Con l’espressione “liquefazione delle istituzioni” voglio intendere un fenomeno molto diffuso e generalizzato a livello internazionale di perenne attrito e conflitto delle istituzioni pubbliche repubblicane. Una sorta di guerra permanente ed intestina tra enti, organismi ed articolazioni dello Stato che è indice della decadenza della forma di Stato liberale post bellico e segnala l’avvicinarsi del tempo della riedizione del patto sociale che informa le Carte Costituzionali moderne. Gli esempi sono tanti.
Negli Stati Uniti il presidente Trump è stato messo in stato di impeachment (e ne è uscito indenne) al solo scopo di ostacolarne l’incedere politico e per detronizzare un presidente legittimamente eletto dal suo popolo. In Inghilterra si è ricorso al referendum per surrogare un parlamento bloccato sulla Brexit e si è paventato più volte di riproporre il referendum nella sostanziale impossibilità di portare a termine i negoziati con la UE. Sempre nel regno britannico, il parlamento è stato chiuso per volontà del Primo Ministro salvo poi essere riaperto per decisione della Corte Suprema nazionale. I contratti di governo in uso in Spagna, Italia, Austria e Germania (per citarne alcuni) rappresentano una nuova forma neocontrattualistica di Stato che rende una sorta di privatizzazione (nel senso di equipararla ad un rapporto tra privati di tipo contrattuale) della gestione della cosa pubblica.
In ultimo, ciò che sta succedendo in tempi di emergenza per fronteggiare l’epidemia da Coronavirus in Italia è una sublimazione del conflitto istituzionale ed il segno della liquefazione dell’apparato repubblicano. I provvedimenti emergenziali sono emessi dal Presidente del Consiglio dei Ministri senza passaggio parlamentare mentre la Costituzione prevede una espressa riserva di legge parlamentare sul tema. A questa prima evidente contraddizione ne sono seguite altre di non minore interesse. Le Regioni non hanno ben reagito al dirigismo centralizzante del Presidente del Consiglio dei Ministri e si sono mosse, molto spesso, in totale autonomia entrando a gamba tesa in ambiti su cui non vantavano alcuna competenza. Per non essere da meno, molti Sindaci hanno inteso far sentire la propria ponendosi, a volte, in contraddizione con le Regioni o con il Governo o con entrambi.
Senza voler entrare nel merito di ogni singolo provvedimento, uno sguardo di insieme non può che evidenziare il collasso dei rapporti istituzionali. E’ come se l’apparato dello Stato sia affetto da una sindrome autoimmune che spinge i suoi organi a fagocitarsi l’un l’altro. E’ granché probabile che, parafrasando la teoria delle catastrofi del fisico Thom, ci troviamo sull’orlo di una biforcazione del sistema, una catastrofe, appunto. L’etimo rimanda al concetto di capovolgimento, rovesciamento, mutamento di indirizzo e di direzione di un sistema senza alcuna connotazione negativa (catastrofe non vuol dire necessariamente evento dall’esito drammatico).
Cosa accadrà nel prossimo futuro è difficile da dire ma mi pare abbastanza certo che siamo di fronte ad un processo di liquefazione dei modelli istituzionali repubblicani attualmente in vigore. Da una società liquida, dunque, non può che giungersi che ad istituzioni liquide. E’ probabile una prossima riscrittura del patto sociale e conseguente ridefinizione degli assetti istituzionali. I tempi sono maturi?

Cono Cantelmi

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