Ieri sera (15 gennaio) abbiamo assistito ad un’apparizione in diretta tv. Si proprio così, nello studio di “Che tempo che fa” si è materializzato un leader, in un tempo in cui i leaders sembrano scarseggiare: il suo nome è Maurizio Landini da Castelnovo ne’ Monti (RE), di professione Segretario Generale della Fiom-Cgil, la Federazione Impiegati Operai Metallurgici.

Nel corso dell’intervista (1 parte e 2 parte) i telespettatori hanno potuto comprendere chiaramente cosa si prova ad essere rappresentati, hanno potuto assistere infatti ad una lucida, coerente, chiara, lineare, vera analisi della situazione degli operai del nostro Paese.

Maurizio Landini in ventisei minuti ha descritto e spiegato con parole chiare e inequivocabili le condizioni in cui lavorano gli operai della FIAT, le caratteristiche del contratto imposto dall’azienda ai lavoratori, la necessità di una globalizzazione dei diritti, una riforma delle politiche economiche degli Stati. Lo ha fatto senza tanti giri di parole, dando un esempio di comunicazione efficace e onesta.

La comunicazione di Landini era così chiara e lineare che anche il conduttore, Fabio Fazio, non riusciva a trovare lo spazio per inserire le sue domande, ha preferito in più occasioni non interrompere un ragionamento così fluido, ha posto poche domande perché l’intervistato non era avaro di risposte e probabilmente è riuscito a rispondere a domande che Fazio avrebbe voluto fargli prima ancora che gliele formulasse. Non aveva nulla da nascondere, anzi era sua intenzione dare il maggior numero di elementi di conoscenza al pubblico in ascolto. Maurizio Landini non ha alzato la voce, non si è innervosito, non ha gesticolato più di tanto, la sua comunicazione non verbale e paraverbale lasciava trasparire la serenità di chi era consapevole della verità degli argomenti. Fissava il conduttore negli occhi, il suo corpo era proteso verso l’interlocutore e lasciava intendere una volontà di confronto e di relazione.

Chi vi scrive è un imprenditore che, come tanti, non si sente politicamente rappresentato da nessuno, ecco ieri sera avrei tanto voluto essere un operaio. Qualcuno conosce un politico italiano in grado di parlare chiaramente come ha fatto Landini ieri sera? Il leader della Fiom mi ha fatto venire nostalgia della rappresentanza. Osservate le interviste ai politici e se dopo un minuto avrete resistito alla tentazione di sbadigliare e avrete capito qualcosa fatemi un fischio. Non vi è in Italia attualmente nessun politico in grado di prendere una posizione netta e chiara, di formulare un pensiero frutto del proprio ragionamento, perché sono tutti ostaggi o schiavi di qualcuno (spesso un manager o un imprenditore) o di qualcosa (le ideologie o il denaro). I veri precari sono loro, non gli operai ed è per questo che la politica latita. Nella vicenda FIAT, per esempio, nessuno (maggioranza o opposizione) è stato in grado di prendere una posizione chiara e netta, sembrano i pesci in una boccia, si aggirano aprendo e chiudendo la bocca senza emettere alcun suono.

Se anche gli iscritti agli altri sindacati di categoria, così come gran parte di quelli che hanno votato si al referendum perché sotto ricatto, si sono rivolti alla Fiom, vuol dire che hanno finalmente trovato una rappresentanza e che il signor Landini da Castelnovo ne’ Monti può essere considerato un vero leader.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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2 commenti
  1. gnuccio973
    gnuccio973 dice:

    Sono molto dubbioso in merito la necessità di vivere alla ricerca di un leader. Tanto meno mi conforta il fatto che la presunta leadership sia individuata nella capacità di comunicazione para-pre-non-verbale. In realtà, occorre guardare ai contenuti. I contenuti di questa battaglia sindacale, mi duole dirlo, sono perniciosi e nocivi per tutti.
    Questo paese sta offrendo una ulteriore prova di miopia "politica" (intesa come incapacità collettiva di guardare al futuro) arrabbattandosi addosso la necessità di salvaguardare un settore, quello dell'industria automobilistica, ormai vecchio. Un sistema di produzione in sovrapproduzione non è certamente innovativo e non porterà a nulla di che. Tra poco tempo, saremo di nuovo a parlare di diritti, di profitti, di catena di montaggio, di produttività… La solita dicotomia che nasconde la verità: nessuno guarda al futuro con idee e creatività. Tutti parlano del passato sulla base di posizioni arroccate e predefinite. Così, ci troviamo in balia di queste strutture di "rappresentanza" (sindacato, partito, associazioni dei produttori..) che non fanno altro che rappresentare se stessi iterativamente.
    Ecco perché mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse avuto il coraggio di dire a Marchionne: vattene!!! Vattene in Serbia, in Kamčatka o a Timbuctu. Vai dove vuoi ma scordati di vendere il tuo prodotto in Italia privilegiato dalla nomea di fabbrica italiana. Competi!!! Competi finalmente con i prodotti tedeschi, francesi o svedesi….
    Ecco perché mi sarebbe piaciuto sentir dire al sindacalista: chiudiamo la fabbrica perché è una forma aberrante di umanità. Creiamo nuovi modelli economici in cui non si debba produrre a ritmi insostenibili ed in cui la ricchezza si misura in valore-uomo e non in valore-macchina. Mettiamo al centro delle relazioni l'uomo e non il denaro.
    Ed invece, il balletto delle parti. L'imprenditore che vuole guadagnare di più. Il sindacato che vuole tutelare un lavoro che non c'è più (o che comunque non ci sarà di qui a pochissimo…).
    Se questi sono esempi di leadership, viva Berlusconi, almeno lui non finge di essere ciò che non c'è!!!
    Nuccio

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  2. Pasquale Allegro
    Pasquale Allegro dice:

    Mi sento di condividere la riflessione di Nuccio ed aggiungo: ma come si fa a parlare di piani di rinnovamento e produzione, basandosi sulla principale realizzazione di SUV -macchine IPERINQUINANTI!-, alle porte dell'era che dovrebbe essere TOTALMENTE RIVOLTA ALLA SOSTENIBILITA' AMBIENTALE?…RIFLETTIAMO DAVVERO…altrimenti, stante così le cose, sarà sempre più difficile continuare ad argomentare sulla sostenibilità dei diritti…

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