Devi venire, devi assolutamente esserci.” Così, per alcuni giorni, mi sono sentito ripetere da un’amica che non perdeva occasione per ricordarmelo. E giovedi 17 dicembre ci sono andato. Sono andato ad assistere ad “Anime, oltre i limiti”, questo spettacolo costruito e realizzato dai ragazzi del Centro Diurno Attività Socio Psico Educative del Centro Clinico San Vitaliano di Catanzaro, guidati dalla responsabile Elena Sodano. Ed ho assistito ad un’altra impresa eretica.
In un piccolo spazio, un atrio del Centro, stipato di persone come nelle grandi occasioni ho assistito alla trasformazione di persone che tutti noi definiremmo solo “sofferenti” in persone “resilienti” ovvero capaci di superare i propri limiti corporei e raggiungere traguardi prima considerati impossibili. Si chiama terapia espressiva psico-corporea quella che Elena e i ragazzi dello staff del Centro Diurno da diversi anni svolgono con pazienti affetti da patologie fortemente invalidanti come la SLA o l’Alzheimer. “Il tutto nasce da quando, due anni fa, al San Vitaliano ho fatto tre giorni di formazione con tutto il personale medico e paramedico voluto da Alfredo Citrigno – afferma Elena – per consolidare i rapporti umani e lavorativi che spesso in questi ambienti, dove il dolore e la sofferenza la fanno da padrona, vengono ad essere risucchiati. Dopo questi tre giorni il personale ha capito che ci potevano essere altre possibilità di comunicazione con gli ammalati. Una persona con sla ha un corpo ingabbiato, una persona con sclerosi giovane spaventa. E così ho iniziato a scegliere quelle figure che volevano seguirmi tra fisioterapisti, logopedisti e terapeuti occupazionali, ed ecco come è nata la squadra con la quale abbiamo allestito lo scorso anno un primo spettacolo che si chiamava Corporalmente e, quest’anno, essendo diventati più maturi a livello corporeo, abbiamo messo in piedi Anime.
E’ in queste occasioni, in questo spazio espressivo di teatro corporeo che l’emozione sceglie, come per magia, di manifestarsi e dare posizione alla sua necessità di Essere. Improvvisamente questi pazienti, che la malattia vorrebbe rendere spettatori forzati, si trasformano in attori protagonisti, si muovono leggeri, eterei, liberi dalle loro zavorre fisiche e mentali. Nel momento in cui “gli abili” entrano in relazione con “i disabili” scompaiono la differenza e il pregiudizio. Improvvisamente gli strumenti, le protesi e tutto ciò che la tecnologia oggi può offrirci a supporto dei nostri limiti non serve più, l’energia che scaturisce dall’azione diventa essa stessa supporto e protesi invisibile. Andare oltre i limiti significa incontrare l’anima dell’uomo, l’altro ci aspetta sulla soglia della sua disabilità per abbracciarci e danzare assieme a noi. Rispecchiarsi nell’altro significa sintonizzarsi emotivamente sulle stesse frequenze, si tratta di un bisogno che appartiene a tutto il genere umano a prescindere dai limiti corporei che sono certamente meno difficili da abbattere rispetto a quelli mentali. Quanto ci sembrano piccole e insignificanti le nostre difficoltà quotidiane al confronto, quanto vittimismo riemerge al solo pensiero.
Giovedi non abbiamo assistito ad uno spettacolo, siamo andati a lezione di eresia. Essere eretici, come ho affermato più volte, non è una condizione permanente, così come essere disabili, lo è fino a quando non si riescono a rompere gli schemi, i recinti che condizionano la nostra esistenza, fintanto che non ci si libera dalle zavorre che non consentono di librarsi in volo. L’eresia si compie quando si riesce ad andare oltre i propri limiti. Elena e il suo staff ci hanno insegnato e dimostrato che questo è possibile anche quando sembra di aver sconfinato nel regno dell’impossibile.

Massimiliano Capalbo

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