Che la fine sia vicina o lontana poco importa, il danno è già stato fatto. Infatti, il giorno dopo l’uscita di scena del signor Silvio Berlusconi da Milano, detto “il Cavaliere”, la cui figura ha dominato l’ultimo ventennio della storia politica italiana, non cambierà assolutamente nulla nel nostro Paese, perché la trasformazione è già avvenuta. Contrariamente a quanto si possa pensare non ha interessato né le istituzioni, né la politica, né il costume (di cui è stato solo un degno rappresentante) ma la comunicazione.

Il concetto di comunicazione a cui mi riferisco è un concetto puro, originario, fondamentale, che non si basa sull’assunto che comunicare significhi, come molti erroneamente pensano, inviare un messaggio da un emittente A ad un ricevente B. Il principio fondamentale a cui faccio riferimento non considera la comunicazione un processo lineare, bensì circolare. Comunicare significa, infatti, “entrare in relazione”. La comunicazione, quindi, è bidirezionale, mai ad una via, ma soprattutto presuppone una capacità di relazione che va a di là del semplice trasferimento di contenuti e quindi anche una capacità di mettersi in ascolto dell’altro.

Il “modello berlusconiano” di comunicazione, che purtroppo ha fatto scuola soprattutto tra gli addetti ai lavori, è sempre stato, sin dagli esordi, unidirezionale (non prevede l’ascolto del feedback e si sottrae quasi sempre al confronto), aggressivo (basta analizzare il tono degli slogan) e prepotente (occupa tutti gli spazi). Non prevede il rispetto dell’interlocutore, non si mette in ascolto. Una comunicazione egocentrica, a volte paranoica, quasi sempre sterile. La comunicazione di un venditore che deve convincere nel breve periodo che ciò che sta vendendo è un buon prodotto, ma incapace di creare relazione. Per questo fragile e destinata a durare giusto il tempo della transazione.

Per scongiurare questo pericolo e sopperire all’incapacità di entrare in relazione, il modello deve prevedere necessariamente l’occupazione di tutti gli spazi, l’emarginazione delle voci di dissenso, la proprietà diretta o indiretta dei mezzi di comunicazione, il potere di “far cambiare idea” ai più tenaci, lo scambio di favori.

Ma soprattutto la mercificazione delle relazioni che sono sempre più superficiali e funzionali, stabilite solo in funzione di un interesse, di uno scopo preciso, per il tempo necessario al raggiungimento dello stesso. Una volta raggiunto le relazioni muoiono, con la stessa facilità e velocità con cui sono nate. All’aumentare della loro quantità si registra, contemporaneamente e spesso, una diminuzione della loro qualità e della loro durata.

Ecco qual è la cicatrice più profonda che il ventennio Berlusconiano lascerà nella società italiana, un modo di intendere il rapporto con l’altro, sia esso donna o uomo, ricco o povero, imprenditore o operaio, guardia o ladro, di destra o di sinistra, in funzione di qualcos’altro. Berlusconi ha incarnato questo modello, nato nell’era Craxi e fatto emergere dalle inchieste di Mani Pulite all’inizio degli anni ’90, e lo ha spacciato per vincente utilizzando i mezzi di comunicazione di cui dispone per amplificarlo e diffonderlo massivamente ed è su di esso che si basano ormai sempre più le relazioni della stragrande maggioranza dei cittadini di questo Paese, il cui tessuto sociale appare sempre più frammentato e individualista, in cui la comunicazione affettiva ha lasciato il posto a quella funzionale. Un Paese basato su relazioni di questo tipo è un Paese fragile, privo di coesione sociale, carente in fiducia, incapace di fare rete e di disegnare il proprio futuro, perché incapace di costruirlo su ciò che gli permetterebbe di funzionare: le relazioni affettive, quelle vere, leali, le uniche destinate a durare.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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12 commenti
  1. Pasquale
    Pasquale dice:

