Ogni qual volta succede uno scandalo o emergono degenerazioni o malfunzionamenti di qualsiasi genere nel sistema politico e sociale del nostro Paese, la soluzione che viene avanzata è sempre la stessa: bisogna fare una legge. E’ così che l’Italia è diventato il Paese con il più alto numero di leggi inutili e inefficaci.
Al minimo sentore, al  minimo segnale, alla minima variazione della “normalità” bisogna intervenire, ancora più velocemente se il fatto, amplificato dai media, ha di conseguenza suscitato preoccupazione e allarme nella popolazione: dagli incidenti stradali a quelli negli stadi, dall’emergenza rifiuti alle morti in ospedale.
L’ultima ipocrisia è la proposta di legge per “regolamentare” il finanziamento pubblico ai partiti, invocata dalla politica nel suo complesso, e appoggiata dai media, per recuperare in zona Cesarini una credibilità ormai persa, in seguito all’ennesimo scandalo che ha travolto finanche quelli che si auto-definivano i paladini dell’onestà: i leghisti.
I cittadini avevano già abolito con un referendum, memori di Tangentopoli, il finanziamento pubblico ai partiti e questi ultimi, con una mossa degna di Arsenio Lupen, l’avevano reintrodotta sotto forma di finanziamento elettorale. Ogni euro di spesa elettorale corrisponde a 4 euro di rimborso. Un ottimo affare per i vari “cerchi magici” che circondano le segreterie.
Adesso vorrebbero farci credere che con una legge il malcostume atavico di questo Paese, quello di derubare il prossimo appena se ne presenti l’occasione, si possa smantellare. Ah ah ah che ridere…
La soluzione è sempre quella più sbrigativa ma anche la più ipocrita perchè, così facendo, non solo non si risolvono i problemi ma si rimandano e spesso si ingigantiscono. Da Tangentopoli a Legopoli, infatti, la situazione sembra essere peggiorata notevolmente; se prima si chiedeva la tangente all’imprenditore per finanziare il proprio partito adesso sembrerebbe che il finanziamento del partito lo si utilizzi per soddisfare ambizioni personali (dall’auto di grossa cilindrata alla casa privata), il demone del consumismo ha colpito ancora.
Trovare soluzioni ai problemi significa comprenderne le cause più profonde, andare alla radice delle cose per impedire che si riformino e per farlo bisogna agire in buona fede. E’ una questione di persone non di leggi.
I cambiamenti culturali non avvengono per legge. Semmai, al contrario, sono essi stessi una volta assimilati dalla società, attraverso l’esempio, a trasformarsi in legge. La verità è che mancano i buoni esempi, non perchè non ci siano ma perchè non riescono ad assurgere agli onori della cronaca, perchè la commistione media-politica in Italia è all’origine di tutti i nostri problemi. E’ questo il vero cerchio magico che ci impedisce di rompere il brutto incantesimo.

Massimiliano Capalbo

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1 commento
  1. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    Che i leghisti non fossero mai stati i paladini dell'onestà è sempre stato chiaro, la prova la si poteva avere nel fatto che delle persone totalmente incapaci di concepire idee degne di questo nome ne erano ai vertici. La lega nord è stato il simbolo del rapporto che tutti gli italiani, non solo al nord, hanno avuto con la politica in questi ultimi decenni: Il popolo si è divertito a scegliere i loro leaders mediatici, i quali, a loro volta, si sono divertiti ale spalle del "popolo bue". Ciò è stato possibile a causa dell'addormentamento generale nel quale l'intera nazione è tuttora immersa. Come sostiene giustamente Massimiliano, qualsiasi "regolamentazione" venga posta in essere attualmente, non può che essere concepita nell'ottica del mantenimento di tale addormentamento, grazie al quale le cose resterebbero praticamente immutate. Dobbiamo essere noi italiani, da nord a sud, a svegliarci, dobbiamo smettere di credere a tutto quello che ci dicono i politici ed i loro maggiordomi mediatici, dobbiamo perfino smettere di credere a quello che vediamo, perchè, come fosse un film, ce lo stanno proiettando loro davanti ai nostri occhi. Ci stanno ipnotizzando da decenni e continueranno a farlo, se gliene diamo ancora l'opportunità.

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