TGR Calabria, edizione delle 14.00 di domenica 22 aprile. L’ultima notizia del sommario mi colpisce come se avessi sentito una bestemmia e aspetto il servizio nella speranza di aver capito male: “gimcana tra le vigne – annuncia la giornalista – 14 campioni di enduro nel cirotano per promuovere il territorio all’insegna di sport, natura ed enogastronomia“.
E invece no, è tutto vero. Si è trattato, stando alla cronaca del TG, di una due giorni voluta dall’imprenditore Nicodemo Librandi per promuovere il territorio all’insegna di sport, natura ed enogastronomia. Il servizio parte con un’immagine che mostra delle moto enduro, avvolte nella polvere e nello smog che sollevano al loro passaggio, che sfrecciano tra le vigne del noto imprenditore del vino calabrese e scalano alcune colline coltivate a ulivi. Il giornalista lo definisce: “un viaggio sui sentieri della transumanza che ha visto i piloti tra le colline di Cirò, Casabona e Carfizzi attraversare un paesaggio ricco e variegato dove si è consolidato il sigillo tra sport e natura“.
Io ho un grande rispetto per l’imprenditore Librandi, lo considero tra le risorse di questo territorio, in altre circostanze ha organizzato eventi e iniziative che hanno dato lustro alla Calabria, ma credo che con questa abbia commesso un grosso autogol. Non so se l’idea sia venuta a lui o se sia stata suggerita dall’enologo-scienziato Donato Lanati che ha guidato il gruppo unendo, come ci ricorda il giornalista, “la sua passione per il vino con l’amore di sempre: l’enduro” ma penso che nessun suo collega toscano o veneto si sarebbe mai sognato di associare l’immagine del vino a quello delle moto enduro, in un’epoca storica in cui la purezza e la salubrità dell’ambiente stanno diventando parole chiave in grado di dare un vantaggio competitivo a chi sa tutelarli ma, soprattutto, comunicarli. Certamente le moto avranno attraversato le vigne per pochi minuti, per consentire alla troupe televisiva di fare le riprese (sono una persona di mondo, conosco come funzionano questi teatrini promozionali) ma l’immagine che viene restituita non è certamente delle più invitanti.
Secondo l’enologo-scienziato Lanati “girare in moto tra i vigneti è un modo per scoprire la natura ma anche per trasmetterla“. Io ormai non mi stupisco più di nulla perché ho smesso di sforzarmi di comprendere l’uomo post-moderno che va avanti percorrendo ad alta velocità la sua strada verso l’estinzione. Le parole hanno perso senso e significato, tutto vuole dire il contrario di tutto, la babele è a portata di mano. Turismo sostenibile, ambiente, natura, cultura, biologico. Quando sento pronunciare parole come queste mi preoccupo e cerco sempre la conferma del loro significato perché non è più univoco. E quando i significati non sono condivisi si rischia di perdere per strada il senso del proprio agire.
Un altro servizio del TGR Calabria (che sembra si stia specializzando in notizie imperdibili) nell’edizione odierna, invece, ci mostra degli studenti in visita al viadotto Italia costruito dall’ANAS nei comuni di Laino Borgo e Laino Castello. Non al fiume Lao, scrigno di tesori e opere d’arte naturalistici, ma ad un viadotto in acciaio e cemento armato per comunicare ai più giovani, ancora una volta, l’antropocentrismo, l’illusione di un’ennesima sottomissione della natura alla volontà dell’uomo.
In questa due giorni di breve esposizione mediatica l’unica iniziativa intelligente sembra arrivare da Napoli e si chiama “Accogliere Ad Arte”, definito un progetto di formazione dell’anima ideato dalla storica dell’arte, nonché orgogliosamente docente di una delle scuole medie del centro storico di Napoli, Francesca Amirante. Un vero e proprio corso professionale rivolto a tassiti, vigili urbani e personale di accoglienza dei musei (e a breve a ristoratori, autisti di autobus e dipendenti del porto) che ogni giorno hanno a che fare con i turisti, volto alla valorizzazione della grande bellezza del territorio napoletano e del patrimonio artistico che caratterizza la città perché, come scrivevo sei anni fa nel mio libro “Non tutte le strade portano turisti”, occorre cominciare a fare marketing interno (rivolto a chi vive e lavora nel territorio) e smetterla di invitare i turisti in luoghi che non sono pronti ad accoglierli o che sono affetti da dissonanza cognitiva. Una bella immagine per Napoli che conferma, ancora una volta semmai ce ne fosse bisogno, che la bellezza non è prerogativa di un territorio ma dell’uomo.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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1 commento
  1. Salvatore
    Salvatore dice:

    Sig Capalbo ha piena ragione,il moto turismo è l’enologia con la promozione dei vini non si fa lasciando nuvole di gas di scarico delle moto,sia nelle colline ché in montagna, questi sono raid ha danno dei NS bei territorio….

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