Un tempo, quando gli esseri erano ancora umani e associati alla realtà, se si moriva per cause non naturali (per l’inquinamento ad esempio) si cercava di capirne le ragioni e si approntavano dei rimedi (se possibile) e tra questi c’era la possibilità di scrivere una legge per impedire che potesse nuovamente accadere.
Tutto questo avveniva perchè non eravamo, come oggi invece, affetti dal meccanismo di difesa che in psichiatria prende il nome di dissociazione. Un meccanismo “con cui – si legge su Wikipedia – alcuni elementi dei processi psichici rimangono “disconnessi” o separati dal restante sistema psicologico dell’individuo.”
La dissociazione a cui voglio far riferimento riguarda il rapporto tra l’uomo post-moderno e la realtà che lo circonda e non si discosta molto dalla patologia appena descritta.
Nell’era post-moderna, dunque, siamo diventati di gran lunga più efficienti perchè la legge esiste già prima che il danno venga rilevato ed è scritta, confezionata su misura dalle lobby economiche e industriali e ratificata da una politica corrotta e servile, per continuare ad inquinare indisturbati.
E allora, quando in un territorio viene rilevato un aumento dei casi di tumore o qualcuno denuncia un grave inquinamento ambientale, sollevando il tappeto sotto il quale per anni sono state nascoste la polveri sottili, la politica interviene non per annullare il pericolo e ristabilire la salubrità dell’ambiente ma per verificare se l’inquinamento, che è rilevato e certificato, rientra nei parametri di legge e se i suoi sponsor possono continuare ad inquinare e ad uccidere a norma di legge, evocando (come se non bastasse) il miracolo di riuscire a salvare capre e cavoli, lavoro e salute. Una dissociazione totale dalla realtà, molto pericolosa, che sposta sempre un pò più in là ogni volta il confine che separa la saggezza dalla follia.
Questo straniamento, questa perdita di contatto con la realtà, genera di conseguenza affermazioni allucinanti del tipo: “stanzieremo dei soldi per la bonifica ambientale“; “dobbiamo evitare il disastro“; “dobbiamo consentire ai lavoratori di lavorare rispettando l’ambiente” espresse: 1) nel momento in cui il danno è già stato fatto (e quasi sempre purtroppo in maniera irreparabile) e 2) a proposito di aziende che basano la proprie attività sull’inquinamento e che l’unico modo che avrebbero per non inquinare sarebbe non operare (poichè non esistono tecnologie che consentono di far funzionare determinati impianti senza inquinare).
Insomma l’inquinamento pare proprio aver raggiunto livelli prima d’ora impensabili, tali da aver cominciato ad intaccare anche il nostro modo di ragionare.

Massimiliano Capalbo

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