La stagione turistica volge al termine, il tempo da dedicare alle vacanze estive è sempre più corto. E’ già cominciato il controesodo. Ormai i movimenti turistici di massa si riducono alle due settimane a cavallo di Ferragosto. Ovviamente questo non vale per tutte le destinazioni ma vale certamente per la Calabria.
Da molto tempo la Calabria continua a prendere in giro se stessa e gli altri raccontando al resto del mondo di essere una destinazione turistica. In realtà il turismo in Calabria ha la forma di un arcipelago, composto da alcune grandi isole come Tropea, Scilla, Le Castella, Gerace e Diamante, destinazioni che sono sempre state scelte dalla massa indistinta, attratta dalla promozione turistica regionale, abbastanza monotona e attempata che continua a comunicare sostantivi invece di aggettivi. In questi luoghi ci si può permettere di vendere la qualunque perchè comunque attraversati da turisti.
Il resto del territorio è costituito invece, prevalentemente, da singole realtà, spesso piccole e medie imprese turistiche che fanno della loro bravura e della loro capacità di essere innovative e attrattive e quindi di stare sul mercato la ragione di una visita da parte del vacanziere, a prescindere da dove si trovano. Quest’ultimo è un cliente fidelizzato che ritorna nel tempo e che costituisce l’unico patrimonio sul quale una politica regionale (se fosse lungimirante e competente) potrebbe puntare, risparmiando tempo e denaro, qualora volesse veramente fare economia attraverso il turismo. Parchi divertimenti, impianti sportivi, locande di nicchia, guide escursionistiche, ospitalità diffusa, sono queste le realtà dalle quale si potrebbe e dovrebbe ripartire per sviluppare una vera economia turistica regionale, tematizzata sulle caratteristiche storiche, naturalistiche, culturali del territorio. Il turismo è sempre più relazione e sempre meno destinazione, è sempre più fatto di persone e sempre meno di luoghi.
Il modello turistico italiano che dagli anni ’80 ad oggi ha visto protagoniste le destinazioni, le aree che sono riuscite a fare sistema e a creare al loro interno una rete di strutture, attrattive e servizi competitivi sta lentamente cedendo il posto ad un nuovo modello fatto di persone carismatiche, appassionate, di singoli in grado di raccontare e accompagnare, come dei novelli Virgilio, il visitatore attraverso il territorio (spesso sconosciuto e marginale, quasi irraggiungibile), attraverso la sua storia e le sue tradizioni. La guida diventa la lente attraverso la quale leggere il territorio e la password per accedervi e decifrarne usi e costumi.
Il 20 e 21 settembre alzeremo il velo sul “non turismo” calabrese, sulla farsa a cui abbiamo assistito fin qui, tra promesse di industrializzazione (per fortuna mancate) e romantiche ipotesi di turismo mai avviate. Il “non turismo” è quello che non c’è stato ma è anche quello che non vogliamo per il futuro. Proveremo ad indicare l’unico “non turismo” possibile, quello fatto di persone prima che di luoghi, di relazioni prima che di servizi. Rimetteremo al centro del dibattito l’unico vero asset economico principale possibile per la Calabria, lo faremo radunando ancora una volta degli eretici, quelli che hanno osato sfidare i luoghi comuni e gli stereotipi per vincere la propria sfida. Detteremo ancora una volta l’agenda che sarà a disposizione, come sempre, di chi continua ad occupare i contenitori (i media) senza avere però dei contenuti.

Massimiliano Capalbo

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