E’ finito il tempo de “le istituzioni preposte” ed è cominciato quello del “farsi istituzione”. Sempre più persone, infatti, si auto-organizzano per rendere i luoghi che vivono e frequentano più vicini alle proprie esigenze e più vivibili. Appaiono, pertanto, sempre più anacronistiche e patetiche le manifestazioni organizzate per sollecitare le “istituzioni preposte” ad agire al posto dei cittadini quando qualcosa non va.
Tra i massimi interpreti di questo nuovo spirito comunitario i ragazzi dell’Associazione Costa Nostra di Curinga che, dal 2011, hanno cominciato a riappropriarsi del territorio attraverso iniziative culturali e sociali che hanno riportato la politica al centro di questo piccolo borgo del catanzarese. L’iniziativa prende il via, come spesso accade nell’era del Web, attraverso un post su Facebook. Se le persone oggi hanno maggior potere e autonomia rispetto al passato, infatti, questo è dovuto proprio alla funzione che i personal media svolgono di megafono e amplificatore delle iniziative individuali ma anche di collettore di interessi e passioni condivise. E l’interesse suscitato dai ragazzi di Costa Nostra, nel 2011, riguardava la richiesta di alcune fotografie risalenti al periodo (i primi anni 2000) in cui sulla spiaggia di Curinga i residenti solevano edificare delle baracche per il soggiorno nel periodo estivo. In estate la comunità, che viveva di agricoltura e allevamento, aveva necessità di spostarsi in marina, a 7 km dal centro abitato, per lavorarle, e vista l’assenza delle automobili si trasferivano, con tutta la famiglia (animali compresi), al mare dove soggiornavano in delle baracche sulla spiaggia. Nel tempo la necessità si trasformò in tradizione. Un luogo, la spiaggia, in cui le classi sociali venivano abolite, tutti erano pari e condividevano gli spazi comuni. Nonostante ciò, molti speculatori provarono a impossessarsi della spiaggia. I curinghesi vennero cacciati dal mare per ben due volte, la prima negli anni 70, poi negli anni 90. Fino ad arrivare al 2000, ultimo anno di baracche. Da allora la comunità aveva completamente abbandonato la marina di Curinga, la plastica regnava sulla spiaggia, coprendo addirittura la macchia mediterranea. Il merito dei ragazzi di Costa Nostra è stato, dunque, quello di riaccendere l’interesse nei confronti di quel luogo.
Per noi era chiara la connessione tra l’abbandono del luogo e l’inquinamento – afferma Giuseppe Iemme referente dell’associazione – allora abbiamo lavorato sul materiale raccolto, realizzato una commedia in vernacolo scritta e recitata da noi, invitato musicisti locali che d’estate si ritrovano a Curinga per le ferie, e buttando il cuore oltre l’ostacolo, ci siamo lanciati in questa missione.
La Festa della Cultura e dell’Ambiente, giunta ormai alla sesta edizione (che si terrà dal 1 al 16 agosto prossimi), nasce per affermare “noi ci siamo”. Da lì una serie di incontri e relazioni intessute nel tempo, azioni compiute nella veste di cittadini attivi, a Curinga e fuori. Poi alcune belle partnership con altre associazioni del territorio con le quali condurre battaglie per la difesa del territorio e delle sue risorse. Fino ad arrivare alla prima inziativa di pulizia della spiaggia, nel 2012, che non registrò grande partecipazione da parte della comunità, ma che diede il via ad un appuntamento fisso, giunto fino ai giorni nostri. Nel 2015 l’aumento delle escursioni alla scoperta dei sapori del territorio e dei beni archeologici locali, e così pure i giorni di permanenza al mare, ben 13, per la gioia dei ragazzi, per giungere infine alla tappa dell’Eretico Tour a maggio di quest’anno a Filadelfia, che ha generato ulteriori nuove connessioni e grande visibilità, e alla V edizione del Raduno delle Imprese Eretiche che li hai visti tra i protagonisti della stagione 2016.
Dopo aver vissuto per 12 anni fuori dalla Calabria – ricorda Giuseppe – sono tornato definitivamente a Curinga nell’autunno 2013 e ho notato come la comunità e le persone si fossero sempre più rinchiuse nelle loro posizioni, le case come alternativa al territorio, le quattro mura che diventano il mondo con la tecnologia a disposizione, e ci bastano, perché l’intrattenimento mediatico, il calcio, i talent show, i reality, le serie tv ci accolgono e ci rassicurano dopo una giornata frustrante davanti ad un pc o al telefono. Tutto questo mi ha spaventato, allora ho capito che Costa Nostra poteva fare molto di più, ma bisognava “aumentare i giri delle azioni”, ricostruire la comunità, trovare quel collante, quel simbolo di tutti, che tutti sentivano proprio. Le baracche erano quel simbolo, individuato già nel 2011, il mare la chiave di volta. Ecco perché siamo tornati al mare, il legame dei curinghesi con la marina è forte e risale a oltre cento anni fa. Un rapporto costruito nel tempo, una particolarità per le comunità dell’entroterra calabrese.
L’esempio di Curinga sta diventando virale. Proprio da qui, infatti, parte un appello rivolto a tutti i calabresi: “abbiamo pensato di proporre una giornata di sensibilizzazione calabrese. Un giorno che chiami a raccolta tutti i calabresi, ognuno nel proprio comune, per ripulirlo, coinvolgendo le comunità e ragionare, dopo l’azione, dello sviluppo di quel territorio. Perché è importantissimo rimettere al centro dello sviluppo del territorio l’uomo e la comunità.” Ereticamente, inutile dirlo, farà la propria parte.

Massimiliano Capalbo

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  1. […] c’è già chi si è messo al lavoro senza attendere che si verificasse il disastro, come i ragazzi di Costa Nostra, per citarne solo alcuni. Da queste esperienze si può e si deve ripartire per attuare e portare […]

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