Ho atteso qualche giorno prima di commentare. Ho atteso che l’illusione svanisse, che il risultato venisse preso, travisato, trasformato, plasmato ad uso e consumo di chiunque, come è sempre stato. Solo chi non ha votato ha potuto sottrarsi all’ennesima manipolazione della propria volontà. Ho atteso che la momentanea fierezza di essere italiani svanisse e tornassero le accuse di tradimento e di trasformismo tipiche del giorno dopo la delusione, per fare l’ennesima riflessione ad alta voce.
Come si fa a non comprendere che le sovrastrutture che abbiamo creato non sono al servizio dell’umanità e della verità di una nazione ma che, semmai, è l’umanità di una nazione che ormai è divenuta schiava delle sovrastrutture che essa stessa ha creato per regolamentare la propria vita? A cosa servono le proteste e le lamentele se i meccanismi che abbiamo creato servono ad alienare le relazioni tra i cittadini e tra cittadini e istituzioni? Perchè ci stupiamo se è più importante e urgente un indice di borsa di un provvedimento di equità sociale o salvare una banca piuttosto che dare una rappresentanza democratica ai cittadini?
Lo stiamo scoprendo oggi? E’ una rivelazione quella che sto facendo? No, lo aveva capito molto bene, circa 80 anni fa, Jean Giono quando scrisse: “Una prova dell’artificiale della società moderna è la sua incompetenza in materia di verità. Essa non crede più a quel che vede, a volte non riesce neppure a vederlo, crede piuttosto a ciò che inventa.Abbiamo abbandonato il naturale per sposare l’artificiale, ci siamo inventati astrusi giochi di potere perchè essere naturali non coincideva con l’idea di progresso che avevamo e adesso siamo prigionieri della trappola che abbiamo costruito.
Il meccanismo che consente allo Stato di tenerci in scacco è il denaro, perchè da esso dipendiamo psicologicamente prima che materialmente. Scriveva Giono: “i soldi non sono più una convenzione di scambio, sono uno strumento di governo e il fine dello Stato moderno non è l’uomo, è lo Stato.” Noi non contiamo nulla, siamo solo ingranaggi utili a far funzionare il meccanismo.
Nessuno ci ha costretti ad essere quello che siamo, lo siamo diventati inseguendo le illusioni quotidiane che le false credenze di cui ci nutriamo hanno materializzato davanti ai nostri occhi: dalla ricerca di sicurezza al consumismo come surrogato della felicità, dall’illusione di una vincità milionaria al mito del principe azzurro che viene a salvarci dalla nostra inedia. Abbiamo abbandonato il difficile per sposare il facile, la nostra vita è piena di scorciatoie, non c’è molta differenza tra grattare un biglietto della lotteria e mettere una X su una scheda elettorale, è tutto molto semplice, non richiede grandi sforzi, è a portata di mano. Dal momento che abbiamo accettato di giocare abbiamo accettato il regolamento che di solito è scritto a caratteri molto piccoli, illegibili per la nostra capacità di sforzarci. Ecco perchè è in aumento la violenza (verbale prima che fisica), perchè siamo deboli e disperati, perchè ci stiamo rendendo conto di vagare all’interno di un labirinto che noi stessi abbiamo contribuito ad edificare. “Vivere è facile – ci ricorda Giono – non dovete chiedere il permesso a nessuno. Lo Stato è un edificio di regole che creano artificiosamente un permesso di vivere e danno a certi uomini il diritto di disporne.” Il diritto, è proprio su questo termine che oggi ci danno lezioni per spiegarci che è tutto a norma e che noi siamo ignoranti. Il diritto, un altro artificio dell’uomo.
Ci basta un atto di volontà per diventare padroni della nostra vita. Basta assumersene il rischio, prendere in mano il proprio destino, liberarsi da tutti i vincoli (mentali prima che fisici) che ci impediscono di vedere una via d’uscita, smettere di delegare la propria vita a qualcun altro, anche perchè ne abbiamo una sola e non è molto lunga. Non è individualismo, si chiama maturità, assunzione di responsabilità. Lo Stato è solo una sovrastruttura (anche troppo contorta e piena di cerimoniali inutili e costosi) che abbiamo creato per far funzionare una società che, però, continua a non funzionare. La sovrastruttura non ha bisogno di partitici, di interpreti della nostra volontà a pagamento, ha bisogno di funzionari che sbrighino le pratiche, che la facciano funzionare. Come? Se ne può discutere, gli strumenti ci sono, mai come oggi, manca piuttosto la benchè minima volontà di mettere in discussione i dogmi e le ortodossie (e gli stipendi). La politica la fanno i cittadini tutti i giorni, gratis, agendo in comunità, senza la necessità di essere eletti da nessuno ma, soprattutto, con la consapevolezza di farsi istituzione. E’ un’eresia? Certo, altrimenti non sarebbe così temuta.

Massimiliano Capalbo

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