Mai come quest’anno si registra un così alto interesse nei confronti del Raduno delle Imprese Eretiche, l’attenzione mediatica in particolare è molto alta, segno che qualcosa sta cambiando, che i tempi sono maturi. Questo significa che al raduno parteciperanno eretici e aspiranti tali, pionieri e promesse. Tutti uniti dalla voglia di cambiamento.
Ma il cambiamento, lo ricordo, deve cominciare a partire da noi stessi
e, spesso, il primo passo da compiere è quello di cominciare a cambiare le piccole abitudini quotidiane, ad abbandonare per esempio le comodità.
Gli eretici, infatti, sono quelli votati al sacrificio (dal latino sacrificium, sacer + facere, “rendere sacro”), sanno che tutto ciò per cui vale la pena di lottare e sudare richiede impegno e sacrificio, sofferenza e difficoltà. Si tratta di un prerequisito. I protagonisti del raduno ci dimostreranno e racconteranno che alla base del loro successo c’è tanto sacrificio e tanta sofferenza, attraverso i quali il loro agire è diventato sacro, inviolabile, solido come la roccia. Non hanno preso scorciatoie, hanno seguito la strada maestra, quella più irta di ostacoli e più difficile da percorrere.
Ci riuniremo, non a caso, nel posto più difficile da raggiungere, in quel posto privo di copertura telefonica e di servizi di alcun genere dove ha visto la luce una delle imprese (umana prima che economica) più folli che esistano in Italia: Orme nel Parco. Che ha demolito pregiudizi, scetticismo e paradigmi economici imperanti. Un posto dove farà freddo e forse pioverà (quindi equipaggiatevi adeguatamente), ma questo non ci farà cambiare di una virgola i nostri programmi. Anzi, sono convinto che se tutti soffieremo insieme le nuvole andranno via.
Non è un caso che tutto avvenga qui, perchè le difficoltà servono da setaccio, a separare il grano dal loglio, a racimolare le pagliuzze d’oro che restano nel setaccio dopo ore e ore di duro lavoro, ma anche a forgiare i caratteri e a trasformarci in quell’esercito che servirà per difendere e dare un avvenire alla nostra straordinaria regione. L’impresa che ci attende è ardua e il cammino da compiere è lungo e in salita, occorrono buoni camminatori, forti e resilienti, in grado di affrontare le avversità. Ecco perchè Ereticamente è alla ricerca solo dei duri e puri, di quelli che hanno compreso senso e significato, di quelli che non demordono, che non sono disposti a scendere a compromessi.
Ecco perchè non ci saranno scuse per nessuno, come scrissi un anno fa, all’indomani del III° Raduno delle Imprese Eretiche. Dobbiamo diventare adulti. Per cambiare occorre ripartire da noi stessi, ridefinire le nostre abitudini e convinzioni, abbandonare una volta per tutte la nostra mentalità perdente, la nostra pigrizia.E’ l’intera struttura costruita dal pensiero che deve essere totalmente negata perchè il nuovo possa essere – scrive il filosofo indiano Jiddu Krishnamurti – Il nuovo non può quadrare col vecchio ideale. Voi avete paura di negare completamente il vecchio ideale, questa è la realtà… il pensiero vede il pericolo e ne ha paura e vuole essere assicurato che troverà qualcosa da sostituire al vecchio.Al raduno non sostituiremo un vecchio pensiero con uno nuovo, l’eresia non diventerà ortodossia. Non rilasceremo l’attestato.
Scrive Michele Giovagnoli, educatore ambientale: “La parola definisce e crea un vuoto attorno a sé, nel suo fermare la realtà la inaridisce. Il nome è modernità. E il parlare, soprattutto il parlare mentalmente, porta a tradurre tutto ciò che si incontra in parole. E’ un rituale che ha allontanato la necessità dell’ascolto. Di conseguenza esiste solo ciò a cui è stato dato un nome ed ai nomi ci si aggrappa nei movimenti come unici punti fermi ed esistenti. Un’interazione svincolata dalla parola permette un ascolto più profondo della realtà sia interiore, che esteriore. Si coglie con più facilità una verità nascosta, si indeboliscono maschere e strategie mimetiche del mondo sociale. Congedando il nome entrano in gioco infinite connessioni che collegano l’individuo all’universo e viceversa.Non a caso ci incontreremo in un bosco, nel luogo per antonomasia dove nessuno esprime giudizi. Ascolteremo e rifletteremo insieme e poi torneremo a casa cambiati, senza saperlo. “Voi non potete apprendere senza fare; non potete apprendere di voi se non nell’azione …perchè apprendere è osservare, vedere… e la vita è un movimento nel rapporto.” Ma, soprattutto, è adesso.

Massimiliano Capalbo

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