L’umore generale è di sfiducia e rassegnazione. Ci stiamo accorgendo e convincendo che lo Stato è ormai diventato un ostacolo alla libera determinazione degli individui e non più un aiuto come in origine sembrava dover essere. Perchè i partiti se ne sono impossessati e lo tengono in ostaggio.
Assistiamo impotenti al gioco, perchè di gioco si tratta, di queste lobby che continuano ad offendere ed umiliare il lavoro e i sacrifici di tante persone serie in questo Paese. I partiti, queste fabbriche di bugie, tengono in ostaggio una nazione, bloccata per varie ragioni da oltre venti anni, che rischia di rimanerlo ancora fino al 2018. La furbizia sta lasciando il posto alla puerilità, al giovanilismo rampante e infantile, alla vanità, al protagonismo mediatico. In un periodo di crisi in cui ci sarebbe bisogno di uno sforzo collettivo emerge ancora una volta l’individualismo, il personalismo, quello stesso che ci ha condotti al fallimento attuale e nulla più.
Non staremmo qui a scriverne se non fosse per una ragione molto semplice, siamo obbligati a mantenerli per legge, siamo costretti a tenere in piedi questo teatrino attraverso il pagamento delle imposte frutto del nostro sudore, imposte che hanno raggiunto da tempo livelli insostenibili, stabilite adottando criteri di ingiustizia sociale palesi. Se non fosse per questo spegneremmo la televisione, non andremmo più a votare, ce ne infischieremmo altamente perchè la vita reale è un’altra cosa, perchè la politica non si fa più nel palazzo da tempo ma per strada e perchè il potere di fare, oggi, è nelle mani delle persone che sanno intraprendere e non in quelle che parlano sedute comodamente nei salotti televisivi.
Al di là di quello che ci raccontano i media, c’è un’Italia che sta cambiando e che in silenzio si adopera ogni giorno per incidere nella realtà in cui opera ma questo cambiamento è rallentato, è ostacolato, è vessato quotidianamente dalle tasse. Molta gente, che ci piaccia o no, ha da tempo deciso di fare a meno dello Stato, sempre più spesso è costretta anche a sostituirsi ad esso, l’unico filo odioso che tiene ancora legati i cittadini allo Stato, che li costringe ad interessarsi delle sciocchezze di cui i suoi rappresentanti dibattono, sono proprio le tasse.
L’individuo libero e autonomo è ciò che lo Stato teme di più e quelli che adotta quotidianamente (come le tasse) sono solo mezzi di controllo di massa. “La forza dello Stato è il denaro“, scriveva Jean Giono, “è quest’ultimo che dà allo Stato la forza dei diritti sulla nostra vita“. E’ questa la vera schiavitù.
L’unica arma a disposizione che potrebbe veramente portare quel cambiamento tanto evocato è tentare di costruire una resistenza alle tasse organizzata, qualcosa che sia legale e soprattutto collettivo, non ci sarebbe bisogno di organizzare manifestazioni o proteste, non ci sarebbe bisogno di bloccare nulla, nessun rumore, sarebbe una lotta pacifica e non violenta, silenziosa, di un’efficacia inimmaginabile che spezzerebbe quell’unico odioso filo rimasto.

Massimiliano Capalbo

Commenti

Lascia un commento

3 commenti
  1. Riccardo
    Riccardo dice:

