L’interesse del soggetto non identificato

Il sindaco di Trecchina sembra nervoso. Continua a rilasciare dichiarazioni per iscritto e a voce per rassicurare i suoi concittadini (e quanti ne sono venuti a conoscenza attraverso il mio articolo) della bontà dell’opera che ha contribuito (assieme ad altri suoi colleghi partitici) ad autorizzare. Mi ha risposto per conto terzi, rivolgendosi ad altri, citandomi più volte ma evitando accuratamente di rivolgersi direttamente al sottoscritto. Forse mi teme, perché non riesce ad inquadrarmi, mi considera alla stregua di un extraterrestre, di un soggetto non identificato dagli oscuri interessi. Chissà che idea si sarà fatto del sottoscritto.
Me lo immagino mentre tenta di incasellarmi in una delle categorie con cui è abituato ad interagire di solito. Chi è questo sig. Capalbo? Non è un ambientalista che dice no a tutto per ideologia; non è un partitico della fazione contrapposta che vuole strumentalizzare la vicenda per fini politici; non è un romantico bohémien residente a Trecchina che immagina la natura del suo paese alla stregua di un quadro bucolico; non ha amici a Trecchina (anche se dopo l’articolo le richieste di amicizia su FB fioccano) che possono averlo usato e strumentalizzato per secondi fini. Non può essere che sia capitato a Trecchina per caso, ci deve essere qualcosa sotto. Scopre, quindi, girovagando sul Web o reperendo informazioni da terzi di avere a che fare con un imprenditore turistico e me lo immagino aggrottare le sopracciglia ancora di più. Che strano questo imprenditore che non ha interessi in quel luogo eppure se ne interessa; che non va a braccetto con i partitici eppure è sempre disponibile al confronto con loro; che non campa di finanziamenti pubblici e non considera il denaro come un obiettivo ma come una semplice conseguenza del talento suo e di quello dei suoi collaboratori; che non devasta il territorio ma lo valorizza. Non gli resta dunque che una sola conclusione: “risulta che lo stesso autore sia socio e product manager di una attività turistica all’interno del Parco Nazionale della Sila, come tale in evidente conflitto di interesse“.
Se l’interesse a cui si riferisce il sindaco è costituto dal temere che un “grande attrattore” come quello in corso di realizzazione a Trecchina possa rappresentare un concorrente per la mia attività voglio subito rassicurarlo perché abbiamo target diversi. Orme nel Parco sta andando nella direzione esattamente opposta rispetto a quella immaginata da lui e dai suoi esperti di turismo. Anzi, paradossalmente, un impianto come questo, essendo esattamente agli antipodi come concezione di sviluppo turistico rispetto a quello che abbiamo scelto di adottare in Sila non potrà che rafforzare la nostra immagine e il valore del nostro servizio e del nostro territorio. Mentre quello di Trecchina rappresenta un clone, equivalente a tanti altri (realizzandolo potrà finalmente assomigliare alle Alpi), il nostro è unico e irripetibile e si trova solo in Sila. Perché? Perché, al contrario di ciò che è avvenuto a Trecchina, fa del luogo dove sorge un elemento caratterizzante e si fonda su due valori immateriali inimitabili che non si acquisiscono pagando degli “esperti” o delle imprese edili per realizzarli ma sporcandosi le mani tutti i giorni. Si chiamano reputazione e relazione (con le persone e l’ambiente). Lo so, sono strano signor sindaco, i miei interessi non coincidono con quelli che lei ha ipotizzato, ma con quelli che ciascun cittadino dovrebbe avere nei confronti di ciò che rappresenta un patrimonio di tutti: la natura e l’ambiente. La vicenda di Trecchina è un esempio concreto di cosa può succedere quando si delega il proprio destino alla partitica locale. E’ proprio il dis-interesse dei suoi concittadini, infatti, che le ha permesso e le permetterà di realizzare questo capolavoro. E’ lo stesso dis-interesse che, ogni giorno, rende l’Italia un posto peggiore.
In verità forse un giorno mi toccherà ringraziarla, signor sindaco, perché realizzando quest’opera mi ha fornito:
1) un esempio vivente di come non si fa sviluppo turistico sul territorio (e di come si sperpera il denaro pubblico che il sottoscritto e tanti altri col proprio sudore hanno contribuito a fornirle per potersi riempire la bocca di parole tanto in voga come outdoor e adrenalina nei convegni) che potrò utilizzare durante i corsi o gli incontri pubblici che tengo periodicamente in giro per la mia regione, per dimostrare concretamente qual è la differenza che passa tra devastare un territorio e valorizzarlo ed evitare che a qualcuno possa venire in mente di imitarla;
2) un vantaggio competitivo per la mia attività perché più territori devastati ci saranno in giro e maggiormente apprezzati saranno quelli che avranno avuto la capacità di rimanere integri ed autentici.
Dubito, invece, che i suoi concittadini faranno altrettanto, soprattutto quelli più giovani. Si ricorderanno di lei quando andranno alla ricerca delle responsabilità, tra qualche tempo. Non sarà, infatti, un articolo a bloccare il vostro progetto ma lo tsunami che travolgerà il vostro territorio quando la crisi che avete contribuito a generare, vi presenterà il conto.

Massimiliano Capalbo

Comments

Lascia un commento

dicembre 3, 2017

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *