Oggi dovremmo poter stare qui, in questa via nel nulla. La questione dell’aria aperta non è un vezzo da camminatori incalliti. Non ha a che fare solo con la salute e il benessere. Non c’entra con le gite fuori porta. Una vita condotta all’aria aperta è pericolosissima agli occhi di chi deve mantenere il controllo, deve fare sì che il sistema socio-economico perduri, e che perduri con le sue diseguaglianze.
La creatura dell’aria aperta, cioè il viandante, è inafferrabile. Si sposta mossa dal desiderio di esplorare e conoscere, non di consumare. Non può credere alle frontiere, giacché con uno sguardo fugace e facendo un passo ne comprende l’assurdità. Non è pacifista per scelta, perché non sceglie tra guerra e pace: non dovendo appropriarsi di terra per costruire la propria casa, né dovendo accumulare beni materiali o sottomettere altri esseri umani o animali che lavorino al suo posto, non comprende il senso di muovere guerra a qualcuno. Non è ricattabile perché non può essere sedotta da alcun potere: cosa se ne farebbe di un incarico, di un bonus, di una medaglia, di una stelletta, su una via nel nulla come quella che luccica in questa foto? Nemmeno ricevere in dono la via sarebbe un’offerta generosa. La via non sta in uno zaino. Una via ha senso soltanto se può essere percorsa, con i piedi o nei sogni.
Nella creatura dell’aria aperta perdura l’antica parte nomade. Almeno un frammento. Ed è esattamente il nomade che va soffocato con regole e regolamenti. Se prima della pandemia non poteva accamparsi dove voleva con la sua tenda, oggi non può nemmeno più uscire. La creatura nomade è il nemico. Perché è sfuggente, non disposta a conformarsi, non allettata dal potere e dal denaro, non manipolabile.
Allo stesso tempo, canonizzare o incasellare in un identikit la creatura nomade, è impossibile. Nemmeno Bruce Chatwin vi riuscì. Non portò mai a compimento il suo libro sul nomadismo. Solo appunti, note, riflessioni brillanti ma estemporanee – non riuscì mai a elaborare un’opera organica.
La creatura dell’aria aperta, cioè il viandante, ciò che resta del nomade, è in questo momento il principale avversario dello stato di cose in cui viviamo. È un paradosso ambulante, un punto di domanda che attraversa il mondo con la potenza della sua fragilità.

Luigi Nacci

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