C’è stato un passaggio nel discorso tenuto da Donald Trump, subito dopo la sua elezione, che mi ha colpito per la sua palese contraddittorietà. Una contraddittorietà che caratterizza, spesso, in forme e con parole diverse, la maggior parte dei discorsi tenuti dagli uomini partitici del mondo. Un discorso che contiene un grande ossimoro, la figura retorica consistente nell’accostamento di termini che esprimono sensi contrari o comunque in forte antitesi tra di loro.
Abbiamo un grande piano economico – ha affermato Trump – raddoppieremo la crescita del nostro paese e avremo l’economia più forte al mondo. Allo stesso tempo, andremo d’accordo con tutte le altre nazioni che vogliono andare d’accordo con noi. Lo faremo. Avremo ottimi rapporti. Ci aspettiamo di avere rapporti davvero eccellenti.” E ancora: “Alla comunità mondiale voglio dire che, nonostante metterò gli interessi dell’America sempre al primo posto, ci comporteremo in modo corretto con tutti. Tutti i popoli e tutte le nazioni. Cercheremo un punto d’incontro, e non l’ostilità. Collaborazioni e non conflitti.L’ossimoro che Trump propone, in sostanza, è quello di un dominio condiviso.
Nessuno ha battuto ciglio, ho atteso giorni ma non mi è sembrato di leggere nulla che facesse notare le molteplici contraddizioni insite in questo ragionamento, erano tutti concentrati sui suoi appartamenti e sulle sue mogli (cioè sui temi oggetto di invidia).
All’obiettivo di diventare l’economia più forte del mondo (che evidenzia una chiara proiezione della sindrome del “pene piccolo” in altri ambiti), non può corrispondere, come si auspica, l’andare d’accordo con tutte le altre nazioni, per ovvie ragioni. La storia insegna che al crescere di un’economia corrisponde la decrescita e l’impoverimento di un’altra, proprio perchè la crescita (spesso a dismisura) della prima avviene quasi sempre a discapito della seconda e la storia degli Stati Uniti, così come quella di molti altri paesi industrializzati del mondo, ha ricalcato da sempre questo schema. A capo delle nazioni dovrebbero andare le idee prima delle persone e idee nuove non se ne vedono all’orizzonte.
A Trump, così come a chi lo ha preceduto fin qui, sfugge, è sempre sfuggito, che per andare d’accordo con le altre nazioni occorre agire perchè anch’esse crescano e progrediscano (oserei ereticamente dire prima della propria), per far questo occorre smettere di saccheggiarle e impoverirle “mettendo davanti i propri interessi” come si annuncia di voler continuare a fare, depredandole delle loro risorse, prima vera ragione dell’escalation di attacchi terroristici e dell’epocale ondata di emigrazione in corso.
Non è una scoperta recente questa, risale a circa 2000 anni fa, lo aveva già capito infatti Marco Aurelio, principe-filosofo romano, che affermava che l’invidia (o il sentimento di rivalsa) nasce dalla paura che hanno gli altri di restare indietro. Questo significa che per evitare di attirarsi le antipatie o le avversioni degli altri forse occorre cominciare a condividere i propri successi, a far si che diventino anche i successi degli altri, invece di continuare ad imporli come gli americani hanno sempre fatto. Anche volendo fare gli scaltri questa resta sempre la migliore delle strategie. I tuoi successi dipendono dai (e sono una conseguenza dei) successi degli altri.
Sarebbe più sensato se invece di soffermarci come spesso avviene sulle persone, su chi lo dice, cominciassimo a soffermarci su ciò che dicono e soprattutto su ciò che fanno, separando il contenitore dal contenuto, per evitare come spesso fanno i giornalisti (?) di prendere partito e smarrire per strada i significati.
Eppure, in queste settimane, la maggior parte dei grandi intellettuali/opinionisti si è concentrata sull’ignoranza del neo-presidente, ritenuto inadeguato al compito che gli spetta ma non per le ragioni su esposte, disconoscendo la domanda che sempre Marco Aurelio pose in tempi non sospetti: “Che c’è di male o di strano se l’ignorante agisce da ignorante? Guarda piuttosto che tu non debba incolpare te stesso per non esserti aspettato da lui la colpa che ha commesso, perchè i mezzi sufficienti per capire che con ogni probabilità l’avrebbe commessa, la ragione a te li aveva forniti, eppure te ne sei scordato e ora ti meravigli che l’abbia commessa.

Massimiliano Capalbo

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