Task force, comitati tecnici e scientifici, commissari, pool di esperti, sono tante le definizioni (la maggior parte rigorosamente in inglese perché li fanno sembrare più autorevoli) che vengono date a gruppi di persone, scelte dai governi, per affrontare emergenze, epidemie, disastri ambientali, crisi economiche, eventi climatici avversi, insomma tutto ciò che sta diventando all’ordine del giorno, quindi quotidianità, non più emergenza. Persone scelte nell’ambito delle università, delle imprese, del mondo scientifico che, spesso, gravitano attorno all’area partitica che li sceglie.
La domanda che sorge spontanea, a chi ha ancora qualche neurone in circolazione nel cervello, dunque è: ma per tutto questo, cioè per risolvere i problemi, non avevamo creato, eletto e pagato una figura apposita chiamata politico? Non avevamo già delegato l’esperto (o almeno quello che si autodichiara tale in campagna elettorale) nella risoluzione dei problemi della comunità? Perché occorre incaricare (dunque pagare) degli esperti esterni, non eletti da nessuno, per decidere come affrontarli? E’ un pò come se chiamaste l’idraulico a casa, per riparare un tubo, e lui non riuscendo a sistemarlo consultasse a sua volta un altro esperto più di lui facendovi pagare due volte il conto. Non vi girerebbero un pò le scatole?
Queste domande, a cascata, ne generano tante altre. Come ad esempio: se c’è bisogno di esperti per risolvere i problemi creati, con le loro scelte, dai politici che erano stati eletti, non sarà che forse abbiamo eletto le persone sbagliate? Meno capaci? Non sarà che ci saranno delle responsabilità da assumersi? Se non eravamo, e continuiamo a non essere, pronti ad affrontare una pandemia ci sarà qualcuno che dovrà rispondere? O si vuole scaricare la colpa sui cittadini che escono di casa?
E ancora: perché se gli esperti stanno da un’altra parte, in altri ambiti, come le università, gli ospedali, le imprese (invece che nei partiti), non si candidano direttamente? Perché non redigono un programma elettorale sulla base delle proprie scientifiche competenze, idee, capacità, curriculum chiedendo la fiducia degli elettori?
E ancora: chi si assume la responsabilità delle scelte di questi nuovi “esperti” che vengono incaricati dai governi? Chi controlla che questi esperti non perseguano scopi personali o in contrasto con i principi costituzionali, visto che nessun partitico contemporaneo è all’altezza di comprendere (e dunque decidere e controllare) che ciò non avvenga, non avendo competenze specialistiche in ambiti delicati come la medicina e l’informatica (per citare i due settori maggiormente in voga)?
Ho l’impressione che il vuoto lasciato dalla politica stia per essere occupato dai “consulenti” che pianificano per i governi le strategie da attuare, in perfetto stile shock economy. Non credo nella pianificazione in cui credono i complottisti ma credo nell’opportunismo, nella capacità di alcuni uomini di saper cogliere la palla al balzo. Stiamo assistendo al tentativo di creare una dittatura, la dittatura dei consulenti, gestita da “esperti” che brandiscono i titoli di studio come armi, che intendono mettere a tacere i dissidenti per avere campo libero. Consulenti mai eletti da nessuno ma incaricati da partitici privi di sapienza e di idee e pagati con i soldi ricavati dalle nostre tasse (leggi sacrifici), che credono di poter governare processi più grandi di loro. Andranno a sbattere, come tutti quelli che li hanno preceduti, proprio in virtù dell’impossibilità di pianificare alcunché. Il diavolo, per fortuna, si nasconde nei dettagli.
C’è bisogno di politici, di saggi più che di esperti, di filosofi, di visionari, di pontefici (costruttori di ponti), di persone capaci di opporre al modello della Cattedrale verticistica, granitica, luogo di saccenza riservato al clero ordinato, che si sta tentando anacronisticamente di riproporre, quello del Bazaar dove la pluralità di idee, la libertà di circolazione delle stesse, la condivisione delle conoscenze, l’orizzontalità della struttura, il criterio dell’autorevolezza e non dell’autorità siano vigenti. Questa gente è fuori dalla storia, si tratta degli ultimi spasmi di un modello in declino, e la storia li metterà da parte.

Massimiliano Capalbo

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