoluzione industriale in poi tutto ciò si è tradotto in macchinari o tecnologie sempre più sofisticati che potessero ridurne la fatica, in medicine sempre più potenti che potessero ridurne la sofferenza, in funzionari o rappresentanti che potessero ridurne le responsabilità, in assicurazioni e forze dell’ordine che potessero ridurne il rischio, in giornalisti che potessero ridurne l’impegno civile, in operatori ecologici che potessero far sparire dalla sua vista (e solo dalla sua vista) i rifiuti, in sacerdoti che potessero assolvere e così via.
In ogni ambito della vita sociale il preposto ha il compito di vivere e impegnarsi al posto nostro e, quando non lo fa come dovrebbe, deve essere sanzionato. Uno dei più autorevoli preposti della storia, d’altronde, l’abbiamo crocifisso circa 2000 anni fa.
Sul preposto, che ha sempre obblighi, è possibile scaricare qualsiasi responsabilità, lui deve sovrintendere alla nostra esistenza e nel caso di errore pagare per noi, redimerci dalla nostra ignavia che oggi ha strumenti (i like) molto meno impegnativi di un tempo per esprimersi.

Massimiliano Capalbo

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