Quando, nel 2006, pubblicai per la prima volta su una mailing list di addetti ai lavori un post dal titolo: “Perchè Berlusconi non è un grande comunicatore”, non avevo gli elementi di cui sono in possesso oggi per affermarlo. Mi basavo semplicemente sugli studi appena compiuti e sulla poca esperienza che avevo in materia di marketing e comunicazione.
Ebbi difficoltà in quell’occasione a spiegarlo a chi, per mestiere, si occupava di questo, vi lascio immaginare cosa succedeva quando ne parlavo ai non addetti. Ci sono delle fasi storiche, scrivevo allora, in cui quando il coro canta un unico ritornello i solisti finiscono inevitabilmente per essere sovrastati. Quando poi si arriva alla fine di un ciclo, come sta avvenendo oggi, e si guarda indietro ci si rende conto meglio di cosa è avvenuto realmente.
Se ripercorro questo ventennio “berlusconiano” mi accorgo che si sono aggiunti molti altri elementi a conferma di quanto affermavo. Tre, sicuramente strategici.
1) Silvio Berlusconi è stata la persona più ricca mai andata al potere in Italia; 2) ha potuto disporre del più ampio e solido consenso parlamentare mai ottenuto da un partito politico nella storia della Repubblica; 3) ha potuto disporre del più ampio ventaglio di mezzi di comunicazione di massa di cui nessun politico, nella storia della Repubblica, ha potuto disporre prima e, nonostante ciò, non è riuscito a combinare nulla.
Con una tale concentrazione di mezzi e di potere avrebbe potuto veramente rinnovare e rilanciare questo Paese e invece lo ha portato miseramente alle soglie del default. E’ questo il vero miracolo italiano compiuto in questi venti anni. Non essere riuscito a cavare un ragno dal buco. Un’operazione impossibile, con queste premesse, ma perfettamente riuscita.
Silvio Berlusconi è una case history certamente per i corsi di laurea in Scienze della Comunicazione (poi anche per quelli di Scienze della Politica, di Psicologia e di Sociologia) è l’esempio per eccellenza per far comprendere, una buona volta, che se manca l’arrosto il fumo può funzionare giusto il tempo di dissolversi. Che il contenuto è più forte del contenitore, che i processi circolari vincono su quelli lineari, che “la capacità di convincere dipende dalla credibilità di cui si gode che, a sua volta, è figlia della sincerità”, come scriveva il grande Maxwell Sackheim.

Massimiliano Capalbo

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1 commento
  1. umberto santucci
    umberto santucci dice:

    Anch'io ho sempre sostenuto che B. è un imbonitore, non un comunicatore, per queste ragioni:
    – la comunicazione comincia e continua con l'ascolto (il processo circolare)
    – il messaggio deve essere coerente col comportamento
    – gli stakeholder vanno presi in considerazione per i loro interessi, non piegati al proprio interesse
    – l'advertising si fa con i soldi, la comunicazione con la reputazione.

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