Sono stato in Romania la settimana scorsa ed ho scoperto il Paese che non ti aspetti. Perchè le nostre convinzioni si nutrono degli stereotipi, dei preconcetti e dei memi che quotidianamente vengono fabbricati e veicolati dai media. Mi aspettavo l’asprezza, l’arretratezza, la povertà e la complessità e invece ho trovato l’accoglienza, la semplicità, la ricchezza e la genuinità ma, soprattutto, una forte identità.
Ho scoperto un Paese prevalentemente rurale, semplice ma non povero, ricco ma non benestante, accogliente ma non servile, meno arretrato di quanto ad un primo sguardo (occidentale) possa sembrare. Anzi, sotto molti aspetti più avanzato di noi. Un Paese che può permettersi il lusso di avere pochissime industrie e molteplici risorse naturalistiche (e dunque poco inquinato); poco antropizzato e quindi con una densità abitativa abbastanza ridotta e circoscritta solo a pochi grossi centri; fatto di gente coi piedi per/e le mani a contatto con la terra (nel senso più puro del termine); di gente che è ancora padrona del proprio spazio (la maggior parte vive in una casetta in legno adiacente ad un pezzetto di terra) e del proprio tempo; che mangia i prodotti naturalmente biologici che coltiva; che conserva ancora le sue tradizioni e i suoi riti sociali e religiosi; che in alcune aree guarda al turismo come la principale strada da percorrere per generare nuova economia e dove gli unici rumori che si avvertono sono quelli della natura.
Un Paese che può permettersi tutto ciò, oggi, è un Paese che vive nel lusso. Un’eresia per i “tecnici” nostrani o gli economisti in genere, che ancora pensano che lo sviluppo significhi crescita e produzione all’infinito e che considerano la delocalizzazione delle nostre fabbriche, nei Paesi considerati meno “avanzati”, un’occasione di sviluppo per quei territori, quando invece sono e resteranno corpi estranei da rigettare il prima possibile.
Ho potuto constatare e toccare con mano che lo sviluppo, come scrive Ernst Friedrich Schumacher, “non è un problema da economisti la cui abilità sia fondata su una filosofia rozzamente materialistica“, che non può essere pianificato a tavolino, che non è un atto di creazione ma che esige un processo di evoluzione.
Il processo di evoluzione avviene per gradi, è un processo che richiede tempo ma soprattutto che deve coinvolgere le popolazioni e la loro educazione, organizzazione e disciplina. Le cause principali della povertà (non solo economica), scrive Schumacher, vanno ricercate in questi tre ambiti ed è eliminando le carenze in questi tre ambiti che si può ridurre il livello di povertà. “Il popolo – afferma ancora – è la fonte prima e ultima di ogni e qualsiasi ricchezza. Se lo si emargina, se si permette a sedicenti esperti e pianificatori dalle mani lunghe di prendersi gioco di lui, allora nessuna azione potrà mai dare un vero risultato.
Mi auguro che la Romania resista a tutti i costi alla tentazione di adottare l’euro e ai miraggi del consumismo che inizia a sedurre soprattutto i giovani generando: spopolamento delle campagne a favore delle città con conseguente propensione all’oblio delle tradizioni e disconoscenza del territorio; propensione alla cementificazione selvaggia; sovraffollamento in pochi grandi centri con conseguente aumento dell’inquinamento, del caos e fine delle relazioni sociali. Insomma mi auguro che riesca a resistere alla tentazione di assomigliarci.

Massimiliano Capalbo

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