Qualche giorno fa, ad una presentazione, dopo aver ascoltato un mio intervento, una persona mi ha avvicinato e mi ha descritto con questa metafora: “tu hai un’altra pedalata, gli altri non ce la fanno a tenere la tua andatura.” La riporto non per accrescere il mio ego o la mia distanza dagli altri ma perché non è la prima volta che mi accade di percepire questo distacco. Ho compreso che, nonostante la globalizzazione, nonostante l’interconnessione mediatica e tecnologica, nonostante i collegamenti stradali, ferroviari, aerei, i cambiamenti non avvengono ad una velocità uniforme per tutti, come ci raccontano. Le persone evolvono molto più lentamente di quello che immaginiamo e con un alto indice di variabilità a seconda delle loro curiosità, propensione al rischio, paure, ambiente in cui vivono, creatività, personalità etc.
Racconto un aneddoto per descrivere molto bene questa diversa velocità. Nel 2009, un anno prima di ritenere conclusa la mia esperienza nel Meetup degli Amici di Beppe Grillo di Catanzaro (che creai nel 2006), pubblicai un libro dal titolo “Di là dal ponte” in cui affermavo che i Meetup avrebbero potuto rappresentare la prima forma di democrazia partecipata post-moderna e le liste civiche, che si iniziavano soltanto ad immaginare (ancora non esisteva il M5S), un primo passo verso la formazione di un movimento nazionale. Ricordo i sorrisetti e le battute degli amici e dei conoscenti quando ne parlavo con loro. Ero considerato un illuso, ieri come oggi che affermo che il M5S è sul viale del tramonto (perché è sul viale del tramonto il sistema del quale sono entrati a far parte) e che il futuro è dato da nuove aggregazioni o comunità, formate da persone a cavallo tra gli imprenditori e i politici, che stanno nascendo spontaneamente un pò su tutto il territorio nazionale e che si rendono protagoniste di iniziative in grado di cambiare profondamente il territorio.
Quegli stessi che mi consideravano un illuso ieri, oggi sono candidati o bazzicano negli ambienti del movimento o si sono trasformati in alcuni tra i suoi più tenaci sostenitori. Ho potuto osservare questa incredibile trasformazione nel giro di dieci anni, un tempo enorme per i ritmi a cui siamo abituati oggi. Cos’è successo nel frattempo? Come si passa dallo scetticismo alla fede?
Ce lo spiega Richard Brodie, programmatore americano e autore del libro “Virus of the Mind: The New Science of the Meme”. La nascita di un nuovo paradigma, afferma, “comporta delle fasi di sviluppo che rispecchiano i passaggi che ogni nuovo quadro concettuale deve superare per affermarsi” e precisamente quattro fasi: la fase di compiacenza-marginalizzazione, in cui la nuova teoria viene considerata dalla maggior parte delle persone come bizzarra o fuori dal comune e quindi viene presa con simpatia; la fase di ridicolizzazione, quando chi non intende rinunciare alle proprie posizioni concettuali inizia ad ironizzare sul fenomeno e quindi l’iniziale compiacenza lascia il posto allo scherno e alla ridicolizzazione; la fase della critica, quando le nuove teorie iniziano e fare proseliti e questi si materializzano, questo suscita in chi non è disposto ad abbandonare le proprie convinzioni a favore delle nuove una reazione di paura e quindi l’attacco, il discredito; l’ultima fase è quella dell’accettazione, allorquando un numero sufficiente di persone si schiererà a favore del nuovo paradigma consentendo la sua accettazione all’interno della società. Tutto questo, però, richiede tempo, in questo caso un decennio.
Quando invitavo quelle stesse persone che oggi militano nel movimento a partecipare alle iniziative del Meetup in cui c’era solo da dare (bisognava dedicare tempo e risorse per difendere il territorio) si rendevano irreperibili o continuavano ad orbitare intorno a quelle aggregazioni partitiche contro le quali oggi si scagliano; oggi che c’è da guadagnare (stipendi, ruoli, carriere) sono tutti in fila, come soldatini, nella speranza di essere baciati dalla fortuna, un pò come i giocatori d’azzardo davanti ai centri scommesse.
Sempre in “Di là dal ponte”, dopo aver prefigurato lo scenario, mettevo in guardia affermando “funzioneranno se si differenzieranno rispetto ai vecchi concorrenti, i partiti, e se sapranno adottare un approccio innovativo nel metodo e nella struttura, se riusciranno a trovare un terreno comune di valori condivisi che ancora manca, se riusciranno a liberare le persone e non a legarle come hanno fatto i partiti finora.” Ovviamente le cose sono andate nella maniera esattamente opposta. Poiché gli uomini e le donne che sono confluiti nel movimento non sono sbarcati da Marte ma, nella maggior parte dei casi, sono fuoriusciti dai vecchi ambienti partitici, hanno la testa rivolta al passato e non sono in grado, pertanto, di generare futuro ma solo di riproporre il passato.
Per tornare alla riflessione iniziale, a me sembrano passati secoli. La pratica “meetup/movimento” è stata da me archiviata circa un decennio fa e vedere persone che oggi si accendono di entusiasmo per qualcosa che ritengono una novità e che io considero, invece, antiquata mi fa un certo effetto e mi fa comprendere la lentezza con cui le trasformazioni avvengono. E’ come se qualcuno oggi, nell’epoca degli mp3, si entusiasmasse per essere riuscito a registrare delle canzoni su un cd.
Forse aveva ragione Stefano D’Anna quando scriveva: “gli uomini appartengono a livelli diversi di comprensione, è questa la vera disuguaglianza tra loro.

Massimiliano Capalbo

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