La settimana scorsa sono stato ad Amendolara, un piccolo centro dalle grandi potenzialità turistiche che sorge nell’alto Jonio Cosentino, quasi al confine con la Basilicata e mi sono scoperto profeta in patria. Una località da bandiera blu, prestigioso titolo che a quanto pare è servito, fino ad oggi, solo a far lievitare il costo degli affitti e, immagino, anche la cementificazione selvaggia della costa.
Decido di visitare il lungomare, nella marina del paese, e lo faccio nel periodo migliore dell’anno perchè mi si presenta davanti uno spettacolo della natura meraviglioso che mi costringe però, al tempo stesso, a dover fare una constatazione desolante. Un’immagine emblematica e un’ulteriore conferma della nostra incapacità di trasformare in valore ciò che la natura ci regala.
Percorrendo la strada che costeggia il lungomare, lasciato nell’incuria generale, ti rendi conto che sul lato sinistro hai la Calabria vera, reale, autentica, unica, originale, possibile, che rischia di scomparire per sempre mentre dall’altro lato, proprio di fronte, la Calabria banale, piatta, improbabile, che scaturisce dal nostro complesso di inferiorità che ci spinge a scimmiottare modelli che non ci appartengono, che riteniamo essere superiori ai nostri e che hanno decretato il nostro fallimento.
Sul lato sinistro della strada, infatti, si può ammirare una distesa, rimasta ancora indenne, di margherite e papaveri dai colori vivissimi, soggetto preferito del maestro calabrese Franco Azzinari che ha avuto la sensibilità e la genialità di trasformare questi paesaggi in icone della nostra identità, dandogli un’impronta inconfondibile sulla tela.
Una distesa che, mentre nei quadri del maestro Azzinari si lascerebbe scrutare fino all’orizzonte, nella realtà ha una cornice minacciosa che l’assedia. Da un lato quella delle case, del cemento che avanza e dall’altro una fila di banali palme e un marciapiede che ha livellato quanto di naturale esisteva lungo la costa, trasformando ciò che era peculiare in qualcosa di già visto.
Mi viene in mente un paragone con la Provenza dei pittori impressionisti come Van Gogh o Cézanne, una regione che ha saputo trasformare le distese di lavanda in simbolo e attrattore turistico e, contemporaneamente, sono costretto a constatare ancora una volta la nostra formidabile incapacità di fare altrettanto, nonostante l’enorme varietà paesaggistica che ci caratterizza.
E’ molto più semplice e proficuo, infatti, conquistare la bandiera blu, perchè può consentire di riempire tutti quei metri cubi di cemento che altrimenti resterebbero sfitti e magari di aggiungerne dell’altro, cancellando per sempre il paesaggio e mandando in tilt il depuratore che ha fin qui funzionato così bene per ottenere l’ambito riconoscimento. A volte il destino di una località può essere profetizzato osservando una semplice immagine.

Massimiliano Capalbo

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