Era da un pò di tempo che non sentivamo parlare di Napoli. Qualche giorno fa una sparatoria nella zona della Duchessa, in cui è stata ferita una bambina, l’ha riportata alla ribalta della cronaca. Di Napoli non si sentiva parlare da un pò, era sparita dall’agenda setting della tv, per un semplice motivo: non è governata da nessuno dei partiti che in questa fase politica ambiscono a conquistare il governo del Paese e, soprattutto, perchè le brutte notizie provenienti da li sono diminuite.
Il fatto che il sindaco De Magistris non sia riconducibile a nessuno dei partiti in lotta in questo momento per il potere, ha consentito a Napoli di restare fuori dal gioco al massacro che invece sta interessando Roma o altre città sacrificate sull’altare della partitica. Non sappiamo come stia governando la città ma, dalle poche notizie che trapelano, sembra che stia lentamente rinascendo, forse aiutata più dal silenzio mediatico che la circonda che da specifici provvedimenti. Anche perchè le città risorgono in primis non per merito dei sindaci ma per iniziativa e volontà dei cittadini. Forse i napoletani hanno capito prima degli altri che fare a meno della partitica può rappresentare un antidoto contro la corruzione e il malaffare. D’altronde nei napoletani è sempre vivo quell’anelito di libertà riconducibile all’epoca della Repubblica Napoletana, quando sull’onda della Rivoluzione Francese riuscirono a scacciare il Re e a instaurare una breve esperienza repubblicana.
La notizia di cronaca di qualche giorno fa ha riacceso i riflettori dei media su Napoli e consentito di riproporre il vecchio clichè, quello che la vorrebbe sempre uguale a se stessa. Ma siamo sicuri che sia proprio così?
Che qualcosa stia cambiando ce l’ha raccontato, qualche settimana fa, una voce autorevole e fuori dalla mischia, quella di Alberto Angela, che ha dedicato una bella puntata di Ulisse alla citta partenopea, andando a ricercare e a scoprire le sue bellezze nascoste. Io non conosco Napoli, ci sono stato poche volte e non posso dire di conoscerla, quelle poche volte che ci sono stato questa bellezza l’ho dovuta cercare. Napoli, oggi, a prima vista non è, esteticamente, una città bella perchè il brutto, nel tempo, si è impossessato in vari modi della città. Per vedere il bello occorre fare come Alberto Angela: scavare, ricercarlo e tirarlo fuori dall’oblio. Grazie a questa ricerca la trasmissione ci ha restituito l’immagine di un’altra Napoli, la bella Napoli, quella che vorremmo sempre avere sotto gli occhi, rispetto a quella che il nostro immaginario, alimentato nel tempo dai media, solitamente ci riporta alla mente. Una città ricca di storia, di arte e di cultura come poche altre nel mondo.
Perché allora conserviamo un’idea così negativa di questa città? Per un motivo molto semplice, perché l’immagine che le città hanno deriva dalla facilità con cui si può accedere al bello o al brutto. Quindi per cambiare l’immagine di una città probabilmente occorre semplificare, rendere più facile la scoperta del bello e complicare quella del brutto e questo dipende principalmente dai cittadini, non dal sindaco. Dei buoni cittadini possono cambiare una cattiva amministrazione, una buona amministrazione non può cambiare dei cattivi cittadini. La polemica tra De Magistris e Saviano non mi appassiona. Mi appassiona di più sapere cos’è Napoli oggi da chi la conosce veramente e non da chi ha bisogno di strumentalizzarla per edulcorarne in positivo o in negativo l’immagine. Non si capisce perchè la voce di una città debba necessariamente passare dalle autorità (amministrative, culturali o di altro genere che siano) e tutto debba finire nel tritacarne della lotta partitica.
E’ notizia di ieri che il New York Times ha inserito la Calabria come unica meta italiana imperdibile del 2017. Questo risultato non è stato opera della partitica ma di singoli cittadini, professionisti, chef calabresi che da anni lavorano con professionalità e in silenzio per mettere a frutto i propri talenti e valorizzare il proprio territorio. E’ l’ennesima dimostrazione del fatto che il potere di cambiare è dentro ciascuno di noi e che stare lontano dalla partitica è ormai diventata una condizione sine qua non per crescere, evolvere e prosperare.

Massimiliano Capalbo

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