Giornali, media televisivi e social si sono lungamente soffermati, nei giorni scorsi, sugli esiti, nefasti per la Calabria, dell’indagine del “Sole 24 Ore”, a proposito delle province più vivibili d’Italia. L’indagine del “Sole” fotografa correttamente una situazione di allarme, della quale noi calabresi siamo perfettamente consci. Dover convivere con una gestione negletta dei rifiuti, subire l’inefficienza del sistema sanitario e giudiziario, annotare i disagi del sistema produttivo ed occupazionale, non può non procurare scoramento e frustrazione.
Tuttavia, quella raccontata dal “Sole 24 ore” è una parte della verità, non la verità. Ed invero, dovendo l’indagine raccontare la “qualità della vita”, i parametri andavano centrati su tale obiettivo. “Il sole 24 ore”, a sommesso giudizio, non lo fa o lo fa in parte. Dopo aver utilizzato i seguenti criteri generali: Tenore di vita, Affari e lavoro, Servizi/Ambiente/Salute, Popolazione, Ordine pubblico, Tempo libero, la testata individua 36 indicatori settoriali, sulla cui adeguatezza e completezza è lecito dubitare. All’interno del parametro “Tenore di vita”, ad esempio, vi è un indicatore denominato “spesa per turismo all’estero”. Ebbene, per tale causale, la provincia di Vibo Valentia, ad esempio, ottiene appena 19 punti su 1000. Un risultato deludente, capace di compromettere, da solo, il posizionamento generale. Tuttavia, siamo certi che investire in viaggi all’estero equivalga, in qualunque circostanza, a definire una qualità di vita? La risposta non può essere né univoca né, come sembra credere “Il sole”, assiomatica. Come sempre, è il punto di osservazione a rilevare e fare la differenza.
Una regione come la Calabria, con bellezze, caratteristiche ambientali e paesaggistiche sontuose, tali da non temere confronti con nessun territorio europeo (800 chilometri di meravigliosa costa, catene montuose rigogliosissime e ricche di biodiversità, giacimenti urbani ed architettonici straordinari, parchi archeologici che si schiudono a ripetizione, clima favorevolissimo, ricettività e capacità di accoglienza di primissimo ordine, panorami mutanti e sempre splendenti), verosimilmente non è chiamata a guardare oltre i suoi confini per trovare risposta alla domanda turistica dei suoi abitanti. Ciò che per altri popoli è inevitabile rinvenire all’estero, per i calabresi può essere cercato, e facilmente trovato, dentro i confini di casa.
Dunque, associare il turismo esterno alla qualità di vita è un assioma tendenzialmente falso, se non associato ad indicatori compensativi, riferiti alle peculiarità proprie del territorio di riferimento. Ed ancora. Nel criterio “Popolazione”, Vibo Valentia, alla voce “densità: ab. per kmq”, ottiene appena punti 217 su 1000. E’ evidente la logica invertita alla base di tale approccio: viene penalizzata la scarsità della popolazione piuttosto che registrarne il valore. La ridotta densità, difatti, assicura livelli di vivibilità assolutamente in sintonia ai bisogni umani. Essa consente di disporre di spazi per le coltivazioni private, per i giochi dei bambini, per una migliore qualità dell’aria, per una più intensa relazione delle persone con l’ambiente. Dunque, premiare la densità e penalizzare il suo contrario è operazione anacronistica, che smentisce il senso dell’obiettivo. Ma, su tutto, nella ricerca del “Sole” stonano le assenze. Tra quelle più gravi, il tempo e la sua disponibilità. La conformazione urbana della Calabria rende semplice raggiungere i luoghi, riduce i tempi (e lo stress) di percorrenza ed espande le ore disponibili. Il tempo, si sa, è uno dei fattori irrinunciabili per misurare la qualità della vita, individuale e collettiva. Il tempo della riflessione, quello della pazienza, il tempo dell’attesa, delle passioni, dello sport e della lettura, quello dell’ascolto, costituiscono fattori che, come pochi altri, stimano il valore e la qualità di una società. E’ un problema di visione, ovviamente, che stenta ad accordarsi con la cultura – ancora invalsa, come l’indagine del “Sole” evidenzia – del ritmo, della quantità, della densità, della competitività, dell’ipertrofia. Prova ne sia che, all’interno del parametro “tenore di vita”, il “Sole” continua a premiare i “consumi per famiglia”, in un tempo in cui la chiamata alla sobrietà è corale e riguarda non solo gli stili di vita ma anche i fattori che incidono sulla salute pubblica. Per chiudere, nessun dubbio che le città calabresi soffrano un divario oggettivo nel confronto con le comunità del centro-nord. Tale elemento è correttamente rendicontato dall’indagine del “Sole” che, con riferimento ai valori ambientali, alla qualità ed efficienza dei servizi, alla capacità di raccordo con gli standards reddituali e produttivi del Sistema-Paese, risulta essere ineccepibile. Tuttavia, essendo il centro dell’indagine la “qualità della vita”, alcuni parametri del “Sole” suonano fuorvianti, se non sinistri o deficitari. Per il futuro, se davvero si ha a cuore il racconto della qualità, trovino ingresso fattori terzi, quali le caratteristiche morfologiche ed urbane del territorio, le distanze, la raggiungibilità, il tempo disponibile, la disponibilità di suolo, l’autosufficienza turistica, la bellezza, l’archeologia, la storia, la panoramicità, la cultura, lo stupore di un tramonto o di un colore. Sono certo che, con tali ingressi e con l’esclusione di alcuni criteri francamente impropri, si scoprirebbe con grande stupore dei ricercatori che la qualità della vita abita proprio qui, in Calabria.

Domenico Sorace

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