desertoIl Mezzogiorno rischia la desertificazione industriale!!! Allarme!!! Allarme!!! A lanciarlo il vicepresidente di Confindustria per il Mezzogiorno, Alessandro Laterza, nel corso di un convegno a Roma. Ormai il mondo si è rovesciato, le buone notizie vengono considerate cattive e viceversa. Abbiamo perso la bussola.
Ci sono alcune grida d’allarme in Italia che sono più ascoltate di altre. Quelle delle famiglie sempre più povere, quelle di chi muore avvelenato dall’inquinamento delle industrie, quelle dei giovani che faticano a collocarsi nel mondo del lavoro, non le ascolta nessuno. Ma appena si levano alte quelle degli industriali allora si, qualsiasi cosa dicano, anche la più insensata.
Spesso si tratta semplicemente di grida di paura. Paura che il modello fin qui sostenuto collassi su se stesso. Non appena si avverte un qualche scricchiolio tutti si mobilitano per correre ai ripari invece di sforzarsi di comprendere come si può cambiare rotta. Il motto degli industriali è sempre stato: non siamo noi che dobbiamo adeguarci al mondo che cambia ma è il mondo che cambia che deve adeguarsi a noi, cosa pretende?
L’ultima notizia, in ordine di arrivo, riguarda il Mezzogiorno. L’aspetto che maggiormente li preoccupa sembra essere costituito dall’arretramento delle attività industriali che rischiano addirittura l’estinzione. Stiamo assistendo ad una progressiva de-industrializzazione e questa è una buona notizia, finalmente.
Il miraggio industriale al Sud è fallito miseramente da tempo per fortuna. Ciò a cui stiamo assistendo sono solo gli ultimi scampoli di un processo iniziato molto tempo fa. E’ fallito perchè il Sud non è vocato all’industria, il Sud è vocato al turismo ed all’agricoltura. Fino ad oggi le “politiche industriali”, termine utilizzato per nascondere violenze, inquinamento e sfruttamento di risorse e persone, non solo non hanno prodotto nulla ma, al contrario, hanno impoverito persone e luoghi.
Il 70% della popolazione meridionale può essere impiegato in tre settori principali ed uno collaterale che non sono mai stati messi al centro delle politiche per il Sud: turismo, agricoltura e cultura e un pò di manufatturiero non inquinante.
Persino il ministro Gnudi, che oggi ha dato il via al Piano Strategico per il Turismo, è arrivato a comprenderlo, esortando il Sud Italia a cogliere quella che ha definito l’ultima chance, far valere il turismo e sfruttare risorse uniche e importanti quali strumenti per riprendere quota.
E invece qual è la ricetta geniale del vice presidente di Confindustria?  Utilizzare i fondi strutturali europei. Qualcuno spieghi a Laterza che fine hanno fatto tutte le industrie create al Sud con i fondi strutturali europei negli ultimi 50 anni.
Il Sud non rischia la desertificazione, la rischierebbe se si continuassero a costruire industrie ed impianti inquinanti come è avvenuto a Taranto per esempio. Il rischio di una desertificazione esiste ed è molto alto, ma riguarda i cervelli di tutti coloro i quali continuano a proporre modelli di sviluppo che la storia ha già archiviato come fallimentari.

Massimiliano Capalbo

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