La settimana scorsa due trasmissioni televisive “Annozero” ed “Exit” ci hanno restituito uno spaccato dell’Italia nell’anno 2010. Anno Zero ha acceso i riflettori sul Nord, Exit sul Sud. Uno spaccato, appunto, non la realtà nella sua interezza ma qualcosa che le assomiglia molto e che mi ha spinto alle riflessioni che di seguito riporto.
Michele Santoro, da bravo e acuto giornalista qual è, ha inviato il collega Sandro Ruotolo ad Adro, in provincia di Brescia, nella mensa della scuola di quel comune il cui sindaco leghista si è reso protagonista, nelle scorse settimane, di un provvedimento di sospensione del servizio mensa nei confronti di quei bambini i cui genitori risultavano morosi. Il giorno dopo lo scontro tra Fini e Berlusconi tutti si aspettavano che questo sarebbe stato l’argomento della trasmissione e invece Santoro, per delineare intelligentemente un parallelismo tra lo scontro in atto nella politica e lo scontro in atto nel Paese, ha scelto di parlare molto poco dei due più famosi litiganti e di far parlare le sconosciute madri di quei bambini, diventate ormai lo specchio riflesso della politica italiana, grazie anche al continuo rimando dei media. Lo specchio riflesso della politica, in particolare, della Lega Nord. Ciò che colpiva di più durante la trasmissione, infatti, non era tanto ciò che veniva detto quanto quello che non veniva detto e che si poteva osservare, non la comunicazione verbale ma quella non verbale. Gli sguardi in cagnesco, le posture, la distribuzione dei posti nella sala, il tono di voce, la gestualità che caratterizzava gli accesi dialoghi tra le madri autoctone e quelle extracomunitarie.
Il messaggio che, attraverso la comunicazione non verbale, le prime inviavano alle seconde era più o meno il seguente: “noi siamo nati ad Adro voi no, quindi è giusto che a noi vengano riservati più diritti di quanti non ne vengano riconosciuti a voi. Non vi trovate bene? Potete sempre andarvene. ”
Messaggio che, peraltro, il sindaco di Adro ha più volte esplicitamente e chiaramente scandito verbalmente dal microfono di Ruotolo. Messaggio che pare essere stato scelto dalla Lega e dai suoi esponenti per fare piazza pulita degli immigrati al Nord, anche di quelli che ormai sono italiani a tutti gli effetti e che vivono, lavorano e pagano le tasse da decenni nel nostro Paese. Gli esseri umani non nascono razzisti ma lo diventano nel momento cui si creano le condizioni perché lo diventino. Compito di un sindaco dovrebbe essere quello di prevenire episodi di razzismo e smussare gli spigoli e le divergenze tra i membri della propria comunità. Invece i sindaci leghisti fomentano le divisioni, creano tensioni, ci marciano. Ed è proprio su questo che la Lega sta costruendo il consenso nel Nord Italia. Ha strumentalizzato per fini elettorali le paure della gente in tema di immigrazione raccogliendo consensi e adesso sta costruendo, lì dove ha conquistato il potere, le condizioni perché si vada allo scontro tra culture e perché lo scontro si concluda con l’espulsione dell’extracomunitario additato come unico responsabile della crisi, del malaffare, delle diseguaglianze, dell’imbarbarimento sociale.
Ilaria D’amico, invece, con la sua trasmissione Exit si è occupata del Sud ed in particolare della Calabria, delle ultime elezioni regionali e dello schieramento riconducibile al neo governatore Giuseppe Scopelliti. Quel Sud apparso ancora una volta tanto, troppo simile a quello dipinto dalla Lega Nord, evocato e quasi voluto tale per confermare la validità di quelle teorie.
Una regione sempre più clientelare dove il rito del voto è sempre più simile ad una transazione, ad un mero baratto, estrema e comoda soluzione alla svogliatezza di vivere e di costruire la propria esistenza ed il proprio destino.
Una regione immatura che, come altre regioni meridionali, gioca a sopravvivere sperperando i soldi dell’Europa, dello Stato, di tutti, incurante delle conseguenze che questo suo atteggiamento, ormai diventato metastasi, porterà. Una popolazione, allevata con questo metodo da decenni di politica assistenzialista preoccupata solamente di rigenerare se stessa, che ha deciso di adeguarsi, di omologarsi per sempre, costi quel che costi.
Due facce, dunque, di un’Italia che ha definitivamente rinunciato a condividere identità, passioni, obiettivi, visioni, tradizioni, culture, emozioni, storie perché ha smarrito la propria missione. Un sentimento e un atteggiamento le accomuna, la paura e la voglia di rifugiarsi. Il Nord ha paura di perdere il proprio benessere economico e si rifugia nei propri confini erigendo barriere culturali e ideologiche, il Sud ha paura di crescere e diventare adulto e di perdere, conseguentemente, i propri privilegi e si rifugia nell’assistenzialismo. Nel mezzo la crisi economica. Le premesse per una secessione ci sono tutte.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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2 commenti
  1. giuliano
    giuliano dice:

    TRA IL DIRE E IL FARE.. DI BOSSI (1)

    La Lega vuole la secessione?