    L’analisi sugli effetti che avrebbe è corretta, nessuno che conosca la storia può contraddire questo dato di fatto, e che i medievali sintetizzavano nell’espressione molto significativa del Christus-Fiscus ( Kantorowicz, i Due Corpi del Re). Detto ciò però il punto di vista manca con tutto il rispetto di prospettiva: che l’orologio non funzioni più bene da tempo, e che le lancette siano bloccate dagli ingranaggi anzichè da loro mosse, oramai è lapalissiano.
    Quello che ti chiedo però è: si può riparare l’orologio fermandolo (Schiller, Lettere sull’educazione estetica dell’uomo)?
    Cerco di spiegarmi: si può semplicemente distruggere un sistema senza averne neppure uno embrionale che lo sostituisca? SIamo certi che “gli uomini di buona volontà” siano sufficienti a sostituire tutto un sistema che garantisce se non nella pratica almeno idealmente un modello di collettività e di aiuto vicendevole? La vigna credo sia troppo grande…
    Non ci sarebbe solo il rischio di determinare l’annullamento dell’ideale di collettività, giustificando di fatto un modello che incentra in se, grazie al potere del denaro,l’azione governativa che di certo non sterebbe a guardare nel vedersi sottratto l’osso?
    Non è forse auspicabile invece sforzarsi di attestare l’esistenza di una intelligenza collettiva che sovrasta di fatto tutto questo sistema oramai appesantito dagli apparati parassitari che si alimentano di soldi pubblici?
    Io credo che forse si otterrebbe di più rendendo visibile a tutti i suoi effetti (ad esempio leggi create collettivamente e condizionamenti politici in base a posizioni costituite sempre più largamente ), e rendere CONSAPEVOLI di fatto che ognuno fa parte di questo processo che a mio avviso è ormai inarrestabile? Io credo che solo così si può sperare di conservare quel poco di buono che è rimasto.
    Detto ciò capisco che pagare il 98% tra tasse dell’anno passato e acconto del futuro (?) è un’abberrazione da tutti i punti di vista e questo è solo uno degli ingranaggi che ci stanno schiacciando. Siamo sull’orlo della barbarie e a non farci precipitare forse è l’illusione (debolissima…) di poter contare su una collettività, credo che togliere il supporto a questa illusione (il fisco alimenta lo Stato, oltre ai suoi parassiti), senza creare un supporto che la possa far continuare a vivere peggiorerebbe , se possibile, le cose.
    Grazie.

    Rispondi
  2. Massimiliano
    Massimiliano dice:

    Gentile Riccardo,
    è vero, l’articolo manca (volutamente) di prospettiva perchè si limita ad analizzare quell’unico filo (sfilacciato dall’evasione fiscale per esempio) che tiene ancora legato il cittadino allo Stato: le tasse. In realtà una prospettiva si può intravedere nelle centinaia di articoli (e anche nelle iniziative pratiche fin qui realizzate) contenute in questo sito. Abbiamo sempre indicato (e continueremo a farlo) una strada diversa che esiste già ed è anche praticabile ma che non si imbocca perchè non si riesce a vedere. Per farlo occorrerebbe spogliarsi di tutta quella sovrastruttura che abbiamo costruito intorno alla nostra quotidianità, per nascondere il vuoto che c’è dentro ciascuno di noi, dentro l’uomo post-moderno occidentale.
    La prospettiva è già in atto nelle centinaia di iniziative private che sono nate e stanno nascendo in giro per il Paese e che rappresentano la nuova speranza, iniziative che basano il proprio agire sull’intelligenza collettiva cui lei fa riferimento e su una collettività sempre più consapevole e responsabile. Non c’è bisogno che qualcuno la proclami o del permesso delle istituzioni per farlo. Le cose accadono a prescindere, anzi quasi sempre quelle che hanno più successo succedono perchè nessuno si è messo in testa di farle accadere. I sistemi non si distruggono per volontà di qualcuno ma implodono autonomamente per naturale esaurimento. Ciò a cui assistiamo in questo periodo è un accanimento terapeutico ed è contro questi medici da strapazzo che si scaglia il nostro chiosare.

    Rispondi
  3. Nuccio
    Nuccio dice:

    Devo ammettere che il commento di Riccardo è ficcante e ben argomentato. In verità, il pezzo di Max è volutamente improntato a stanare coloro che, per sensibilità ed intuizione, sanno cogliere ciò che è scritto ma anche ciò che non è scritto. Con Ereticamente ci siamo messi in cammino alla ricerca proprio di queste sensibilità differenti, capaci di leggere il presente nelle sue forme mutevoli e transeunti e di intercettare il futuro che è già in nuce nel quotidiano ma che spesso non viene avvertito come tale. Forse solo la decadenza dell’impero romano ha lasciato la storia senza i germogli di ciò che avrebbe dovuto essere dopo. Le altre rivoluzioni storiche portavano in sé i semi del cambiamento. Oggi, pare che sia molto complicato saper scorgere quale sarà il paradigma su cui andremo ad assestarci ma a ben guardare esso è già tra noi. Spero che vorrai aiutarci in questo cammino Riccardo. La strada è tutta da inventare!

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi a Riccardo Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *