orcoDopo il ritrovamento del cadavere di Yara il parroco di Brembate Sopra, Don Corinno, durante una messa nei giorni scorsi ha affermato: «dentro di noi c’è smarrimento e angoscia e non riusciamo a capire se tutto questo ha un senso. Eravamo abituati a sentir parlare dell’orco nelle favole, adesso sappiamo cosa è l’orco. Un orco è tra noi, abbiamo visto fino a che punto può arrivare l’uomo, e siamo preoccupati».
A me pare, caro parroco, che l’orco invece di essere “tra noi” sia “in noi”. Altrimenti non si spiegherebbero il pellegrinaggio di tanti curiosi sul luogo del ritrovamento e l’attenzione spasmodica per le trasmissioni che affrontano l’argomento. Lo so che un’affermazione del genere lascia sgomenti, soprattutto perchè non trova soluzione. Se l’orco fosse altro da noi, una volta trovato e arrestato cesserebbe anche l’angoscia. Invece sapere che è in noi non ci fa vivere tranquilli, ma ci fa temere un altro accadimento.
Secondo Marie-Louise von Franz: “Nell’uomo… abita un ospite sconosciuto, un Doppio più debole, il suo altro Io…” E’ come se dentro di noi convivessero angeli e demoni, in una continua lotta quotidiana, e spesso i demoni vivono nell’ombra.
Secondo Marina Valcarenghi, psicoterapeuta junghiana: “L’Ombra, oscura quel territorio dell’inconscio che un uomo sente impraticabile per motivi culturali (morali, sociali, estetici, religiosi e così via). A partire dall’infanzia e durante il progressivo sviluppo della coscienza, un essere umano si abitua a giudicare inagibili diversi comportamenti e pensieri perchè sono proibiti e svalutati dall’educazione familiare o da più vaste aggregazioni sociali: la scuola, la chiesa, il gruppo degli amici, la società nel suo insieme. Questi comportamenti e questi pensieri negati affondano nell’inconscio e costituiscono una progressiva sedimentazione che la psicologia analitica ha chiamato Ombra.”
Forse allora non ha granchè senso cercare l’orco al di fuori di noi, perchè l’orco emerge sempre più spesso dal di dentro di ciascuno di noi, soprattutto in una società, quella post-moderna, malata di solitudine e depressione.

Massimiliano Capalbo

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