Il nemico numero uno di ogni progresso sociale dei calabresi e, in definitiva, il vero responsabile del disastro del Mezzogiorno, se si mostrasse in pubblico dovrebbe essere puntato dall’indice dei cittadini, inseguito e braccato con i cani dalla folla inferocita e linciato senza risparmio di efferatezze. E invece non si nasconde, anzi si mostra nell’assoluta indifferenza dei più che, per sovrapprezzo, lo considerano un depositario di antica saggezza. E’ lui: l’uomo con lo stuzzicadenti.
In ogni paese c’è una piazza, in ogni piazza c’è un bar e davanti ad ogni bar c’è lui: l’uomo con lo stuzzicadenti. Sta sempre seduto con uno stecchino inzuppato di viscidume che pende da un lato della bocca, fra labbra sempre atteggiate ad una smorfia di disprezzo: è diffidente di tutto, c’è sempre la fregatura. E’ apparentemente innocuo ma invece è armato della più temibile delle armi: il buon senso. Arma subdola e vile, che dovrebbe essere vietata dai trattati internazionali ancor più delle “armi sporche”, il buon senso è invece ricevuto con tutti gli onori nei salotti buoni del “è sempre stato così” (postilla segreta, perché chi sta bene dal cambiamento non può che rischiare di perdere), è quindi per sua natura conservatore. A lui tutto sta bene come sta, in fondo.
Per questo l’uomo con lo stuzzicadenti è immobile. Non ha ambizioni, non ha idee, non ha desideri, quindi non si muove mai se non per spuntare d’improvviso come un fantasma dietro (e dentro) ogni calabrese che fa qualcosa di socialmente utile, con l’aria di saperla lunga della vita (ha avuto un impiego statale un tempo, riuscendo a non andare mai in ufficio già prima di diventare falso invalido, riuscendo in qualche modo a passare la vita senza far nulla: non lo racconta per modestia, ma ha fregato la vita, mica spicci!) scrolla la testa e dice “tanto non serve a niente” (e pensa: ma quanto sei fesso!).
Quindi demolisce tutto professando diffidenza, insinuando dubbi, diffondendo maldicenze (“Sono tutti uguali, se lo fa ci avrà il suo tornaconto“), per poi con un sorriso bonario ricondurre l’ingenuo sulla retta via: “chi te la fa fare, senti a me: si è sempre fatto così“. Una riverenza ai potenti e qualche briciola cade anche dal loro piatto verso il tuo angoletto, devi solo piegare le ginocchia, chinare la schiena e leccare le briciole dal pavimento. E quando ti chiedono “buono?” devi dire “ottimo, grazie”.

Giovanni Caporale

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