Premesso che mi annovero, da ormai una quindicina di anni, tra quella minoranza di persone che ritiene la propria realizzazione personale e il proprio destino svincolati da fenomeni transitori come le elezioni, mi accingo a fare un’analisi “eretica” del risultato elettorale in Calabria, a beneficio di chi mi ha chiesto un parere in merito.
1. Il primo dato che ritengo il più importante e straordinario, che la maggior parte dei commentatori liquida come da biasimare e condannare, riguarda l’affluenza al voto. Dal 2014 ad oggi il 56% degli aventi diritto al voto, quindi la maggioranza dei cittadini calabresi, non si reca alle urne, confutando così gli appellativi che periodicamente si vedono rivolgere, anche in questi giorni: mafiosi, sottomessi, corrotti, ignoranti e chi più ne ha più ne metta. Un milione e cinquantamila calabresi su un milione ed ottocentomila aventi diritto, da ormai 6 anni, si rifiuta di prestarsi al gioco confezionato ad arte da chi vuole far credere che andare a votare sia un dovere o un’espressione di democrazia o un’arma di ricatto. Hanno resistito, soprattutto, alla pressione psicologica che puntualmente ad ogni elezione viene fatta nei confronti di chi non si sente (e forse neanche vuole esserlo) rappresentato da nessuno dei candidati. E poi, come si dovrebbe esercitare questo diritto/dovere? Con uno sbarramento incostituzionale all’8%, che impedisce alle minoranze di esprimere una minima rappresentanza in consiglio (scelta sostenuta a suo tempo, con grande acume politico anche dal M5S)? Con l’impossibilità di esprimere il voto disgiunto? Con la scelta dei candidati fatta nel chiuso delle stanze dei partiti e figlia dei peggiori sentimenti? Con la centralità dell’ego dei candidati e la marginalità dei programmi? Con la subalternità dei temi locali a quelli nazionali? E potrei continuare a lungo. In queste elezioni il livello della decenza è stato abbondantemente superato.
Ora, che tutti i non votanti abbiano questa nobile intenzione non è plausibile, così come non è altrettanto plausibile che ce l’abbiano tutti i votanti ma, non si sa perché il non votante viene puntualmente considerato responsabile della sconfitta, mentre il votante che appoggia operazioni perdenti in partenza e armate Brancaleone organizzate all’ultimo minuto, è sempre da considerare più lungimirante. Quello che il votante non capisce, purtroppo, è che operazioni perdenti come quelle che si registrano puntualmente, fanno un danno maggiore di quanto possa farne un non votante, perché creano un precedente che si rivolterà contro il prossimo che tenterà l’impresa, magari con una migliore organizzazione e anche dei contenuti. Callipo addirittura ha fatto il bis, sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Stando fermi si fanno meno danni.
2. Una così bassa affluenza alle urne è indice che qualcosa non va, che il giocattolo non è più attrattivo e si sta usurando, ma molti continuano a far finta di nulla, a liquidare con aria di superiorità chi, schifato, abbandona il giocattolo e si dedica ad altro. Somigliano a quegli imprenditori che invece di domandarsi perché il loro prodotto/servizio non funziona e mettersi in discussione, si limitano a tacciare i clienti di idiozia e poi, nel giro di pochi anni, sono costretti a chiudere e magari emigrano altrove, facendo le vittime, considerandosi incompresi.
3. Jole Santelli è stata eletta con il 55,3% del 44% dei votanti, dunque non è maggioranza sul territorio. Quattrocentomila voti su un milione e ottocentomila sono appena il 25% degli aventi diritto al voto. Ma lo avevamo già spiegato in tempi non sospetti che non sono mai le maggioranze a governare ma delle minoranze ben organizzate.
