Siamo tutti teoricamente scontenti, siamo sempre a lagnarci perchè le cose non vanno come vorremmo e pensiamo che la soluzione arriverà votando questo o quel leader, questo o quel movimento. E invece non abbiamo ancora capito che è tutto più semplice di ciò che pensiamo, che il potere non è nel delegato ma in ciascuno di noi. Ma questo potere ci fa paura.
Gli esseri umani sono esseri abitudinari. Non amano cambiare le proprie abitudini. Il cambiamento tanto invocato a parole, in realtà fa paura, spaventa. L’incognita, il non sapere cosa succederà dopo, ma soprattutto il doversi rimboccare le maniche per fare incute più timori del malessere nel quale si vive. Ho imparato che maggiore è la lamentela, minori sono le possibilità di cambiamento. I luoghi dove ci si lamenta di più sono quelli che in realtà non amano i cambiamenti, sono quelli che non in realtà non vogliono cambiare. Le parole sostituiscono le azioni e riempiono quel vuoto che si chiama incertezza. La quantità di parole che si fanno è sempre inversamente proporzionale alla quantità di fatti che si compiono.
Domenica 24 giugno Ereticamente compirà un esperimento a Cleto, per dimostrare la validità di questa teoria e al termine di questa esperienza scriveremo quella che chiamaremo: la teoria di Cleto.
Abbiamo scelto una forma innovativa di protesta, una gita, una piacevole e pacifica gita. Il sindaco vuole costruire una strada che deturperà quel meraviglioso borgo e noi andremo a fare una gita lungo quelle vie per conoscerle meglio (come si può difendere qualcosa che non si conosce?), per sentirle anche nostre e per mandare un messaggio molto chiaro: il nostro futuro (di noi calabresi) è racchiuso nei centri storici, il cambiamento può e deve partire da questi piccoli borghi. Non è una battaglia che spetta compiere solo ai cletesi ma a ciascuno di noi. Oggi tocca a Cleto e domani?
Se riusciremo a riempire il centro storico di quel meraviglioso borgo con centinaia di persone, comunicheremo il nostro interesse a che quel borgo resti inalterato e incoraggeremo i giovani di quel comune a farlo rivivere turisticamente. Di conseguenza il destino di quel borgo, e in maniera virale anche quello della nostra regione, comincerà a mutare. Diversamente avremo dimostrato che il cambiamento ci fa paura, che facciamo parte di quella nutrita schiera di oratori che riempiono la propria vita di slogan e le proprie pagine facebook di virtuali incitamenti alla protesta.

Massimiliano Capalbo

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