Sono sempre più convinto di vivere in un Paese analfabeta dal punto di vista della democrazia. Non tanto perché ci sia un governo con tendenze autoritarie (cosa peraltro vera) ma perché lo scarso senso di democrazia è proprio, innanzitutto, dei cittadini di questo Paese e poi, di conseguenza, dei loro rappresentanti. Non c’è bisogno di andare molto lontano per accorgersene.
Basta fare un giro sui numerosi forum di discussione presenti sul Web o sulle pagine di Facebook per rendersi conto del livello di arroganza e di autoritarismo che regna e del concetto del tutto privato e personale di democrazia che gli italiani possiedono.
Chi non la pensa come la maggioranza non è degno di rispetto, viene attaccato verbalmente anche violentemente o molto semplicemente messo da parte, escluso. Nella migliore delle ipotesi deriso, nella peggiore diventa un nemico da emarginare e combattere a tutti i costi. Se l’atteggiamento dei cittadini è questo non possiamo meravigliarci di quello che assumono quotidianamente i loro rappresentanti politici che non perdono nessuna occasione pubblica per farlo, a cominciare dai dibattiti televisivi.
Eppure sono quelle stesse persone, spesso, a lamentarsi ed ha pretendere maggiore democrazia dai propri rappresentanti. Quelle stesse persone che attaccano violentemente chi la pensa diversamente chiedono a gran voce più democrazia, più giustizia.
Se la politica in Italia ha raggiunto determinati livelli è perché la società italiana non ha ancora interiorizzato due valori essenziali per una corretta convivenza: il senso dello stato e l’etica civile. Secondo il filosofo Umberto Galimberti le cause sono riconducibili a tre fattori: in primo luogo lo Stato italiano ha solo 150 anni di vita, fino ad allora è stato governato da potenze straniere per cui la parola Stato è sempre stata sinonimo di nemico: lo è ancora oggi in molte regioni dove la criminalità appare come una sorta di anti-Stato e lo è anche nel momento in cui si è chiamati a contribuire al mantenimento dei servizi sociali (assistenza sanitaria, istruzione, sicurezza, e così via) attraverso il pagamento delle tasse, percepite dai più come un furto, una sottrazione, da parte di un soggetto (appunto lo Stato) spesso considerato un’entità altra da noi. In secondo luogo l’Italia è un paese cattolico la cui cultura di fondo prevede un riscatto ultraterreno, in un’altra vita, l’esistenza dell’individuo quindi è privatizzata e poco incline a considerarsi parte di una comunità più ampia in cui vengono riconosciuti dei diritti ma anche dei doveri. Spesso le nostre buone azioni su questa terra assomigliano più ad una raccolta punti volta all’ottenimento di un premio nell’aldilà che un impegno finalizzato al miglioramento di questa vita, quella che viviamo quotidianamente, qui ed ora. Infine l’etica è ancora molto arretrata, si concentra su quei tre comandamenti che regolano la sessualità, l’omicidio ed il furto. Il falso in bilancio ad esempio, per citare uno dei reati più attuali, non viene percepito altrettanto gravemente di come viene percepito il borseggio, eppure in entrambi i casi stiamo parlando di un furto, di una truffa. L’intreccio di questi tre fattori produce un basso livello di moralità civile che è alla base di tutte le nostre miserie terrene.
C’è molto ancora da lavorare. Bisognerebbe iniziare ad “alfabetizzare” i cittadini e ad avvicinarli alla democrazia, per consentirgli poi di riconoscerla nei propri rappresentati, perché quella di vivere in un paese democratico non resti solamente, come oggi, una pura illusione.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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9 commenti
  1. giuliano
    giuliano dice:

    "Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani" dicevano i nostri "padri della Patria".

    Ebbene io sono arrivato alla conclusione che questa convinzione sia alle origini dei nostri mali odierni.

    Si possono trattare i cittadini come materia da modellare e aspettarsi poi che siano democratici? Li considero e li tratto da bambini , ma pretendo che si comportino da adulti. Saranno per sempre bambini.

    Il nostro Risorgimento ha preteso di fare gli italiani e ha pensato che gli italiani dovessero diventare quello che erano i cittadini di altri paesi.Invece di costruire una nuova forma di democrazia adatta agli italiani e realizzata dagli italiani , hanno preteso di imporre la democrazia che a loro (a Cavour…) piaceva, non quella ad esempio svizzera con le sue forme di democrazia diretta, ma quella anglo-francese tutta centrata sulla rappresentanza. I Padri della Patria hanno imitato passivamente. Ancora oggi le cose stanno cosi', la sinistra non riesce a superare la convinzione che esista solo UN modello di democrazia. Eppure un acuto pensatore del primo ottocento, Leopardi , aveva avvertito in un libretto sul "carattere" degli italiani che qui da noi mancano "i vincoli stretti". Ovvero: una certa dose di individualismo è strutturale in Italia. Questo individualismo (diverso in ogni parte d'Italia) attenua la percezione della dimensione sociale , ma -al tempo stesso- ha impedito, ad esempio, al fascismo di penetrare in profondità nelle coscienze come è invece avvenuto nella Germania nazista. "Governare gli italiani è impossibile" diceva Mussolini, Hitler non lo ha mai pensato dei tedeschi.

