Ancora uno sbarco e ancora dei morti, continua inesorabile la migrazione dal Sud al Nord del mondo. Ci siamo assuefatti a questo fenomeno, di enorme portata, che assurge alla ribalta dei media solo quando ci sono dei morti, gli ultimi questa mattina a pochi metri dalle coste italiane, il sogno di una vita migliore si è infranto, per loro, negli ultimi 15 metri che li separavano dalla spiaggia.
Nello stesso momento tre navi da crociera con a bordo 12.500 turisti attraccavano comodamente nel porto di Catania. Il paradosso e il problema principale della nostra epoca è tutto qui, nel considerare questi ultimi un valore mentre i primi un problema. Accecati dall’egoismo, dalla paura, dal conformismo e infettati dai memi veicolati dai media non siamo più in grado di dare il giusto valore alle persone e alle cose.
Di fronte al fenomeno due sono le posizioni più propagandate. La prima (cosiddetta di sinistra) carica di pietismo e di carità pelosa che si schiera (a parole) in difesa dei poveri cristi senza però motivarne le ragioni e la seconda (etichettata come di destra) che forte della propria opulenza in cui si trastulla quotidianamente semplifica e sintetizza il fenomeno all’interno di rigide norme e, in alcune delle sue frange più estreme (vedi la Lega), alimentando le paure e l’allarmismo sociale.
Esiste però una terza visione, che è quella più saggia e di buon senso, che considera il diverso un valore a prescindere dalla provenienza e dai gusti, perchè consapevole che la società evolve grazie alla creatività ed al talento degli uomini. Quella visione che ha caratterizzato da sempre la storia dell’umanità e che le ha consentito di progredire ed evolvere. La Calabria non sarebbe diventata la Magna Grecia se sulle sue coste non fossero sbarcati degli extracomunitari così come gli Stati Uniti non sarebbero diventati la prima potenza mondiale se sulle sue coste non fossero sbarcati degli extracomunitari (nostri avi).
Il consumismo e l’opulenza nei quali le nostre società sono cresciute ha generato la crisi nella quale siamo impantanati che, a sua volta, è portatrice di paure alle quali fino ad oggi abbiamo risposto con l’isolamento e l’immobilismo. Una nave da crociera carica di turisti con il loro braccialetto identificativo al polso, con il loro i-phone che monitora ogni loro spostamento ed emozione, con la loro carta di credito che gli da il permesso di agire all’interno dei recinti che visiteranno, che non usciranno mai dalla fila che gli hanno indicato, che compreranno le stesse cose e condivideranno le stesse esperienze, sono considerati un valore, una sicurezza. Chi non rientra in questo schema è considerato, invece, una minaccia.
Nel 2002 Richard Florida, che insegna teoria dello sviluppo economico alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, al termine di uno studio pubblicò il libro “L’ascesa della nuova classe creativa” affermando: “La società sta cambiando e la forza che spinge al cambiamento è l’affermarsi della creatività umana come fattore chiave dell’economia e della società”. In quel libro affermava, con tanto di dati a supporto, che i territori in grado di competere sono quelli che possiedono le tre t: talento, tolleranza, tecnologia. Florida affermava che i giovani talenti, le loro idee e i loro stili di vita rappresentano la vera nuova ricchezza delle città. Non sono le imprese e i vari apparati statali a determinare la ricchezza di un territorio ma i cervelli che in essi operano e agiscono in piena autonomia e libertà creativa. L’attenzione, avvertiva, si sta spostando dalle strutture, dagli apparati, agli uomini che rappresentano la risorsa principale di una comunità. Perché la creatività attecchisca, cresca e si espanda c’è bisogno di un terreno fertile composto da un ambiente sociale e culturale in grado di alimentare le sue varie forme di espressione. La creatività ha bisogno di essere motivata ed alimentata costantemente, altrimenti rischia di morire o di trasferirsi altrove. Le persone che non riescono ad esprimersi ed a realizzarsi umanamente e professionalmente in una regione scelgono altre destinazioni. E’ quello che avviene da decenni nel Meridione d’Italia e più in generale nel Sud del mondo. La migrazione di giovani menti, di giovani talenti non tende a diminuire, svuotando di qualsiasi speranza e sviluppo futuro questi territori dalle immense risorse naturali, storiche e culturali.
Sulle nostre spiagge non stanno morendo solo degli uomini, stanno morendo le nostre chance per il futuro.

Massimiliano Capalbo

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