    Ma non vi pare che tutta questa eloquente analisi di Massimiliano sia meglio riscontrabile e tutta contenibile nel bieco cinismo ed egoismo che, in tutti questi anni di INSENSATI accidentamenti politici del Paese Italia, continuano ad essere incarnati da uomini di partito costantemente riciclati e fieri del vanto di percentuali di consenso ridicole…anche se purtroppo, PIU' NEL MALE CHE NEL BENE, la gente alle porte del voto…SI CONSOLI NEL PROFERIRE: "E VABBE'…MEGLIO QUESTI CHE NIENTE…O ANCORA PEGGIO…MEGLIO QUESTI…CHE QUELLI BRUTTI E CATTIVI!"…Io almeno, di voto in voto, percepisco questo…accanto AD UNA VOGLIA ALTERNATIVA DI VERO RISCATTO PARI QUASI ALLO ZERO…DI FRONTE ALLA VACUITA' DI QUESTI GROSSI PARTITI E/O COALZZIONI ANTI-UOMO…NON ANTI-APLLICAZIONI DELLE BUONE E VIRTUOSE PRATICHE CIVILI E CULTURALI…

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  2. Tonino
    Tonino dice:

    Massimiliano, anche solo vedendo il mio nome, già sai…
    Andiamo con ordine: Berlusconi non prevede l’ascolto del feedback.
    Ma certo che no!
    Per uno che si nutre di sondaggi a colazione pranzo e cena, non serve il feedback perché il sondaggio è un feedbak preventivo, sta proprio qui la peggiore pecca di Berlusconi, per questo non è (secondo me) uno statista: perché non comanda.
    Lo so: ho usato una parola politically uncorret, ma io mi riferisco al significato etimologico della parola: comandare nel senso di come-andare.
    Ecco, il vero statista indica agli amministrati come andare, va cioè contro corrente, vede più ampio degli amministrati e comanda: non ne asseconda i desideri, ma li indirizza. Come un buon padre di famiglia che, vedendo più lontano del figlio gli indica come comportarsi per il suo bene.
    Berlusconi invece ne ha assecondato le tendenze, non ha comandato e poi visto come i suoi comandi venivano recepiti e accettati (feedback) ma ha prima ascoltato quello che chiedevano e poi ha promesso di darglielo, qui sta il suo consenso: lui ascolta le richieste della gente e le trasforma in offerta.

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  3. Tonino
    Tonino dice:

    Per quanto poi riguarda la realizzazione delle promesse: c’è sempre una scusa plausibile per non averle “potute” realizzare.
    Lo statista, invece, promette lacrime e sangue, fa i provvedimenti che ritiene opportuni anche rischiando l’impopolarità. Questo mai lo farebbe Berlusconi: ed è per questo dicevo che (secondo me) non è un vero statista!
    Per quanto riguarda l’occupazione di tutti gli spazi… mi meraviglio di te, Massimiliano! Anche tu ti accodi ai luoghi comuni? Non lo sai che i luoghi comuni sono per lo più falsi?
    Fammi uno specchietto, Massimiliano e pubblicamelo qui sotto: scrivi a destra tutte i canali televisivi, tutte le trasmissioni televisive distinte in prima e seconda serata e tutti i giornali che sono a favore di Berlusconi, e sulla destra scrivi tutti quelli che sono contrari.
    Così ci facciamo una bella risata!

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  4. Tonino
    Tonino dice:

    Ma, al di là dei luoghi comuni, la gente capisce più di quanto gli opinion maker (interessati) indicano e vogliono significare.
    Tutto questo accanirsi di voci “contro” non è “contro” ma “pro” Berlusconi. Finché la sinistra (ed i suoi avversarti in generale) non lo capirà non vincerà più un’elezione che sia una.
    Secondo te le balle raccontate da Repubblica riguardo agli “infiltrati” nella manifestazione del 14 a Roma, la gente non l’ha capita? E sono pro o contro Berlusconi?
    Il resto è poesia, Massimiliano.

    Tanti auguri per questo Natale!

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  5. Nuccio Cantelmi
    Nuccio Cantelmi dice:

    Caro Tonino,
    è evidente che l'intervento di Massimiliano non voleva essere una critica a Berlusconi in quanto tale ma ad un'attitudine di gestione delle relazioni sociali nel corso di questo travagliato ventennio che pure sarà ricordato come era del berlusconismo.
    E' indubbio che sia in atto un profondo tentativo di mercificazione delle relazioni sociali, di modo che a tutto possa essere dato un prezzo e, in quanto tale, possa divenire oggetto di mercimonio.
    Così sono in vendita i voti, il lavoro, il tempo. Tutto sembra essere in vendita.
    Gli strascichi di questa attitudine mercificatoria si protrarranno ben oltre il ventennio che stiamo affrontando. Sarà molto difficile recuperare un senso "sano" della convivenza civile, il rispetto dell'altro e dell'avversario.
    Nuccio
    P.s: scrivere in stampatello corrisponde ad alzare la voce, il che, in una discussione pacata e civile come quella che stai instaurando può essere letto come una improvvida aggressione. So che non era tua intenzione, ma in futuro ti chiedo gentilmente di astenerti da simili condotte. Ti ringrazio anticipatamente.

    Rispondi
    • Tonino
      Tonino dice:

      Caro Nuccio,
      ed invece il mio intervento voleva proprio essere una critica a Berlusconi.
      La mia critica essenzialmente è questa: la politica di Berlusconi non consiste, certo secondo me, nell’indirizzare i suoi elettori, e l’intera società amministrata, verso quelle che lui, a torto o a ragione, ritiene le cose giuste da fare, per la costruzione di un qualcosa a cui crede veramente.
      Lui ama il potere per il potere ed ha trovato il modo di conservarlo a lungo semplicemente dimostrando di volere assecondare i desideri delle masse.
      Naturalmente per ottenere questi risultati si serve della comunicazione, di cui è maestro, con cui crea il bisogno (vero o artefatto), ovvero esaspera un bisogno reale da renderne prioritaria la soddisfazione e poi dimostra che solo lui è in grado di soddisfarlo.

      Rispondi
  6. Tonino
    Tonino dice:

    E tutto ciò non sempre perché quello fosse un bisogno reale o propedeutico ad un disegno complessivo, ma solo per l’esercizio del potere.
    Cioè non vedo in tutto il suo operato un disegno complessivo di costruzione di un diverso modello di società, secondo una sua originale visione, ma solo un assecondarne l’evoluzione, senza interventi correttivi. Cavalcandone, anzi, le più evidenti negatività.
    Questo è il meccanismo col quale crea il consenso e conserva il potere, naturalmente, secondo me.

    Quanto alla corruzione, senti questa:
    I soldi non possono comperare ciò che non è in vendita.
    L’ha scritta Lao Tse, un filosofo della Cina antica.

    Infine, Nuccio, non mi sembrava di aver assolutamente “alzato la voce” ho solo messo le virgolette, o fra parentesi, qualche parola su cui intendevo attirare l’attenzione, ma senza assolutamente urlarla.
    Se ho dato questa impressione me ne dispiaccio, ma non era questa la mia intenzione.
    Tonino

    Rispondi
    • Nuccio Cantelmi
      Nuccio Cantelmi dice:

      Caro Tonino,
      ti chiedo profondamente scusa. Ho erroneamente attribuito a te (piuttosto che Pasquale) la scrittura in maiuscolo.
      Ribadisco le mie scuse ma non mi sono ancora abituato alla nuova casella di commento.
      Quello che ho scritto vale, però, per Pasquale, al quale rivolgo invito a non adoperare maiuscole per rispetto della netiquette.
      Nuccio

      Rispondi

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