    Io non so quale sia la forma di democrazia meglio rispondente alle caratteristiche del popolo italiano (andrà costruita insieme), ma credo che la democrazia richieda individualità libere ed autonome e ciò significa :

    – uomini autonomi dalle ideologie di massa dei partiti politici; la politica va ridotta a strumento e non a fine

    – se credenti, uomini che siano liberi cercatori spirituali e non bambini nelle mani delle gerarchie religiose;

    – persone che si siano liberate dalle idolatrie del consumo e della televisione….

    Io vedo ogni giorno persone che provano a liberarsi da tutte queste dipendenze…..

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  2. Nu
    Nu dice:

    Fame di democrazia?

    La riflessione di Massimiliano sulla fame di democrazia in Italia coglie uno degli aspetti fondamentali del degrado del comune sentire cui tutti assistiamo. Quotidianamente.

    Dissento, però, dalle argomentazioni addotte a sostegno.

    La premessa maggiore è sicuramente condivisibile. Chi dissente è nemico. Chi è contrario non merita rispetto, dignità, diritto. È, questo, un atteggiamento umanissimo di reificazione dell'avversario che viene considerato una “cosa”. In questo modo è più facile ignorare, controbattere, colpire o distruggere.

    La storia umana è ricca (anche troppo) di questi esempi. La Germania nazionalsocialista reificò gli ebrei e ne proclamò l'estinzione: distruggere “cose” è molto più semplice che distruggere uomini!

    Il punto della questione non è, pertanto, nella forma di governo. Sta altrove.

    Il punto dolente, a mio avviso, non sta nella carenza di attitudine democratica ma nel difetto di sentimento sociale.

    La socialità è il collante dell'agire collettivo. È il motore del vivere “assieme”. La sua mancanza determina l'attitudine a vivere “contro”.

    Vivere “contro” è, per molti versi, più semplice. È molto più facile identificare il diverso, il nemico o l'altro, particolarmente se l'individuo viene costantemente sottoposto ad un logorante processo di isolamento e alienazione. È molto più semplice percepire le note dissonanti nella parola altrui, piuttosto che concentrarsi sugli aspetti comuni del reciproco confronto.

    Così, chi non è d'accordo è un incapace, un inetto, un nemico.

    Ma è una carenza di socialità, non di democrazia.

    La democrazia non è altro che una forma di esercizio della socialità, ovvero la canonizzazione sotto procedure formali di un modello condiviso di gestione della cosa pubblica. È uno strumento, non un fine.

    Per questo motivo, io credo che si debba lavorare sul fattore sociale, sul cemento collettivo che sostanzia la reciprocità dei rapporti individuali. La democrazia verrà dopo.

    Le tre ragioni addotte a giustificazione della carenza di sentimento democratico, inoltre, mi appaiono impregnate di un qualunquismo borghesuccio e sdrucciolevole (quale inettitudine, quale incapacità, a morte!!! ehehehehe….).

    Al di là della battuta, l'idea che il difetto di democraticità dipenda dalla gioventù dello Stato mi lascia perplesso. Altre giovani democrazie non hanno presentato questo tasso di disgregazione sociale.

    L'Italia, inoltre, è un attributo geografico che vuole legare realtà molto dissimili tra loro, che sono state in competizione campanilistica per oltre un millennio (dalla caduta dell'impero romano all'unità). La stessa unità della nazione non è stata frutto di un sentimento condiviso e diffusivo nella maggioranza della popolazione civile. Non è partita dal “basso”.

    Il pensiero, poi, che esista una sorta di “anti-stato” cui talune popolazioni si rivolgono con aspettativa mi raccapriccia. Semmai, è la confusione tra l'apparato e l'istituzione ad aver contaminato l'idea comune di cosa pubblica cui guardare con fierezza e fiducia.

    Il cattolicesimo non rappresenta, a mio giudizio, un fattore determinante nella formazione del pensiero politico di base. L'influenza della Chiesa come apparato (non come comunità di fedeli) si avverte soprattutto al livello del gioco partitico/parlamentare che è, come noto, del tutto scollato dagli interessi e dalle aspettative dell'uomo comune.

