Cari presidenti di Olanda, Svezia, Austria, Danimarca e Finlandia,
stando alla narrazione che ne fa la maggior parte dei media italiani, voi sareste i paesi “frugali” o “rigoristi” perché vi state opponendo a concedere in maniera disinvolta finanziamenti ai paesi dell’UE, come l’Italia, che non sono capaci di accompagnarli a serie riforme. Io mi limito a definirvi semplicemente seri. Uno di voi, in particolare, il presidente dell’Olanda al proposito ha affermatoSe parliamo di prestiti, allora dobbiamo parlare anche di riforme. Ma molti paesi vogliono trasformare parte dei prestiti in aiuti a fondo perduto, allora ragazzi, dobbiamo davvero capire cosa succede.”
Vi scrivo dal Sud dell’Italia, in particolare dalla Calabria, regione Obiettivo 1 dei vostri piani da sempre, dove negli ultimi decenni sono arrivati talmente tanti soldi che oggi dovrebbe essere una delle regioni più ricche e progredite d’Europa, per spiegarvi appunto cosa succede e perché tutti questi soldi erogati fin qui non hanno prodotto nulla e perché occorre impedire che ne arrivino ancora, alle stesse condizioni di ieri.
Se chiedete il perché alla maggior parte dei cittadini di questi territori, vi diranno che se li è intascati la mafia, questa entità sovrannaturale che aleggia sulle nostre vite da decenni e che, proprio perché è così inafferrabile, fa comodo a molti ed è ormai diventata il capro espiatorio per qualsiasi attribuzione di responsabilità. In realtà è l’alleanza malata tra imprenditoria e politica da un lato e l’assenza di controlli seri da parte dell’UE dall’altro, ad aver creato le condizioni per la creazione di un’economia di sussistenza e non di sviluppo nei nostri territori. Il 90% delle aziende del Sud Italia non fallisce non perché ha un prodotto o un servizio capace di competere sul mercato ma perché viene continuamente tenuto in vita dai contributi europei.
Nel Sud Italia, ma ormai anche nel resto paese, non esiste più ormai da tempo un libero mercato, non si compete sulla qualità, le capacità, i talenti e l’innovazione ma sulla capacità o meno dell’imprenditore di conquistarsi le simpatie del partitico di turno per poter accedere all’infinito alle varie forme di agevolazione esistenti. I bilanci della maggior parte delle società sono drogati da questi contributi. La maggior parte dei beneficiari, privi di cultura imprenditoriale e allevati da decenni in cattività, non ha saputo (e spesso anche voluto) investire i soldi ottenuti per far crescere il valore della propria azienda per ignoranza, paura, incapacità, inadeguatezza, grettezza, ignavia e apatia e ha preferito sotterrarli come il servo della parabola dei talenti raccontata nel Vangelo.
Non solo al posto vostro non concederei più neanche un euro all’Italia ma chiederei di conoscere che fine hanno fatto quelli già erogati. Andrei a spulciare uno per uno i progetti finanziati per capire come sono stati spesi questi soldi e cosa hanno generato. I partitici nazionali non lo faranno mai perché non hanno alcun interesse a farlo, i controlli (soprattutto quelli seri) non portano voti.
La presidente della mia regione, per esempio, ha appena deciso di elargire 60 milioni di euro ad un settore, quello del turismo, che dovrebbe e potrebbe essere l’asset economico principale della mia regione ma che in realtà non lo è perché la maggior parte degli imprenditori turistici fa tutt’altro mestiere nella vita e poi durante l’estate si improvvisa ristoratore, albergatore, guida etc. Mettere 60 milioni di euro in un settore così, significa creare un fondo veramente perduto, un buco nero.
Il tessuto imprenditoriale odierno è incapace di far da sè, di creare valore dal nulla, come un normale imprenditore dovrebbe fare. Dovrebbe essere questa la normalità, non il fatto che un ente pubblico sovvenzioni continuamente l’attività. Stiamo percorrendo un crinale pericoloso, molto pericoloso che ci porterà molto presto ad un tracollo, questa finzione non può durare all’infinito. Se invece di insegnare alle persone a pescare continuiamo a portargli il pesce a casa non stiamo facendo altro che creare le condizioni per un fallimento generale. Per non parlare del tessuto istituzionale. L’Italia vi chiede soldi per far fronte all’emergenza Covid ma cosa ne è stato di tutti i soldi già destinati alla sanità? Se volete saperlo e non temete di rabbrividire, leggete il libro che ha scritto il commissario ad acta alla sanità in Calabria, Massimo Scura, che dal 2015 al 2018 è stato chiamato ad occuparsene. Si intitola “Calabria malata. Sanità, l’altra ‘ndrangheta“, un titolo che non richiede ulteriori chiarimenti. Purtroppo anche il Covid ci ha risparmiato, qui non ha attecchito come altrove, e tutto tornerà ad essere come e peggio di prima. Ci vuole coraggio, in queste condizioni e con questo curriculum, per bussare ancora alla porta dell’UE e chiedere soldi come fa il nostro presidente Conte. Come pensa il governo italiano di essere credibile? Oppure di superare l’autunno? Con le tasse pagate da quale tessuto imprenditoriale intende restituire i debiti che vuole contrarre? Ilva? Alitalia? Aspi? Whirlpool? Con quali investimenti trasformati in valore da chi e su quali asset economici?
Questa mentalità parassitaria, mafiosa, inaffidabile, immatura, irresponsabile partita dal Sud Italia è ormai diventata mentalità comune anche nel resto del Paese, si sta espandendo anche in Europa, ecco perché voi rappresentate l’ultimo argine. Nessuno fino ad oggi ha detto no, anzi in molti sono stati coperti e tutelati per continuare ad operare in questo modo, come il commissario Scura ci racconta nel suo libro, proprio dalla politica. Nessuno ha disposto un alt a questo modo di fare che rappresenta il vero pericolo in termini di emigrazione. Non deve essere l’emigrazione delle popolazioni del Sud del mondo a spaventarvi e neanche i rigurgiti estremisti, cari paesi frugali, ma l’emigrazione di questa mentalità che è il vero pericolo in grado di minare alla basi la tenuta dell’UE. Se questo modo di agire e di gestire le finanze e l’economia conquisterà anche il resto dell’Europa sarà la fine per l’intera Unione. Resistete, siete la nostra ultima speranza, dopo di voi c’è solo l’Artide.

Massimiliano Capalbo

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