Non passa giorno che non vengano riportare, dai principali media, le opinioni della gente sulla politica, attraverso la diffusione di sondaggi e interviste o la partecipazione a dibattiti e talk show. Ma nonostante il coro sia unanime e consideri la politica una cosa sporca da cui tenersi debitamente alla larga, la tentazione di essere protagonisti, in qualche modo, seduce tutti ed è più forte di qualsiasi timore.
A parole in tanti vorrebbero tenersene alla larga ma altrettanti sarebbero pronti a candidarsi qualora ve ne fossero l’opportunità o le condizioni. Non si salva nessuna categoria professionale: dal calciatore all’attore famoso, dagli avvocati ai medici, dai magistrati ai professori universitari, dagli imprenditori ai disoccupati.
Ma la politica in Italia ha un potere straordinario, quello di proiettare una luce sinistra, appannante, squalificante, sulla persona che un attimo prima di scendere nell’arena era stimata e considerata rispettabile e al di sopra delle parti. Anzi, è proprio il suo essere stimata ad attivare intorno a sè il toto scommesse su un’eventuale futura candidatura. Non appena una persona dimostra di saper fare qualcosa viene immediatamente inserita tra i papabili. L’imprenditore definito “di successo”, il magistrato che lotta contro i “poteri forti”, la moglie del “servitore dello Stato” defunto, il “figlio d’arte”, la nota soubrette, lo sconosciuto appena espulso dal neo movimento, qualsiasi sia la ragione che ha portato la persona alla notorietà la rende automaticamente candidabile e spendibile politicamente e i segretari di partito ne sono all’affannosa ricerca.
Una volta entrato nel tritacarne della macelleria politico-mediatica il soggetto in questione viene fatto a pezzetti, inserito nelle apposite vaschette ed etichettato a vita e qualsiasi iniziativa, dichiarazione, scelta, comportamento attuerà da quel momento in poi, a prescindere dal suo effettivo valore, verrà sterilizzata e letta secondo un copione già scritto da altri e a cui si è più o meno coscientemente prestato. Tutto il suo entusiasmo, le sue idee, il suo dinamismo si volatilizza e improvvisamente quella persona diventa impotente, incapace di incidere realmente. Come i gladiatori dell’antica Roma queste persone divengono schiavi del sistema mediatico che li utilizza per allestire l’ultimo spettacolo, il teatrino politico, e dare vita al combattimento nell’arena televisiva sapientemente allestita per ospitare i duellanti.
C’è chi (quelli veramente di successo) non appena fiutato il pericolo si sottrae immediatamente ai riflettori e sparisce dalla circolazione e chi, invece, in cerca di notorietà o di un’altra occasione si lascia sedurre (o manipolare?) pian piano (a furia di concedere interviste televisive a conduttori che le usano per arricchire di contenuti le loro sceneggiature) fino a decidere di compiere il grande passo.
Ma quale persona veramente di successo si presterebbe spontaneamente a subire tutto ciò? Nessuno. Non conosco cantanti, artisti, avvocati, stilisti, calciatori, ingegneri, medici veramente di successo così folli da decidere di impelagarsi in situazioni che potrebbero anche lontanamente alterare lo stato di grazia in cui si trovano. La persona di successo ha già raggiunto un suo equilibrio, è già appagata, non è alla ricerca di altro. Ma il loro numero si riduce ogni giorno di più, sedotti e schiavizzati dal Dio della notorietà e disposti a tutto, anche a farsi macellare.

Massimiliano Capalbo

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