    Con il benessere materiale in cui viviamo, la promessa di una ricompensa ultraterrena è divenuta fatua: perché aspettare quando ho tutto a mia disposizione oggi, adesso.

    Di etica parlo con molta ritrosia. Per cui mi astengo, almeno in questa sede.

    Una cosa, però, mi preme osservarla. Se una condotta non è collettivamente percepita come negativa e non viene associato un disvalore alla sua concorrenza, allora non è reato in senso sostanziale. Per cui, come dici, se il falso in bilancio non è percepito, in base a ciò che accade comunemente, come reato e non viene espresso un giudizio assiologico negativo, perché lamentarne l'antidemocraticità? È proprio della democrazia scegliere quelle condotte che, in un determinato momento, debbano essere considerate positive o negative….

    Se questo sproloquio vuole concludersi con una vibrante pars costruens, deve prendere le mosse da una considerazione di fondo.

    Come si costruisce la socialità? Difficile a dirsi.

    Sicuramente, occorre combattere la desocializzazione a cui la persona viene sottoposta.

    Ciascuno di noi viene sempre più isolato dinnanzi ad un monitor. Il monitor è lo specchio di una realtà nella quale la persona diviene soggetto passivo/ricettivo del messaggio veicolato da soggetti professionali.

    La persona, dunque, diviene individuo. L'individuo diviene consumatore, portatore di diritti fin tanto che consuma.

    In questo senso, le nuove tecnologie rappresentano un'esca troppo invitante e paradossale.

    Essere sempre connessi in qualsiasi momento e qualsiasi luogo non è, contrariamente a ciò che si può credere, un fattore di socializzazione ma di estraniamento. Paradossalmente, mi è più facile intessere rapporti con chi è distante da me anche migliaia di chilometri che parlare faccia a faccia con colui che mi sta davanti!!!

    Ecco, se fossimo capaci di contrastare questo fenomeno di disgregazione sociale, se fosse possibile fare in modo che le persone ricomincino a guardarsi negli occhi e riconoscere nell'altro parte di sé ed in se stessi parte dell'altro, se fosse possibile ricominciare a compatire (cum pati, soffrire insieme), ovvero riconoscere che la sofferenza di chi ci sta vicino è la mia identica sofferenza (“ama il prossimo tuo come te stesso!!!”), si verificherebbe una cosa eccezionale: si comincerebbe a comprendere che l'interesse del singolo coincide nel sostegno dell'interesse collettivo, senza nessuna frattura o contrapposizione.

    Certo è facile scriverlo…

    Nuccio Cantelmi

    Cane Sciolto

    Rispondi
  3. sacha
    sacha dice:

    Mi rannicchio, piccolo piccolo, esplodo di rabbia e rancore, boom esplodo ho reagito a l'ennesimo colpo e sputo in faccia all'idiozia e alla logica realta cui alcuni post mi scaraventano. Leggo e vomito, vomito e leggo….che logica banale, sociologica idiozia. Ancora una volta leggo i compitini perfettini della serie come sono bravo … che bel capopopolo che sono. L'inno all'io piu bieco e stupido. Sebbene trovi ribellione e un certo conforto nelle parole di Nuccio e Giuliano (meno male)… non capisco il senso dell'eresia nel titolo del post oltre a non capirne il senso.Le analisi sociologiche fanno ridere i polli! Non capisco il senso se mai un senso abbia quanto scritto ne"l'illusione di vivere in un paese democratico".Non capisco il senso del parlare in terza persona. Parlami di te e non del mondo, parlami di cosa vuoi e non di che vogliono gli altri, parlami di cosa ti piacerebbe non di cosa vorrebbe il mondo.

    Parlami di un uomo non delle masse. Ma come si puo', qual'e' il fine, dove si vuole andare seguendo questa strada. Rimango atterrito e imbufalito della sciocca discussione non capendone il senso. fumo una sigaretta per stemperare la rebbia ma non ci riesco… vorrei vorrei un albero e un tramonto da abbracciare insieme, vorrei vorrei fondermi nell'universo e invece affogo di turbe illusorie sulla democrazia che copre il malessere dell'essere piccolo, che copre la foga dell'illusione di essere uomini. Maledetta la democrazia, lo stato, le sovrastrutture e tutto cio che implica un ruolo o una lotta di potere, o una scala sociale e un ruolo che essa implica. Maledetta la mediocrita, maledetta istruzione, maledetto stato, maledetto IO. Spero nella comprensione del senso e son contento se qualcuno rifletta.

