L’indipendenza dei dipendenti

Mi sono disconnesso, per qualche tempo, dal caos informativo che i media creano quotidianamente e quando ho ristabilito la connessione mi è sembrato di essere stato via molto più del previsto. Una piccola regione della Spagna ha messo in scena, per qualche settimana, un melodrammatico tentativo di indipendenza e, improvvisamente, i media si sono messi alla ricerca di casi analoghi in giro per l’Europa, facendo diventare quello dell’indipendenza un tema che fino al giorno prima nessuno di noi si sarebbe sognato di discutere.
Si chiama “agenda setting” la capacità dei media di imporre gli argomenti anche quando questi sono marginali. Quelli dei partitici, ad esempio, lo sono quasi sempre, ma è sufficiente che qualcuno gli metta un microfono davanti alla bocca perchè diventino di rilievo nazionale.
Parlare di indipendenza, nel Terzo Millennio, sa molto di esercizio di stile. I popoli industrializzati (e non solo) vivono in uno stato di torpore (leggi sonno) generale creato dal benessere materiale (ma anche dal rumore mediatico) nel quale sono costantemente immersi e ogni tanto vivono degli sprazzi di presenza che si riducono, poi, a qualche urlo di piazza e nulla più. Siamo tutti in fila per comprare l’ultimo modello di smartphone, per partecipare al concorso, per ottenere un incentivo, per avere un favore, per grattare un biglietto della lotteria, per guardare la partita di calcio, non c’è bisogno degli eserciti per controllare le masse, siamo addestrati molto bene a farlo da soli. Siamo dipendenti dal gioco, dal fumo, da internet, dalla droga, dal giudizio degli altri, dalla pubblicità e accusiamo gli altri della nostra infelicità, recitando il ruolo di vittime, come dei novelli Narciso. Come scrive Stefano D’Anna “la favola di Narciso è la metafora dell’uomo che diventa vittima del mondo“. Narciso, infatti, non si era innamorato di sé, come erroneamente siamo portati a credere, ma di qualcosa al di fuori di sé, della sua immagine riflessa nell’acqua. Qualcosa che gli fa dimenticare se stesso e che lo fa smarrire nei meandri di un mondo dal quale dipende. “Accusare il mondo, lamentarsi, giustificarsi, nascondersi, sono le manifestazioni di un’umanità in disgrazia, i sintomi rivelatori della dipendenza, dell’assenza di una vera volontà.” Ecco perché la richiesta di indipendenza dei dipendenti fa sorridere, fa tenerezza.
L’unica vera rivoluzione oggi possibile (ma difficilissima) è quella che possiamo fare dentro di noi (ovvero risvegliarci dal sonno) e, invece, veniamo costantemente illusi e distratti da pseudo-leader (appoggiati dai media) alla spasmodica ricerca di problemi da strumentalizzare per risolvere, in primis, il proprio problema di vivere. I primi disperati sono loro. Trasformare la propria disperazione in un’opportunità oggi significa fare bingo, questo vale per i partitici come per gli imprenditori. E’ sufficiente recitare un copione, il più estremo possibile, l’unico modo per guadagnare un’ampia fetta di mercato politico, alla stregua di un barattolo di pomodori.
Se tutte le rivoluzioni del mondo sono fallite è perché hanno tentato di cambiare il mondo esteriore invece di quello interiore. La storia insegna che chi vuole sovvertire i poteri costituiti, quando ci riesce, si comporta allo stesso modo (se non peggio) di chi l’ha preceduto, perché chi ambisce a conquistare il potere (che è sempre effimero) non vuole cambiare le cose, vuole semplicemente sostituirsi, prendere il posto di chi l’ha detenuto fino a quel momento. Si tratta di un desiderio che scaturisce quasi sempre dall’invidia, perché chi l’ha preceduto ha sempre ostentato ricchezze e privilegi e sostituirsi significa attingere a quelle ricchezze e a quei privilegi, e per un uomo post-moderno che ha perso la propria spiritualità e il senso del proprio stare al mondo (anelare all’indipendenza in un mondo super connesso è semplicemente ridicolo) l’unica ricompensa sono i beni materiali. Questo vale per le piccole comunità come per le grandi nazioni.
Aspira alla libertà, esci da questa moltitudine di disperati… Imponiti un nuovo modo di sentire. Conquista l’immenso dentro di te e le galassie diventeranno granelli di sabbia…il mondo è in te e non viceversa, se vuoi e ci credi puoi farlo uscire fuori.

Massimiliano Capalbo

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ottobre 14, 2017

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