La teoria della meccanica attualmente più completa, in grado di descrivere il comportamento della materia, come molti di voi sapranno, è la fisica o meccanica quantistica. Le teorie di Einstein diedero il via allo studio del comportamento della luce che a volte si comporta come un’onda (energia) a volte come una particella (materia) a seconda del punto di vista dell’osservatore. La natura è dunque, contemporaneamente, onda e particella e la semplice osservazione di un elettrone fa si che questo si comporti in modo diverso. Gli studiosi hanno scoperto che la persona che osserva le particelle che formano l’atomo ne influenza in qualche modo il comportamento, l’energia e la sostanza. E’ solo quando l’osservatore si concentra sulla posizione di un elettrone che quel dato elettrone appare. La particella non può manifestarsi nella realtà finché non la osserviamo. Alla luce di ciò non possiamo più considerare pensiero e materia come dimensioni separate.
Ho l’impressione che la stessa cosa stia avvenendo con il coronavirus, ha cominciato ad esistere (ad essere considerato un problema) non appena abbiamo cominciato ad osservarlo mediaticamente. Mi spiego meglio.
Oggi ho sentito telefonicamente un amico siciliano che vive in Veneto e mi ha raccontato che, nel luglio scorso, sua madre settantottenne mentre si trovava in vacanza in Sicilia ha avuto una strana febbre e si sono recati in pronto soccorso. Lì le è stata diagnosticata una bronchite e le sono stati prescritti degli antibiotici. Dopo quattro giorni, nonostante gli antibiotici, la febbre è tornata a salire fino a 41. Ricoverata per due settimane in ospedale le hanno diagnosticato una polmonite, curata con antibiotici. La febbre si è abbassata ed è tornata a casa. Terminata la terapia con antibiotici (che ha proseguito anche a casa) la febbre è tornata a salire a 40. Nuovamente ricoverata in ospedale, per altre due settimane, con diagnosi di ricaduta da polmonite. Tutti gli esami che facevano erano negativi, i medici non sono riusciti a capire a quale ceppo il virus che l’aveva colpita appartenesse. Non appena la febbre è scesa ed è stata dimessa hanno pensato di rientrare in Veneto, verso la fine di agosto, ma dopo un paio di settimane la febbre è tornata a salire (nonostante gli antibiotici) e si è reso necessario un altro ricovero in ospedale (dove le hanno diagnosticato nuovamente la polmonite) ed è rimasta altre due settimane ricoverata. Tornata a casa finalmente è guarita.
Pare non si sia trattato dell’unico caso in Sicilia e anche in Veneto. Un amico radiologo in Sicilia gli raccontava che stavano registrando delle situazioni di polmoniti anomale sia per il periodo (estate) che per la frequenza (sempre riguardanti persone anziane). In Veneto, sarà un caso, ma anche la mamma di una sua conoscente è stata ricoverata nello stesso periodo per polmonite.
Che il coronavirus fosse già comparso in Italia a luglio? Non lo sappiamo. Ma qualcuno dovrebbe indagare analizzando il numero di ricoveri per polmonite (ad esempio). Quello che è certo è che abbiamo cominciato ad osservarlo (soprattutto mediaticamente) a metà febbraio, per noi prima non esisteva.
Il pensiero soggettivo produce cambiamenti quantificabili nel mondo fisico e oggettivo. Lo stiamo vedendo, l’Italia è un paese paralizzato. A livello subatomico l’energia risponde alla nostra attenzione consapevole e si trasforma in materia. E’ l’osservatore a determinare il risultato dell’osservazione. Adesso che esiste il virus fa paura.

Massimiliano Capalbo

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