    Rispondi
  4. Max
    Max dice:

    In realtà, caro Sacha, il suo commento avalla e conferma ciò che ho scritto. Ma questo, diversamente da ciò che potrebbe pensare, non mi rende felice, non mi soddisfa. Mi delude e non contribuisce ad aggiungere altro lì dove, lo scopo di questo blog, è quello di partire da un punto per arrivare dove la capacità di coloro che lo animano e lo rendono luogo del ragionamento e del confronto risulta capace di arrivare. Lei invece si è fermato, ha scelto quella mediocrità che dice di maledire ma dalla quale, nei fatti, non dimostra di volersi allontanare.

    Rispondi
  5. sacha
    sacha dice:

    Si sono fermo, immobile sulla sponda del fiume ad aspettar il corpo flaccido passar. Veda, io rimango immobile e fermo perso nel vuoto e scelgo la mediocrità che maledico e nella quale, nei fatti, non dimostro di volermi allontanare. Ha perfettamente compreso il senso del mio dibattere al Suo post.

    BRAVO Sig MAX!

    Ora che ha compreso, Le spieghero' in tal senso il mio quotidiano agir.

    Di buona leva, la mattina sto fermo immobile a sentir l'intorno che mi ingloba, sensazioni inebrianti, permeanti percezioni, sintonie armoniose..sono pronto esco… la mattinata passa, la scorta di energia basta ad armonizzare la mediocrità, essa si innalza e risplende; in definitiva un bel divenire. Dopo pranzo le incombenze digestive disturbano il mio stato e faccio fatica a mantenerlo. Pian piano decado in basse stratificazioni che al tramontar della giornata, stando fermo,immobile, tendo di risollevar. Riconosco la mediocrità e tendo di risollevarla sempre in ogni momento dell'eterno divenire. Lei dice bene che io l'abbia scelta. Per questo ho ribattuto al suo post! L'essere mediocre è una condizione umana ove uno ci puo' sguazzare dentro senza accorgesene (Come LEI SIG MAX) oppure usarla da trampolino per saltar piu' in alto.

    Veda, ha possibilità di scelta.

    Mediocramente Sacha

    Rispondi
  6. Nu
    Nu dice:

    @ Sacha: mi diverte molto la veemenza con la quale ti proponi. Non tutto può nascere nell'intenzione di dirompere o stupire. A volte, si scrive per motivare risposte, per cercare dialogo, per confronto e conforto.

    Tu stesso sembri molto pregno della tua indole destruens, ma non noto molta attitudine costruens… In attesa di vederti propositivo…

    p.s: sei molto divertente quando vituperi, ma quando insulti è un pò melenso.

    Rispondi
  7. sacha
    sacha dice:

    Nu, questo sito si chiama ereticamente.it, vorrei trovare l'eresia, la devianza di un altro vedere, vorrei parlare e riflettere semmai su cosa sia uno stato, sui falsi valori che ci circondano, sull'idea di razza, di religione, di popoli e di come tutte queste nomenclature ci ingabbiano e ci fanno sentire lontani dall'umano sentire.Allora vediamo un po' ad esempio…cosa è lo stato? nulla lo stato non esiste, esiste un unica terra con tutti i suoi abitanti (animali, piante, batteri, uomini e via dicendo). Cosa è la democrazia? e' il nulla piu' totale, uno stratagemma per sedare gli animi. Essa non è mai esistita e mai esisterà in quanto non ha valore proprio. Cio' premesso, io sento la necessità di abrogare (cosa che faccio) nella mia vita tutte queste trappole concettuali che mi dirottano verso una visione strumentale del mio vivere. In poche parole le sovrastrutture quali stato, popolo, democrazia, razza e via dicendo sono i piu potenti deterrenti verso la manifestazione dell'essere. Sento la necessità di distruggere tali valori in quanto essi semplicemente non esistono (indole destruens). Vorrei costruire un mondo sull'eresia perchè è essa che lo ha costruito fin ora, seppur a balzi, seppur in maniera discontinua. Di esempi ve ne sono a migliaia (il budda,gesu, giordano bruno, galileo, darwin, einstain, Carmelo bene, pasolini e via per altri mille ancora), eppur il loro pensiero ormai è addomesticato, ovattato, reso comune, eppur hanno tirato su le sorti dello spirito, ormai placato in falsi ideali con i nuovi dittatori e/o democrazie che si chiamano casa,famiglia, scuola, lavoro, popolo, stato ecc…Il vero male è l'essere assopito a tali valori. Chi non si rende conto che quando essi albergano nel suo pensar diventa egli stesso carnefice, mentre punta il dito sull'altro.In poche parole caro Nu, il sol parlare nel linguaggio di cui si nutre il potere rende complice e carnefice anche chi lo usa. In attesa di gesu o qualche altro eretico che abbagli le coscenze umane…molto propositavamente ti saluto

    Rispondi

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