In queste settimane quotidiani, radio, televisioni e Internet strabordano di notizie, commenti e inchieste che riguardano il tema della prostituzione in generale, in seguito all’ennesima inchiesta che i giudici milanesi hanno avviato nei confronti del Presidente del Consiglio. Dalla lettura delle notizie sembra emergere un’Italia apparentemente dedita al mestiere più antico del mondo ma, a ben guardare, non è la prostituzione del corpo la pratica più diffusa quanto quella della mente.

La prostituzione mentale, infatti, è un atteggiamento molto praticato in Italia e non solo nel campo della politica. Prestare la propria mente, il proprio cervello per far si che le ideologie, le tesi o le versioni imperanti possano diffondersi e proliferare tra le masse è una pratica che ha trovato e continua a trovare sempre più seguaci.

Nei regimi dittatoriali si trattava di uno stupro, di un atto di coercizione, rifiutarsi poteva anche equivalere a morire. Nei regimi post-bellici la paura del nemico e la Guerra Fredda fecero leva sulla psicologia delle masse per condizionare i singoli a ragionare seguendo l’ideologia dominante.

Nei regimi post-moderni, invece, la prostituzione mentale è frutto di una libera scelta, di un mero calcolo di convenienza, di opportunismo, si tratta di un baratto. E’ sufficiente lobotomizzare (recidere o distruggere le connessioni della corteccia prefrontale dell’encefalo) metaforicamente il proprio cervello impedendo sul nascere qualsiasi tentativo di riflessione critica.

D’altronde la mercificazione delle relazioni, di cui ho scritto tempo addietro, in atto da tempo nel nostro Paese trova nella prostituzione mentale un ottimo alleato. Prima di prostituirsi, infatti, è necessario contrattare sul prezzo e una volta accordatisi si è disposti ad ammettere qualsiasi cosa, perfino a giurare in diretta tv di aver visto volare gli elefanti, quando non addirittura a formalizzare le stesse dichiarazioni con un vero e proprio atto parlamentare.

In passato la lobotomia era utilizzata chirurgicamente per trattare una vasta gamma di malattie psichiatriche come la schizofrenia, la depressione, la psicosi maniaco-depressiva o i disturbi derivati dall’ansia. Oggi viene praticata spontaneamente per assicurarsi dei privilegi e difendere l’indifendibile.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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3 commenti
  1. Tonino
    Tonino dice:

    Mi viene da fare qualche domanda, Massimiliano.
    Poiché la verità nessuno ce l’ha in tasca,
    chi è che stabilisce chi è lobotomizzato?
    e poi, da chi è lobotomizzato?
    Ancora: si può esserlo da una persona o da una ideologia?

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  2. giuliano
    giuliano dice:

    E' vero che " la verità nessuno ce l' ha in tasca ", però le religioni
    hanno combattuto per secoli e ancora combattono (anche senza armi) in nome della verità che affermano di possedere. Gli uomini infatti combattono per POSSEDERE qualcosa che, se esistesse, non dovrebbe essere posseduto.
    Non si possiede la verità, ma si sta nella verità. Io non ho la verità, ma posso essere nella verità. Affinché si affermi questo principio occorre abbandonare l'approccio religioso ( il mio credo è UNICO) e aprirsi a uno autenticamente spirituale (sono alla ricerca), Avanzo l'ipotesi che la prostituzione mentale abbia alle origini una prostituzione religiosa e che entrambe siano gli effetti di una mancanza di libertà.

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  3. Nuccio Cantelmi
    Nuccio Cantelmi dice:

    Chi è lobotomizzato e chi lobotomizza? Certo non vogliamo cadere nel gioco buoni contro cattivi, virtuosi contro reprobi. In un certo senso, ciascuno di noi è vittima e carnefice di se stesso. Millantiamo grandi valori ed importanti proponi…menti ma poi agiamo spinti dalla voglia di portare a casa la giornata. Non siamo, forse, noi stessi a lobotomizzarci, a chiudere gli occhi ed il cuore al sogno ed al suo perseguimento? Parlare di lobotomia significa immaginare qualcuno con un bisturi e qualcuno con la testa aperta su un tavolo chirurgico. Il gioco ricomincia.
    Io per primo riconosco la mia lobotomia, la mia incapacità di rendere concreto ciò che mi passa per la testa. Come al solito, piuttosto che guardare agli errori degli altri, sto badando alle mie debolezze. Comincio da me… chissà che qualcosa non ne venga fuori.

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