Non so quanti hanno avuto la curiosità o l’interesse di vedere ed ascoltare l’intera registrazione dell’incontro avvenuto tra il presidente incaricato, Bersani, e la delegazione del M5S nei giorni scorsi. Oltre che un vero esercizio di democrazia fotografa la lotta in atto, nell’organismo Italia, tra virus e anticorpi per debellare la malattia che si crede la medicina.
Da un lato il virus ovvero il leader(??) del PD (col suo vice) che, negli ultimi cinque anni, ha pensato più a come spianare la propria ascesa politica all’interno del suo partito che ai problemi degli italiani. Capo di un partito che rinunciando al ruolo di opposizione in Parlamento ha infettato, facendola ammalare, la politica italiana rimettendo in gioco a più riprese il finto antagonista (Berlusconi) senza il quale non avrebbe alcuna ragione di esistere. Emblema di una gerontocrazia che ha negato il futuro ai giovani, che si è nutrita proprio come i virus dei sacrifici degli altri, che ha ostruito sbarrando il passo con la sua ingombrante presenza il processo di evoluzione della società.
Dall’altro lato gli anticorpi, la risposta immunitaria, i ragazzi del M5S che, così come avviene in ogni organismo sano, vengono azionati in risposta ad una malattia con la funzione di neutralizzare i corpi estranei. Ragazzi che, per buona parte, hanno creduto fino a poco tempo fa che quel partito, oggi divenuto virus, avrebbe potuto rappresentare il cambiamento e che all’ennesima delusione si sono trasformati essi stessi in una possibilità di cambiamento grazie all’opportunità concessa da Grillo.
Guardando il video sembra proprio di assistere all’incontro con un antigene estraneo (anzi due visto che c’era anche Letta) che tenta pateticamente (ma allo stesso tempo mantenendo l’arroganza e la saccenza che l’ha sempre contraddistinto) non di costruire un dialogo di cui non è capace (perchè presupporrebbe un decentramento, un farsi da parte) ma di spaventare, preannunciando sciagure future da esso stesso causate, per le quali è malattia ma si propone di essere, al tempo stesso, medicina.
Il discorso di Bersani non sembra rivolto ai ragazzi del M5S ma a se stesso, è come se parlasse davanti ad uno specchio. Dovrebbe essere analizzato dagli studenti di un corso di laurea in Scienze della Comunicazione o di Psicologia, dovrebbe diventare una tesi di laurea, un libro, perchè rappresenta il testamento di una generazione, quella che ci ha preceduto che, governando a vario titolo questo Paese negli ultimi venti anni, ci ha portato al fallimento che stiamo registrando.
Dopo aver sottovalutato e snobbato il fenomeno prima, averli attaccati definendoli fascisti, antidemocratici, indecenti, populisti dopo, il grande leader del PD, con l’acqua alla gola, li definisce ora “i grandi e nuovi protagonisti delle esigenze di cambiamento che vengono dall’elettorato” ma non esclusivi perchè il suo partito “sente profondamente questa esigenza di cambiamento“, soprattutto dopo il risultato elettorale aggiungo io.
Se Bersani avesse avuto la capacità di riconoscere i propri limiti, tipica dei grandi leader, non si sarebbe candidato (lasciando il posto a qualcun altro.. Renzi? Stendiamo un velo pietoso..) e oggi Berlusconi non sarebbe resuscitato; oppure si sarebbe dimesso dopo la sconfitta elettorale riconoscendo nella nascita del M5S le ragioni stesse del fallimento della politica del PD; oppure ancora si sarebbe dimesso dopo il pre-incarico esplorativo per evitare la frantumazione del PD già in corso. E invece nulla, è ancora lì ad affermare, nonostante il fallimento, che lui è ancora l’incaricato.
D’altronde, essendo un virus, ha come tutti i virus un solo obiettivo: quello di infettare gli altri. La sua frase finale, infatti, passerà alla storia come l’ultimo tentativo mosso in questa direzione: “Solo un insano di mente potrebbe aver la fregola di mettersi a governare questo Paese, sia chiaro. Io sono pronto a prendermi una responsabilità enorme, chiederei a ciascuno di prendersene un pezzettino, punto.

Massimiliano Capalbo

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