Sig. Presidente,
giornali e televisioni hanno dato ampio risalto a una frase da Lei pronunciata nei giorni scorsi durante un incontro pubblico: “La libertà non è libertà di far ammalare gli altri“.
Concordo, anche io ritengo che chi è malato di malattia contagiosa abbia il dovere morale di non mettere a rischio la salute delle persone che incontra anche se, come ricordano tanti medici, non è sufficiente la semplice vicinanza a trasmettere un virus.
L’importanza di quanto da Lei dichiarato va oltre l’occasione della pandemia, nessuna libertà si può tramutare nel diritto di far ammalare.
Innumerevoli volte la libertà di fare impresa si è tramutata nel permettere di far ammalare i cittadini o i lavoratori, sono centinaia i casi di aziende che inquinano, sversano prodotti tossici in acque pubbliche o in terreni, riversano nell’aria miasmi pericolosi: Seveso, Ilva, le navi dei veleni in Calabria, le terre dei fuochi in Campania sono solo alcuni esempi.
Tra pochi giorni Lei riceverà, se non lo ha già ricevuto, il provvedimento di legge con il quale il governo riduce i poteri di intervento dei comuni nella salvaguardia della salute dei cittadini e vieta loro di impedire, a scopo precauzionale, l’installazione di antenne 5G, da molti esperti indipendenti considerate nocive.
Il principio da Lei affermato che libertà non è libertà di far ammalare condurrebbe a fare moral suasion nei confronti del governo perché si ravveda, mi auguro coerenza.
Analogamente Lei riceverà le direttive del ministro dell’agricoltura tese a favorire la diffusione in Italia dei grani al glifosato provenienti dal Canada, sulla cui pericolosità tanti ricercatori e tanti agricoltori italiani si sono pronunciati.
Anche in questo caso va ricordato a tutti che la libertà di commercio non è libertà di far ammalare i consumatori.
Sono solo due piccoli casi in cui si evidenzia che la libertà del profitto non è libertà di far ammalare.
Spero in una Sua ferma coerenza al principio dichiarato.

Distinti saluti
Giuliano Buselli

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