Con un aumento esponenziale del numero dei contagi a livello mondiale e con un sempre maggior numero di dati raccolti, gli esperti prevedono che il continente indiano possa diventare, nei prossimi mesi, il più grande focolaio fino ad ora registrato per il Coronavirus. Durante la prima fase della pandemia, nel mese di febbraio, quando il focolaio principale era solo in Cina, il governo indiano aveva ricevuto il plauso dall’OMS per come aveva affrontato la fase iniziale. Le iniziali precauzioni sembravano dare i loro frutti. Ma i numeri dichiarati non erano attendibili come in molte altre nazioni. Le maglie dei controlli erano larghe e il nemico oscuro è riuscito a passare, magari tramite soggetti asintomatici. Rispetto alla Cina e gli altri paesi asiatici, l’India risulta essere una delle nazioni con il minor numero di test effettuati per milione di abitanti (102 per un milione). L’India è una nazione/continente che conta 1,3 miliardi di esseri umani. Il presidente Narendra Modi, al suo secondo mandato elettorale, è stato rieletto con un alto numero di preferenze appena l’anno scorso e si trova ad affrontare la più grande crisi di sempre.
Negli ultimi giorni, in Rete, è subito diventato “virale” (mai miglior termine è stato così appropriato come in questo periodo) un video nel quale, il premier indiano, davanti al Parlamento, fa una battuta (quasi da avanspettacolo) sul perché i cinesi non sono buoni giocatori di cricket. Più o meno in italiano suona così:
Perché i cinesi non sono capaci di giocare a cricket?
(breve pausa con un giro di 130 gradi dello sguardo verso il pubblico e poi continua…)
Perché loro mangiano solo “fottuti” pipistrelli.
Tutto il pubblico in sala, pagato dai contribuenti indiani, inizia a ridere di buon gusto allo spettacolino dell’attore principale in scena. Un utente anonimo, forse un cinese trapiantato in Europa, non avendo digerito l’umorismo con influenza britannica del premier indiano, ha subito condiviso il video e ha risposto con un cinguettio virtuale:
Sapete perché l’India non gioca mai ai mondiali di calcio? Perché ogni volta che ottengono un angolo, provano ad aprirci un negozio.” (detto in inglese ha molto più piglio.)
E giù via un fiume di commenti che vi risparmio, senza testa e senza coda per ore e giorni. Insomma, tra una barzelletta, una battuta, una citazione sbagliata e uno slogan vuoto i mandati dei politici mondiali passano via così, con poche speranze per i poveri cittadini.
Anche noi in Italia, maestri del cabaret, non siamo di meno. Contagiati, ormai da lungo tempo, da questo modo di non fare politica, da questa strategia in stile americano di rispondere alle necessità di una nazione con frasi a effetto e proclami inefficaci, gettati lì a caso e ben conditi da qualche barzelletta che non guasta mai. Tanto c’è sempre qualcuno della carta stampata o della TV che è pronto a raccogliere questi rifiuti di comunicazione non politica, interpretarli, addobbarli e maleficamente farli rimbalzare sulle masse, amplificando così il tutto e il niente di questo vuoto democratico. Così, aumentando di fatto la confusione che oramai regna sovrana, come i sovranisti e i nazionalisti come Modi, di nuova e vecchia lega. Mi viene in mente, a tal proposito, l’infelice battuta di qualche tempo fa del governatore di una regione del nord Italia sui cinesi “untori” che mangiano i topi. Giusto per legare le cose con un ipotetico filo conduttore di pressapochismo.
Si ipotizza che nel mese di giugno (o forse luglio) i contagiati della popolazione indiana potrebbero diventare mezzo miliardo di persone. La maggioranza di questa cifra sarà contagiata in forma lieve, ma forse un quinto o più di quella cifra, quindi milioni di persone, saranno affette dal virus in modo grave.
La condizione del sistema sanitario in questo paese è, da sempre, carente. Quasi inesistente in tanti comuni e villaggi dell’entroterra non urbanizzati. Il numero dei letti in ospedale per milione di abitanti rasenta quasi lo zero virgola. Sembra esserci una stretta correlazione tra basso livello di serietà dei politici e alto livello di serietà dei problemi in tutto il mondo.

Abbi cura di te.

Anam

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