montiAlla faccia del tecnico. Mario Monti tira fuori l’asso nella manica e spiazza tutti, rivelandosi molto più politico di quanto non pensassimo. Dopo aver assestato un primo colpo, lasciando il cerino della crisi di governo in mano a Berlusconi, decide di non candidarsi ma di scrivere l’agenda politica dei prossimi anni e di aggregare consenso intorno al suo programma che ha definito non la discesa ma la salita in politica.
Esattamente quello che abbiamo sempre pensato e che, con Ereticamente, stiamo progettando di fare per la Calabria nei prossimi mesi, a partire dal secondo raduno delle Imprese Eretiche. E’ l’unica strategia per uscire dall’empasse in cui ci troviamo. Scrivere un’agenda di cose da fare che non siano di destra o di sinistra ma che siano coerenti e, soprattutto, realizzabili e offrirla a chiunque abbia il potere e la voglia di condividerla e realizzarla a prescindere dal colore politico o dal ruolo che ricopre.
Mario Monti sfodera una creatività che nessuno gli avrebbe mai riconosciuto prima e ribalta i rapporti di forza nel panorama politico italiano. Lo può fare perchè è credibile, serio, affidabile. Tutte qualità rare da ritrovare nei partiti di oggi.
Esattamente un anno fa scrivevo, in un articolo dal titolo “Il tempo della verità“, che “il mondo post-crisi avrà bisogno di risultati certi e la certezza può provenire solo dalle competenze, dalla passione, dalla serietà, di chi saprà ispirare e conquistare fiducia e dimostrare di riuscire a raggiungere gli obiettivi promessi e queste qualità saranno ricercate come l’acqua nel deserto.”
Il tempo delle chiacchiere è finito, bisogna produrre risultati e solo le persone credibili, competenti e pragmatiche possono farlo. Con la classe politica che ci ritroviamo Mario Monti può dormire sonni tranquilli, lui detta i contenuti (criticabili, non condivisibili, ma fattibili) e gli altri non possono fare altro che condividerli o schierarsi contro, ma la seconda opzione è appannaggio solo di chi gode di una forte credibilità, dunque di nessun altro partito.
Non mi è piaciuto il governo Monti perché ha tutelato i poteri forti e rappresenterebbe in futuro la migliore polizza fideiussoria, per l’establishment europeo, affinchè l’italia continui a garantire la stabilità degli interessi economici costituiti e a mantenere gli scellerati impegni presi fin qui, ma nessuno può mettere in dubbio l’affidabilità e la credibilità di Monti in Europa.
Non mi è piaciuto perchè ha rappresentato, fin qui, la rivincita della tecnica sulla politica. Prima l’economia e dopo la tecnica hanno soppiantato la politica che, sempre più succube, ha abdicato al suo compito di immaginare una società diversa da quella pre-programmata dai poteri economici.
Il giorno dopo la scelta di creare un governo tecnico scrissi un articolo dal titolo “Politica vigliacca” in cui mi ponevo le seguenti domande, valide ancora oggi: “Qualcuno mi può spiegare perchè adesso si dovrebbe creare un governo tecnico? Forse perchè i politici (destra, centro e sinistra) sono incapaci di tirarci fuori da questa situazione nella quale ci hanno fatti precipitare? E se non se la sentono perchè, passata la tempesta, dovremmo poi votarli?
Perchè dovremmo ritornare alla politica (incompetente) se ciò che ci viene richiesto dall’Europa è la tecnica (competente)? Che bisogno c’è di spendere soldi per tenere una consultazione elettorale se basta mettere il miglior medico alla sanità, il miglior giudice alla giustizia, il migliore economista al tesoro e il miglior professore all’istruzione per far funzionare uno Stato?
Forse perchè l’azione politica non può essere misurata in termini quantitativi ma qualitativi, secondo parametri che sono lontani anni luce da quelli richiesti dagli economisti. Il metodo economico non può che produrre una sola spiegazione: è antieconomico tutto ciò che non realizza un profitto adeguato in denaro. Ma la società può decidere di insistere in un’attività anche per ragioni non economiche ma sociali, estetiche, morali o, appunto, politiche. L’economia si occupa di uno solo degli aspetti che si devono valutare nella vita reale prima di prendere una decisione e dunque non può essere il principale criterio di scelta nella nostra vita.
Ecco perchè l’unico concorrente in grado di rappresentare una visione del mondo alternativa e che può far paura a Monti dovrebbe possedere, oltre all’affidabilità e alla credibilità, la passione e l’empatia e parlare al cuore prima che al portafogli della gente e spiegare le altre ragioni, quelle non prettamente economiche, che possono soggiacere alle scelte politiche di una nazione e che in gran parte sono caratteristiche dell’Italia: il paesaggio, l’arte, la storia, la cultura. Un concorrente che all’inizio aveva le sembianze del M5S ma che l’evolversi degli eventi hanno relegato a semplice avversario. Temo che la ri-salita di Monti sia appena cominciata.

Massimiliano Capalbo

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