    Vediamo. Le prime affermazioni elettorali di Bossi risalgono alla fine degli anni '80.

    Da ormai più di 20 anni sentiamo parlare di nord e sud, di Roma ladrona e di secessione.

    In tutti questi anni Bossi è stato nei governi di Berlusconi, in tutti questi anni:

    – gli immigrati sono aumentati,

    – i finanziamenti straordinari a Roma ladrona sono stati più copiosi che mai (anche con Veltroni sindaco),

    – sono stati salvati dalla bancarotta comuni come Catania a suon di miliardi dei contribuenti di tutta Italia ,

    ecc. ecc.

    – le 600.000 baionette pronte alla secessione sono rimaste prudentemente nei cassetti della fantasia……

    Tante declamazioni, nessuna realizzazione.

    Anzi, quando si è presentata l'occasione storica (unica e irripetibile come tutte le occasioni storiche) di fare una riforma istituzionale,

    è stata accantonata.

    Al primo governo Berlusconi tutti si attendevano che Bossi facesse nominare ministro delle riforme istituzionali il prof. Miglio

    (illustre costituzionalista dalla sinistra sprezzantemente definito "ideologo" per negarne l'elaborazione teorica); in quegli anni si erano accostati alla Lega federalisti di fama internazionale, tra cui Chiti-Batelli, ex braccio destro in Europa di Altiero Spinelli. Chiti Batelli aveva elaborato un piccolo e prezioso studio in cui indicava come fosse possibile armonizzare le esigemze federaliste della Lega (e quindi la difesa delle particolarità dei territori) con la prospettiva europeista, come anzi le due cose fossero intimamente intrecciate. Lo scritto (inedito) circolo' nelle sedi della Lega, ma evidentemente Chiti-Batelli aveva sopravvalutato le capacità intellettuali di Bossi .

    In quello stesso periodo Massimo Cacciari intrecciò sulle colonne di MicroMega un dialogo con Miglio per delineare i caratteri di una riforma della costituzione in senso federalista.

    Ebbene Berlusconi nominò ministro delle riforme istituzionali non Miglio, ma Speroni (lo steward dell'Alitalia che disse apertamente di non capirci nulla). Motivo? Qualche settimana prima nel primo congresso di Bologna della Lega Miglio aveva riscosso più applausi di Bossi, si avviava ad essere la vera testa pensante del movimento federalista. Bossi antepose la difesa della sua proprietà-partito allo sviluppo reale di una rifoma istituzionale. Pochi anni dopo avrebbe proposto la fusione alla Liga veneta (che aveva alle spalle una lunga storia ) e ne avrebbe eliminato il leader Rocchetta, uomo di ben altre capacità intellettuali .

    La sinistra ignorò completamente il dialogo Cacciari-Miglio e, con la caduta del primo Berlusconi, cominciò invece a dialogare con Bossi, definito da D'Alema, una costola del popolo.

    Le ipotesi secessioniste di Bossi sembrano quindi un episodio della lunga storia italiane delle declamazioni politiche:

    dal "romperemo i reni all'Inghilterra" di Mussolini al "non molleremo mai" di Grillo passando per il "rovesceremo l'Italia come un calzino" di Berlusconi ……… una lunga storia in cui le parole sostituiscono i fatti…. perché troppi italiani si accontentano di parole e del loro sfogo illusorio.

    Non va dimenticato che Bossi ha avuto la sua formazione "culturale" nei circoli della FGCI in un periodo in cui il PCI coltivava ancora l'antico motto "tanto peggio, tanto meglio" ovvero, come diceva un famoso notaio di sinistra a Bologna, a dire no si fa sempre bene perché si accrescono i voti.

    Bossi si accorge che, a parlare male degli immigrati, si fa piacere a molti, si acquistano voti e lui va al parlamento europeo …

    Ma , attenzione, non è Bossi a creare il malcontento verso gli immigrati, questo esisteva, ma nessuno se ne era accorto

    Eppure bastava ascolatare una delle prime canzoni del modenese Vasco Rossi (non certo leghista , anzi ha pure cantato per la campagna elettorale di Prodi) in cui si parla "di un africano che non parla neppure l'italiano" e che ti ruba la fidanzata.

    Ecco, bisognerebbe ripartire da li' per capirci qualcosa e sapere che cosa fare oggi.

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  2. Max
    Max dice:

    Nel mio scritto non c'è scritto (scusate il bisticcio di parole) che la Lega vuole la secessione. Il mio scritto fotografa una situazione che è la premessa affinchè ciò avvenga. Poi tra il dire e il fare come dice Giuliano…

    Sono d'accordo anch'io che se la Lega avesse voluto l'avrebbe già potuta ottenere.

    Rispondi

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