Non è vero che i politici sono tutti uguali, c’è un 5-8% che si salva. Non ridete, non è una battuta, è proprio così. Non sono neanche pochi, sono tantissimi, potrebbero fare la rivoluzione. Potrebbero, ma non ne sono capaci.
La storia ci dimostra che sono sempre state le minoranze a governare, a incidere sulle scelte della maggioranza, nel bene e nel male. Non è dunque un problema di quantità ma di qualità. E la qualità negli ultimi tempi in politica scarseggia, nonostante il disperato tentativo dei partiti di saccheggiare la cosiddetta società civile, per appropriarsi delle competenze e della passione che non possiedono al loro interno. Questa percentuale, purtroppo, è tanto piccola quanto incapace. Se avesse il carisma, le idee e la capacità di incidere lo farebbe e invece nulla, spesso si accoda, al massimo protesta. E’ una minoranza trasversale, frammentata, presente in ogni partito e schieramento, che magari si limita a cambiare casacca quando proprio non ce la fa più a sopportare quello che fa e decide il partito, ma nulla di più.
Il panorama politico attuale ci induce a pensare che dalle prossime elezioni non uscirà una forte maggioranza ma, al contrario, un parlamento frammentato e molto litigioso formato da schieramenti scesi o saliti in campo non “per” costruire qualcosa ma “contro” qualcun altro o qualcos’altro. Chi contro il berlusconismo, chi contro il giustizialismo, chi contro il clericalismo, chi contro il qualunquismo, chi contro il partitismo e via proseguendo con gli ismi.
Da questo parlamento non potrà uscire nulla di buono. Chi otterrà (se la otterrà) la maggioranza risicata cercherà di dimostrare di essere meno peggio di chi l’ha preceduto. Farà qualche riformina per dare una parvenza di cambiamento ma nulla di più. Non si tratta di essere pessimisti ma realisti. D’altronde anche il governo armato delle migliori intenzioni e della più schiacciante maggioranza non potrebbe risolvere problemi incancrenitisi e aggravatisi, dopo cinquant’anni di disinteresse e contrapposizioni, in soli cinque anni. Non ce la farebbe neanche se ne avesse a disposizione dieci.
Vorrei dare un suggerimento pragmatico (e forse positivamente egoistico) a tutti quelli che si lasciano coinvolgere e illudere dalle campagne elettorali, pensando che la vittoria di qualcuno dei contendenti possa rappresentare una svolta per la propria esistenza.
Riporre fiducia nella politica è come riporla nel gratta e vinci. C’è chi pensa che per risolvere i problemi della propria vita sia sufficiente tentare la fortuna e spreca il tempo, e i pochi soldi che possiede, nelle ricevitorie, e c’è chi, invece, mette da parte quegli stessi soldi per realizzare un progetto. Ecco, se cominciassimo tutti a pensare a come incanalare la nostra personale storia professionale e sociale in una storia più grande che è quella del quartiere, della città o della regione dove viviamo, magari collaborando con un amico, un vicino, un compagno, di cui abbiamo stima e fiducia scopriremmo, come è capitato a me, che nonostante le difficoltà in cui ci si imbatte quotidianamente, in cinque anni si può rivoluzionare un territorio senza bisogno di sperare nella botta o nella vittoria di… Ci renderemmo conto, in definitiva, che siamo noi i veri politici e che l’unico voto utile è quello che abbiamo deciso di dare a noi stessi.

Massimiliano Capalbo

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