In una società così frammentata, come quella in cui viviamo, capita sempre più frequentemente di imbattersi in fenomeni di nicchia che diventano tendenza di massa. Le nuove possibilità, generate soprattutto dall’utilizzo dei nuovi media, consentono a chi è dotato di fantasia e passione di poter ideare nuove iniziative e di conseguenza nuove tipologie di business. Succede però che, essendo l’Italia il paese delle norme e della burocrazia, tutto questo vada a scontrarsi con una conseguente ostilità nei confronti della novità.
Sentiamo quotidianamente invocare l’innovazione a gran voce, da parte dei partitici, degli imprenditori, dei docenti universitari come unica strategia per uscire dalla crisi. Ma nessuno analizza il perchè della scarsa propensione all’innovazione da parte dell’imprenditore italiano le cui ragioni non sono solo di natura culturale.
Quando un nuovo attore fa la comparsa sulla scena, in un particolare settore, lo fa ovviamente in maniera non completamente legale, poichè il proprio agire essendo nuovo non risulta normato. Qualche volta può essere ricondotto a qualcosa di esistente ma molto spesso no e questo genera malumori tra i “conservatori” ovvero tra quelli che da tempo operano nel settore, seguendo le regole (diamo per scontato che sia così) consolidate e che spesso ritengono (erroneamente) di aver acquisito una posizione in grado di perdurare nel tempo. Ma per fortuna si sbagliano, il mondo cambia e anche molto velocemente, per cui occorre essere pronti ad adeguarsi ai cambiamenti cogliendo le opportunità che essi portano con sè. E’ stato così quando sono sorti, ad esempio, i primi B&B oppure adesso che va di moda ospitare persone a casa propria (co-living) per la gioia (si fa per dire) degli albergatori; è così adesso che va di moda cucinare a casa propria (home restaurant) per la gioia dei ristoratori o condividere un passaggio con la propria auto (per la gioia dei tassisti) o uno strumento di lavoro (per la gioia dei negozi del fai da te).
La sharing economy non è un’invenzione dei governi, così come la maggior parte delle innovazioni sociali, i fenomeni infatti nascono prima nella società e poi (se i partitici hanno la capacità, la voglia, la sensibilità e l’intelligenza di comprenderli) si trasformano in leggi. Ma questa trasformazione quasi sempre va a discapito della crescita della società perchè non fa che ridurre quella spinta propulsiva che il fenomeno inizialmente aveva, poichè viene subito zavorrato di adempimenti, tasse, costi, procedure e altre vessazioni simili che in origine non erano previste. I conservatori reagiscono, giustamente, invocando parità di trattamento (loro pagano le tasse, devono adempiere a tutta la burocrazia necessaria e gli altri?) e considerano i nuovi arrivati come concorrenti sleali, invocando l’intervento dello Stato (facendo le vittime) piuttosto che ingegnarsi sulle contromosse da prendere. E’ così che muoiono o svaniscono le nuove idee e le spinte propulsive, uccise dalla burocrazia, dalle posizioni di privilegio acquisite e consolidate nel tempo e da tutti gli altri artifici creati dalla sovrastruttura che chiamiamo Stato.
Invece di zavorrare il nuovo arrivato occorrerebbe, invece, alleggerire il vecchio operatore dalle vecchie imposizioni e dargli la possibilità di reagire al nuovo concorrente, stimolandone lo spirito di iniziativa. Ovviamente questo presuppone che chi legifera sappia cosa sia un’impresa, un libero mercato e che agisca mosso dal desiderio di mediare tra gli interessi presenti nella collettività.
Questa sarebbe una delle vere riforme (non scritte ma mentali) da attuare concretamente domani per ridare slancio all’economia, perchè l’innovazione è insita nella società, ma la cultura di impresa in Italia scarseggia tra i rappresentanti istituzionali (e spesso anche in una fetta consistente di imprenditori) e l’innovatore è costretto a ridimensionare presto le sue ambizioni, per la gioia dei conservatori.

Massimiliano Capalbo

Commenti

Lascia un commento

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *