E’ tipico della condizione borghese avvertire la propria vita come caratteristica dell’intero genere umano; così il borghese quando si annoia e sente di essere inutile si mette a discettare della noia e dell’inutilità dell’intero genere umano.
E’ così che nascono film come “La grande bellezza”, trasmesso ieri sera in tv da Mediaset; è un film brutto, mostruosamente noioso, per un pubblico di masochisti che si compiace di assistere agli “sballi” notturni di poveri uomini e povere donne che non sanno che fare della propria vita avendo sperimentato di non saper fare niente e di non aver voglia di fare niente. E’ la rappresentazione di un’umanità di oziosi in un ambiente improbabile e cupamente barocco a cui resta solo lo stordimento e il chiacchiericcio su problemi esistenziali in ritardo di mezzo secolo rispetto all’esistenzialismo francese.
Ho resistito un’ora e poi ho spento il televisore.
Resta una domanda: perché ha vinto l’Oscar?
E’ lo spettacolo che celebra la sua inutilità: Hollywood, Cinecittà, tv e media vari non hanno niente da dire oggi, l’industria delle piccole illusioni non ha più alcun rapporto con quanto di grandioso sta avvenendo e avverrà nel mondo.
L’Oscar alla Grande bellezza è una specie di un’autocelebrazione che sembra voler dire: anche voi farete la nostra stessa fine.
L’industria dello spettacolo è diventata un’industria della depressione. Le sue armi non sono meno pericolose delle armi fisiche. Sembra che vogliano avvilire le anime perchè rinuncino a vivere. Saranno delusi, lo spettacolo attira sempre di meno.
La vita è un’altra storia e tanti desiderano viverla davvero.

Giuliano Buselli

Commenti

Lascia un commento

1 commento
  1. domenico sorace
    domenico sorace dice:

    le annotazioni di Giuliano Boselli mi paiono ineccepibili. “La grande bellezza” è un film seduto su una visione onirica ed estetizzante dell vivere, cui sfondo sono però la vacuità e le intemperie di esistenze spese all’ombra di privilegi e di agi gratuiti. Vi sono tuttavia alcuni elementi artisticamente interessanti: il commento musicale, in primis, che segna, con i suoi ritmi pulsati, l’inanità del lungo discettare; il montaggio sapiente, che spezza il gelo delle azioni, dando la sensazione (speranza?) che stia per accadere qualcosa di non impervio; la fotografia e la regia, infine, che esplorano i caratteri, vivisezionandoli, denudandoli. I film vivono nel tempo. Vedremo.

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *