Pietro Noce vive a Celico, un piccolo centro di circa 3000 abitanti della presila cosentina, assurto alle cronache contemporanee per la realizzazione di due opere scaturite dall'”ingegno” dell’uomo post-moderno, su sollecitazione della partitica locale: una discarica che da anni inquina e fa ammalare gli abitanti di quel territorio (di cui abbiamo parlato tempo fa) e un ponte che consente l’accesso al paese, da tempo attenzionato dalle autorità competenti per il rischio di possibili crolli.
Sono molto meno le persone (i calabresi in particolare), invece, che conoscono Celico per la sua storia e per aver dato i natali a tre personaggi storici straordinari. Il primo è il venerabile Gioacchino da Fiore, grande profeta del suo tempo, che qui nacque (c’è la sua casa natale in stato di abbandono), la pietra dove soleva adagiarsi per riposare e meditare, la vigna del padre, la fontana “vetida” presso cui attingeva l’acqua, la valle del fiume Cannavino dove fu ispirato per la stesura di una delle sue opere più importanti, il “De Gloriae Paradisi”, presa come modello da Dante Alighieri per la Divina Commedia ne “Il Paradiso” e la Chiesa in cui venne battezzato all’età di 7 anni (la Cattedrale di S. Michele Arcangelo).
Il secondo è Gioacchino Greco, famoso campione mondiale di scacchi, che giocò anche nelle corti europee del 1600 (presso quella di Luigi XIII, Filippo III di Spagna etc.), capace di battere i grandi campioni dell’Epoca e di scrivere un “Trattato degli Scacchi” conosciuto in tutto il mondo e di inventare un modus giocandi nuovo, aggressivo ed efficace denominato “Controgambetto Greco”.
Il terzo è Antonio Serra, economista, nato a Celico intorno alla metà del XVI secolo e autore di un “Breve trattato delle cause che possono far abbondare li regni d’oro e d’argento dove non sono miniere” assolutamente innovativa per l’epoca tanto che Benedetto Croce la definì “lampada di vita”.
Da tutto questo ovviamente Celico, ad oggi, non è stato in grado di ricavare nulla, non perchè i sindaci o i vari assessori che si sono susseguiti nel tempo non abbiano messo in campo provvedimenti in tale direzione (non spetta a loro farlo) ma perchè la maggior parte dei residenti (come la maggior parte dei calabresi) allevati e cresciuti col mito del posto fisso (possibilmente statale) per decenni si sono occupati di altro, non hanno mai avvertito la necessità e il bisogno di rimboccarsi le maniche per trasformare tutte queste risorse in valore per se e per gli altri e per difenderle (altrimenti non si troverebbero una discarica nel loro comune).
Pietro Noce ha studiato a Messina e poi per mantenersi nel corso della sua vita ha fatto i più disparati mestieri, dal cameriere al barman, dal pianista all’educatore in imprese sociali, al rappresentante. Nel 2013 perde il lavoro più stabile che aveva trovato nella sua vita, quello che da 11 anni gli consentiva di mantenere la sua famiglia, viene messo in cassa integrazione e l’azienda per cui lavorava gli propone la mobilità ed un incentivo all’esodo a cui si aggiungerà il TFR. “Non ci penso neanche un attimo, mi sono detto: a 49 anni è arrivato il momento. Avevo lavorato per uno stipendio di un impiegato, lavorando dodici ore fuori, sempre in giro, con l’automobile ed altre due ore spese a casa o in un hotel su un computer, ogni giorno, più mezza giornata di sabato e di domenica. Ora avrei avuto per 3 anni ¾ di stipendio ed un gruzzoletto da poter investire in qualcosa di mio“. Decide, allora, di prendere in mano la propria vita e con questi soldi acquista una vecchia casa nel centro storico di Celico, sollecitato dal via vai di parenti emigrati che d’estate rientrano per le ferie e dal fatto che in passato fosse meta di turisti attirati dalla possibilità di respirare aria fresca e realizza un B&B, “La Meridiana”, che lascia presagire la misurazione di un tempo nuovo per questa comunità. Ma, soprattutto, acquisisce consapevolezza del valore di tutte le risorse precedentemente elencate. “Insomma, tra turismo legato al paesaggio, quello legato alla storia, alla cultura, all’arte, il turismo religioso, la vicinanza alla Sila ed a Cosenza ecc. ho pensato: si può fare! E poi vengo anche a sapere, dopo aver acquistato la casa, che al 90% essa appartenne al grande campione di scacchi Gioacchino Greco e quindi decido di dedicare un piano a lui e uno a Gioacchino da Fiore.
Pietro intuisce che c’è un target, le persone che tornano per visitare i luoghi dove hanno vissuto i loro avi, alla ricerca delle proprie radici, che ha bisogno di un’immersione sensoriale in questi luoghi: “a loro faccio fare finanche l’esperienza olfattiva dei vicoli in cui sono cresciuti i loro nonni o padri. In alcuni vicoli o portoni di vecchi castelli aragonesi del 1500, diventati poi una serie di case che hanno l’unico accesso da un unico grande portone, è ancora impresso nei muri e nel pavimento selciato l’odore misto del fieno degli asini, dei conigli, delle galline, del maiale, della legna, dei cibi cotti che si incrociavano tutti più o meno alla stessa ora, ed alla fine comunico loro che hanno appena respirato le cose che i loro avi avevano respirato durante la loro permanenza sulla terra… e loro alle volte, si commuovono.
Nei primi 18 mesi di attività, da luglio 2015 a novembre 2016, Pietro ha registrato 580 presenze nel suo B&B, un successo straordinario che intende però condividere con la sua comunità. “Le condizioni per la riuscita ed il successo di un B&B in questo posto non potevano essere slegati da una maggiore difesa del territorio (e da qui è derivata l’appartenenza convinta, attiva e continua al Comitato Ambientale Presilano); un maggiore impegno con l’Associazione “Abate Gioacchino”- Celico Città Celeste, con cui stiamo cercando di ricreare parte dei percorsi gioachimiti a Celico ed altro e la creazione (in corso) di una rete tra tutte le strutture ricettive presenti a Celico.” Pietro ha capito che occorre farsi istituzione per tutelare, valorizzare e finalmente far rinascere Celico, adesso occorre che questo esempio si diffonda sempre di più tra i suoi concittadini e si trasformi in modello. La cancellazione delle brutture che in questi anni hanno danneggiato Celico non possono essere un obiettivo, possono solo essere una conseguenza della decisione dei suoi abitanti di riconvertire le proprie vite, perchè non si può continuare a far finta, a recitare un copione scritto da altri. Pietro non è solo, ci sono altre realtà a Celico che hanno avviato iniziative imprenditoriali in questo senso come il Rifugio Casello Margherita e il B&B Porto di Mare. Da queste realtà occorre ripartire per costruire la Celico di domani. “Da tre anni mi sento un uomo più libero e più possibilista rispetto al fatto di contare sui talenti che mi sono stati affidati. Ogni piccola cosa, esperienza, frazione di rapporti, sta servendo. Siamo ancora all’inizio, ma ce la si può fare.
Sabato 10 dicembre sarò a Celico, invitato dall’Associazione culturale “Abate Gioacchino”, per presentare “La terra dei recinti” e dare il mio contributo all’accelerazione di questo processo.

Massimiliano Capalbo

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