L’era che viviamo è stata definita l’era della comunicazione, in realtà andrebbe ridefinita come l’era dei mezzi di comunicazione, perché l’attenzione, finora, è stata posta più sul contenitore (il mezzo appunto) che sul contenuto. Se questo è vero in generale lo è ancora di più per le aziende, in particolare per quelle che fanno dell’innovazione tecnologica il proprio core business.
Oggi abbiamo a disposizione tecnologie straordinarie, mai prima d’ora utilizzate, che ci consentono di superare gli ostacoli fisici, temporali e culturali che in passato limitavano le nostre possibilità di interazione ma, paradossalmente, i contenuti della nostra comunicazione sono sempre più scadenti. Le incomprensioni si accentuano ovunque, le guerre si continuano a combattere, la comunicazione frequentemente fallisce. Possediamo “gli strumenti per” ma non “la capacità di” comunicare, gli analfabeti della comunicazione sono sempre più in aumento.
La comunicazione, infatti, è un processo circolare che presuppone l’ascolto reciproco e l’interpretazione di ciò che l’altro ha da dire. Perché comunicare significa, innanzitutto, entrare in relazione. Il primo passo nella direzione di una comunicazione efficace consiste nel porsi in ascolto dell’altro, tirando fuori quella capacità empatica che tutti gli esseri umani possiedono ma che in pochi riescono ad esprimere. La capacità di mettersi in ascolto, oggi, sembra essere sempre più rara. I politici non ascoltano i cittadini, gli insegnanti non ascoltano gli studenti, i dirigenti non ascoltano i dipendenti, i medici non ascoltano i pazienti, i genitori non ascoltano i figli, le aziende non ascoltano i clienti, ciascuno recita il proprio monologo in solitudine. La nostra comunicazione è sempre più funzionale e sempre meno affettiva e continuiamo a pensare ed a credere che sia sufficiente affidare il messaggio al mezzo per riuscire nell’intento.
Le compagnie di telefonia mobile o le imprese informatiche, che utilizzano impropriamente la parola “comunicazione” nei propri spot pubblicitari, sono l’esempio paradossale di questa tendenza che è, sempre più, quella di far interagire l’uomo con le macchine, il reale con il virtuale. Di sostituire, cioè, gli operatori in carne ed ossa con delle voci registrate o un indirizzo e-mail o ancora un fax, che hanno l’unico e solo scopo di tenere a bada il cliente, visto come una minaccia e non come un valore (checchè ne dicano gli spot).
E’ paradossale constatare come sia aumentata la quantità delle nostre relazioni ed anche la facilità con cui riusciamo a stabilirle e, per contro, come sia diminuita la qualità di queste relazioni. Sono aumentate le possibilità di contatto tra gli esseri umani ma il livello di soddisfazione che riusciamo a trarre da queste relazioni è sempre più basso.
Ci avevano promesso che le nuove tecnologie della comunicazione, oltre a connettere il mondo intero, avrebbero migliorato la comunicazione tra gli esseri umani. Invece così non è stato, almeno fino ad oggi. Le incomprensioni rimangono, le guerre proseguono, le contrapposizioni sono sempre più accese, i nemici si moltiplicano. La comunicazione sta diventando sempre più patologica ma in pochi se ne sono accorti.
Alle piccole aziende che vogliono diventare grandi (non tanto in termini di dimensioni quanto in capacita competitiva) consiglio di puntate ed investire sulle relazioni vere e reali con i propri clienti e il successo, sono certo, non si farà attendere.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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3 commenti
  1. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    E' emblematico il fatto che in quest'articolo venga rilevata l'incapacità di comunicare tra esseri umani. E' un "segno dei tempi", fa bene Massimiliano a rilevarlo. A mio parere però, la tecnologia (promesse mantenute o meno, è irrilevante) non è colpevole di nulla. Semmai altro non è che lo specchio attraverso il quale l'incapacità di comunicare delle persone si riflette. E' la lente d'ingrandimento attraverso la quale possiamo accorgerci di un problema che abbiamo, e del quale siamo responsabili ognuno in prima persona. Le compagnie telefoniche non usano impropriamente la parola comunicazione, ma ci offrono l'opportunità di vedere in quali condizioni è ridotta la comunicazione interpersonale. Migliorare le qualità comunicative tra persone è compito di tutti noi, facilitarne l'attuazione è compito della tecnologia. La aziende che si occupano di comunicazioni e, perchè no, quelle pubblicitarie, sono fatte di "grandi (non)comunicatori", alla stregua di quelli che mandano farneticanti sms fatti di codici fiscali travestiti da messaggi d'amore tipo "tvtb". I tecnocrati della (non)comunicazione siamo noi.

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  2. Antartica
    Antartica dice:

    Oggi giorno si parla e si scrive in maniera quasi ossessiva ma non si comunica davvero…e la cosa peggiore è che ormai non si comunica più neanche con se stessi.

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