4. In Calabria esiste da sempre un comitato affaristico trasversale rispetto agli schieramenti partitici. E’ l’unico compatto, in grado di vincere sempre, anche quando sembra aver perso. La brama di potere ed i soldi sono un elemento unificante, non si perdono in ragionamenti etici o sentimentali come fanno gli altri, puntano dritto al risultato. Basta osservare con quale facilità centinaia di migliaia di voti passano con disinvoltura da uno schieramento all’altro ad ogni tornata elettorale, per accorgersene. Anche loro sono minoranza, ma meglio organizzata.
6. La Lega ha puntato sui cavalli di troia, com’era ovvio, scegliendo un meccanismo collaudato da decenni di vecchia partitica e, ironia della sorte, saranno proprio questi a farli estinguere. Così come è stato un calabrese a far cadere Bossi sarà un calabrese a far cadere Salvini, è solo questione di tempo. In Calabria c’è un detto che recita “cu si curca cu i picciuliddhi s’aza pisciatu” (chi va a dormire coi bambini si sveglia bagnato di pipi). Anche questa è una minoranza.
7. Il Movimento 5 stelle non è mai esistito in Calabria, non capisco perché ci si scandalizza di un risultato che, invece, li fa crescere di diecimila voti rispetto alle precedenti regionali. Ma sono una minoranza (disorganizzata e autolesionista) anche loro.
8. La Meloni non ha fatto altro che far risorgere l’elettorato di Alleanza Nazionale/MSI e fa il pieno a Reggio Calabria ovviamente, patria dei boia chi molla e, in concomitanza con i livelli di degrado e abbandono elevatissimi che periodicamente attraversa, di rigurgiti neo fascisti. Neanche qui sorprese. Anche qui minoranza.
9. Molti vecchi marpioni della politica regionale sono rimasti senza seggio e altri hanno visto ridursi i consensi. Presi singolarmente rappresentano poche migliaia di voti, la minoranza della minoranza.
In conclusione, una minoranza bene organizzata e compatta tiene in scacco una maggioranza disorganizzata e frammentata. E’ sempre stato così. Eppure molti calabresi si sentono schiacciati. Amplificata dai media e sopravvalutata dai cittadini questa minoranza appare maggioranza. La realtà non è oggettiva, è soggettiva e chi riesce ad imporre la propria soggettiva visione delle cose appare maggioranza.
I non votanti sono come le gemme dormienti, si attivano quando è il momento e spesso sotto traccia. Sono le vere sentinelle della democrazia. Possono rappresentare un terreno di coltura importante per far nascere nuove forme, nuovi strumenti di partecipazione, altri rispetto a quelli tradizionali che ormai ci sono stati sottratti e non funzionano più. Non c’è nessuna novità e nessun cambiamento in queste elezioni è tutto fermo, la minoranza organizzata si arrocca nel palazzo e la maggioranza sta a guardare, aspetta, non si sa cosa. Se la minoranza organizzata si arrocca nel palazzo, gli altri dovrebbero occupare il territorio, uscire di casa, incontrarsi, progettare, realizzare, invece di aspettare che qualcuno faccia qualcosa per loro, non lasciare spazi liberi, cosicché quando usciranno dal palazzo si sentiranno circondati e avranno pochi margini di manovra. Ma per fare questo i calabresi devono liberarsi dal “corpo di dolore”. Cos’è? E’ qualcosa che ha a che fare con i piagnistei che stanno andando in scena in questi giorni. Ma ve ne parlerò la prossima volta.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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1 commento
  1. Roberto
    Roberto dice:

    Come sempre condivido in pieno, la tua analisi, su quello che è la realtà politica, sociale ed economica calabrese. Non mi convince il finale del tuo ragionamento. Nella società odierna, oggi vedo tanta distrazione
    e mancanza di coraggio. Informazione e cultura dominante malate o/e veicolate. E purtroppo noto, molte brave persone intelligenti e con grandi doti umane, che non hanno la consapevolezza e la forza di creare un cambiamento. Voglio ricordare a te e soprattutto a me stesso, i Partigiani all’inizio erano una minoranza , che con il loro agire hanno cambiato il mondo.

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