La mafia non è più un sostantivo da tempo. Le indagini e le rivelazioni di questi ultimi anni sulle stragi degli anni novanta ne hanno certificato la trasformazione in aggettivo qualificativo. Pezzi di Stato hanno organizzato, coperto, favorito la mafia sostantivo trasformandola in aggettivo. Si può essere mafiosi anche indossando una fascia tricolore da primo cittadino, una divisa, una tonaca, un abito nuovo. L’aggettivo prescinde dal ruolo.
Nonostante ciò, nei dibattiti pubblici, si continua a utilizzare il termine “mafia” come sostantivo, per indicare un’entità astratta, esterna alla società (e quindi a ciascuno di noi), che tenta in tutti i modi di insinuarsi ed infiltrarsi tra i suoi gangli e che bisogna combattere a tutti i costi attendendo che si materializzi sotto forma di attentato o di minaccia. Combattere contro un nemico invisibile equivale a non combattere. E in effetti, se ci voltiamo indietro e ripercorriamo questi lunghi venti anni trascorsi organizzando manifestazioni, marce, dibattiti, convegni, commemorazioni, ci rendiamo conto che tutto ciò ha solo contribuito a mitizzare ed a rendere inafferrabile il fenomeno.
Si è trattato, in realtà, di patetici tentativi di sottrarsi, di tirarsi fuori dal problema, attuati più o meno consciamente per esorcizzare il fenomeno più che per combatterlo. Un fenomeno vicino, molto vicino a ciascuno di noi. Al punto che spesso esponenti stessi della mafia sostantivo hanno sposato e addirittura promosso iniziative cosiddette “antimafia”. La storia e le sentenze dimostrano che la mafia sostantivo, dal dopoguerra in poi, è stata utilizzata (come manovalanza) da pezzi dello Stato per portare a termine compiti di controllo e manipolazione delle istituzioni a scapito della democrazia.
La mafia aggettivo diventa “mafioso”, ovvero “atteggiamento caratteristico della mafia”. Atteggiamento che può essere messo in pratica anche senza farne organicamente parte, anche senza esserne affiliati. Dal pensiero al comportamento tutto può essere mafioso. La mafia sostantivo può diventare addirittura un brand per identificare una catena di ristoranti, che in Spagna esiste dal 2000, evocativo per i potenziali clienti a cui servire piatti tipici italiani, pasta e pizza in primis.
La mafia aggettivo è qualcosa di liquido, di fluido che incute timore perchè si insinua tra di noi, filtra nel nostro vissuto quotidiano e bagna (o inzuppa) le nostre vite. La mafia sostantivo invece resta distante, lontana, non ci chiama direttamente in causa, non ci richiama alle nostre, individuali, responsabilità.
La mafia aggettivo si combatte contrapponendo ad essa l’esempio contrario, giorno dopo giorno. Facendo e non dicendo di dover fare e anche smettendo di parlarne come se fosse un corpo estraneo alla società civile.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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4 commenti
  1. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    Lo schema di ragionamento che Massimiliano applica è indubbiamente valido. Applicabile non solo al fenomeno mafioso, ma ad altri fenomeni sociali che sono presenti nella nostra quotidianità.

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  2. cheats for csr racing
    cheats for csr racing dice:

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  1. […] nuovi recinti, attraverso i quali potersi sentire “dalla parte della legalità”. La mafia è un aggettivo (che qualifica i comportamenti di ciascuno di noi) non un sostantivo (inafferrabile). La mafia ha […]

  2. […] poveri. Non avevamo bisogno di sentirci dire che la ndrangheta è il male e che dunque è altro da noi, qualcosa di lontano che non ci riguarda direttamente, ma che è in mezzo a noi, che è tra noi e […]

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