escaL’estate è finita così come è cominciata. Di colpo. La routine chiama e tutti rispondono. Il calendario detta i ritmi della nostra vita. A data corrispondono comportamenti, usanze, abitudini. Agiamo come gli automi, alienati dall’abitudine e dal “così fan tutti”, per non sentirci diversi.
Non è importante se non ci sono le condizioni per farlo, se il calendario lo dice va fatto. Anche se grandina a Ferragosto si fa il picnic all’aperto mentre anche se il 2 ottobre ci sono temperature torride “non è più tempo di mare”. Siamo così, non viviamo più al ritmo delle stagioni e della natura ma a quello imposto dalla società. E così il 2 settembre è finita l’estate, sono scomparsi i turisti, sono cambiate di colpo le abitudini. Viviamo il tempo libero sempre più alla stregua di quello lavorativo. Tutti sono ritornati a rincorrere le “opportunità” spacciate come tali, dal test di ingresso all’Università al concorso per “sistemarsi”.
Da una società così strutturata non ci si possono attendere grandi cambiamenti. Sono ancora pochi “i disubbidienti” per poter rappresentare una minaccia per lo status quo.
Non immaginiamo più la vita con un pizzico di romanticismo o di creatività. Siamo sempre più piatti, monotoni, noiosi, prevedibili. Le passioni sono relegate al weekend, a quello che resta del tempo non lavorativo, al periodo della pensione intesa come avanzo della vita. Qualcuno sarà già pronto a dire che non è così facile prendere in mano la propria vita perchè “tengo famiglia” oppure “bisogna campare”, e via giustificando. Ma è proprio così?
Certo facile non è nulla, la libertà ha un prezzo che si chiama sacrificio e non tutti sono disposti a pagarlo. La maggior parte delle persone preferisce ricercare e prendere delle scorciatoie rinunciando magari a fette sempre più grandi di libertà. E la schiavitù è quasi sempre imposta dal desiderio di possesso delle merci.
Non lavoriamo per mantenere la famiglia, come affermiamo, ma per mantenere l’auto di grossa cilindrata, l’iPhone, l’iPad, l’abbonamento tv e una serie di elettrodomestici per lo più inutili, per vestire firmato, per fare shopping al centro commerciale e anche per trascorrere le vacanze all’interno dei recinti predisposti allo scopo. Le merci rappresentano l’esca che ci tiene impigliati all’amo del controllo sociale.

Massimiliano Capalbo

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1 commento
  1. PierPaolo Voci
    PierPaolo Voci dice:

    Ti posso fare una domanda? Perdonami ma eccoti il romanticismo e soprattutto la creatività: scrivi per rileggerti?!? Se così non fosse contattami… Buona serata anche a te.

    Rispondi

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