Che ci sia ben poco da aspettarsi dall’azione del M5S lo dimostra il confronto in streaming con Renzi. Di che hanno discusso per un’ora gli interlocutori? Di legge elettorale, preferenze, collegi, maggioritario, proporzionale, premi di maggioranza, governabilità. Cioè di niente di essenziale.
Il problema delle moderne democrazie occidentali non è infatti oggi “come votare”, ma “chi decide”. Il dilemma è se restare dentro un sistema democratico “rappresentativo” (decidono gli eletti) o metter mano a una “democrazia diretta” (decidono i cittadini).
In Svizzera negli ultimi venti anni i cittadini hanno partecipato ad una media annuale di 13 referendum per decidere in merito a questioni vitali: dai contratti di lavoro agli immigrati agli stipendi dei dirigenti ecc.
I nostri padri costituenti hanno avuto paura di questa forma di democrazia e hanno fortemente limitato il referendum popolare, segno di una radicata diffidenza nei confronti del popolo che ha le sue matrici nella tradizione cattolica secondo la quale l’essere umano è per natura immaturo e deve essere guidato. Ma non si nasce maturi, lo si diventa e solo se tu ritieni maturo un uomo ne produci dei comportamenti maturi.
Il referendum popolare senza quorum e senza limiti di pertinenza rende matura una popolazione. Non accade viceversa.
E’ vero che il M5S ha nel programma il referendum propositivo senza quorum ma la gestione del M5S da parte di Grillo-Casaleggio e tutta la loro azione politica concreta va in direzione opposta (uso partitico della Rete, movimento come proprietà privata ecc.) e non è dunque un caso che il primo confronto col PD per spendere il proprio consenso elettorale sia avvenuto, per scelta di Grillo, sul niente, solo una rappresentazione mediatica per due interlocutori che sono il frutto entrambi dei media.
Renzi ha un punto di vantaggio: quando parla ha sempre l’aria divertita, sa che sta giocando, i ragazzi del M5S prendono invece sul serio il loro fumo, convinti di stare facendo la rivoluzione.

Giuliano Buselli

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