Qui nessuno ha la bacchetta magica!” E’ l’affermazione che, con sempre più frequenza, esce dalla bocca dei partitici quando si trovano a dover mettere le mani nel ginepraio che, chi li ha preceduti, ha lasciato in eredità. Ed è quella che mi fa girare le balle più di ogni altra perchè in campagna elettorale, quando devono raccogliere consensi, si raccontano e si propongono come se fossero dei supereroi, salvo poi ridimensionarsi subito dopo, quando arriva il momento di passare dalle chiacchiere ai fatti.
Che si tratti di un plurilaureato o di un ignorante patentato il candidato, in campagna elettorale, ha sempre la soluzione in tasca per qualsiasi problema, l’unico ostacolo al raggiungimento del risultato (e anche l’unico momento in cui chiede la nostra “collaborazione”) sono le elezioni. E siccome gli elettori, dopo decenni di prese in giro, lo hanno capito o utilizzano l’occasione elettorale per strappare qualche piccolo/grande favore (una tantum ad elezione), che però poi si ritorce contro in termini di peggioramento della qualità della vita, oppure non si lasciano abbindolare ed evitano accuratamente le urne (una percentuale che fortunatamente cresce sempre di più).
In realtà non ci sarebbe bisogno di alcuna bacchetta magica se, chi si candida, avesse una vaga idea di ciò che sta andando a fare, oltre ad una certa dose di buon senso e buona fede. Le probabilità di ricorrere alla bacchetta magica, invece, crescono al crescere dell’approssimazione e dell’incapacità di creare connessioni tra gli attori presenti sul territorio. Anzi, quasi sempre, sono proprio i partitici e le organizzazioni di cui fanno parte la causa e l’origine delle contrapposizioni sterili e improduttive che costringono il territorio a restare nel sottosviluppo (mentale prima che materiale). I partiti nascono per dividere, non per unire, e per mentire spudoratamente pur di fare i propri interessi.
I partitici non hanno bisogno di programmi e neanche di scuole (mi fanno ridere le scuole di politica dove l’unica cosa che servirebbe a un politico non può essere insegnata), avrebbero bisogno innanzitutto di una visione e di buon senso, attraverso i quali coordinare, semplicemente coordinare, le iniziative territoriali che già esistono per farle progredire. Se le avessero, avrebbero già dato una svolta alla propria esistenza senza bisogno, dunque, di candidarsi. Visione e buon senso non si insegnano, sono di serie, non optional da aggiungere su richiesta. Dovrebbero conoscere il territorio, i suoi punti di forza e di debolezza e agire cercando di puntare sui primi riducendo i secondi. Ma, soprattutto, dovrebbero avere una grande capacità di comunicare, che significa entrare in relazione con i cittadini, non attraverso i media ma direttamente, cercando di mediare tra i vari interessi, privilegiando quello collettivo. Dovrebbero, in definitiva, essere dei politici.
La realtà ci dimostra, quotidianamente, che gli unici veri politici in circolazione oggi sono quelli non eletti da nessuno, che non costano nulla alla collettività ma che invece le restituiscono valore generandolo con il proprio agire, che mantengono le promesse e raggiungono risultati concreti a prescindere, che costruiscono la propria reputazione sul campo ogni giorno. Non possiedono bacchette magiche ma tutto quello che toccano si trasforma in valore, come per magia.

Massimiliano Capalbo

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